Giustizia, il Paese boccia la riforma del governo: il “No” vince in 17 Regioni su 20
Schiaffo al Governo Meloni: anche la Sicilia, feudo del centro-destra, volta le spalle alla separazione delle carriere.
L’Italia ha parlato e il verdetto delle urne è inequivocabile: la riforma costituzionale della giustizia, pilastro del programma del governo Meloni, è stata respinta. Con un’affluenza sorprendente del 58,93%, ben superiore alle attese, il No ha trionfato con il 53,74% delle preferenze, contro un 46,26% di Sì.
Si tratta di una battuta d’arresto significativa per l’esecutivo, che vede bocciato il progetto firmato dal Guardasigilli Nordio sulla separazione delle carriere e l’istituzione dell’Alta Corte disciplinare.
Il paradosso siciliano: fedeltà politica contro voto di opinione
Il dato più clamoroso emerge però dall’analisi territoriale, con la Sicilia che si conferma laboratorio di dinamiche politiche imprevedibili. Nonostante l’Isola sia storicamente una roccaforte del centro-destra e veda una solida maggioranza guidata da Fratelli d’Italia, Forza Italia e Lega, il risultato referendario ha raccontato un’altra storia.
A Palermo con il 68,94% e a Catania con il 63,47% , il fronte del No ha sfondato in Sicilia la soglia del 60%, con punte del 67% in alcuni centri minori.
La Sicilia, che pure ha registrato l’affluenza più bassa a livello nazionale (46,13%), con il 60,98% al NO ha espresso un orientamento diametralmente opposto rispetto alle indicazioni dei leader nazionali della coalizione. Mentre il governo contava sul “traino” elettorale dei propri amministratori locali, gli elettori siciliani hanno esercitato un voto di opinione che ha scavalcato le appartenenze di partito.
Una geografia del voto che smentisce i sondaggi
Il risultato nazionale evidenzia una profonda frattura tra il consenso politico alle sigle di governo e la condivisione delle riforme istituzionali. Il Sì ha vinto nettamente solo in tre regioni: Veneto (58,41%), Lombardia (53,57%) e Friuli-Venezia Giulia (54,47%). Altrove il No ha dominato, con risultati bulgari nel Mezzogiorno (Campania al 65,22% , Puglia al 57,14%).
Il dato politico è chiaro: la base elettorale del centro-destra, pur rimanendo fedele alla Meloni nei sondaggi di gradimento, si è mostrata tiepida o apertamente contraria a modificare l’architettura costituzionale della magistratura. In Sicilia, in particolare, il controllo del territorio da parte dei “signori delle preferenze” non si è tradotto in una mobilitazione per il Sì, segnando una distanza tra la gestione del potere regionale e la sensibilità dei cittadini sui temi della legalità e dell’indipendenza dei giudici.
La Presidente del Consiglio ha dichiarato di “rispettare la decisione degli italiani”, ma è evidente che da oggi l’agenda del governo dovrà fare i conti con un Paese che, sulla Costituzione, non accetta accelerazioni unilaterali.
