Comuni, i numeri della crisi. In Sicilia, commissariati 147 su 391, dissestati 69, in predissesto 43

La Regione Sicilia ha nominato i commissari ad acta in 147 dei 391 comuni dell’Isola (il 28,64%), che non hanno ancora approvato il bilancio preventivo.

In stato di crisi 470 comuni in Italia (213 in dissesto + 257 in predissesto), di cui 112 (il 23,83%) in Sicilia, dove 69 (il 32%) sono in dissesto, record assoluto nazionale, mentre i comuni in predissesto  sono 43 (il 34%).

Concluse le consultazioni elettorali europee, l’assessore alle Autonomie Locali Andrea Messina ha firmato ieri i decreti di nomina dei commissari di 147 comuni, che avranno il compito di approvare i bilanci di previsione 2024-2026.

Lo scorso 22 maggio una delegazione dell’Anci Sicilia in audizione alla sezione di controllo per la Regione Siciliana della Corte dei Conti, ha sottolineato l’ovvia stretta correlazione tra la progressiva diminuzione dei fondi nazionali e regionali destinati agli enti locali e il numero elevatissimo di comuni in condizioni di criticità finanziaria, sottolineando come sia impensabile un’inversione di tendenza nel numero delle crisi finanziarie se non ci sarà un aumento dei trasferimenti ordinari destinati agli enti locali.

Lo studio pubblicato ieri dalla Fondazione nazionale dei commercialisti “Lo stato di crisi degli enti locali: evoluzione e prospettive” assegna alla Sicilia il primato assoluto di regione con il maggior numero di comuni in dissesto. Nelle otto regioni del Mezzogiorno (Sud più Isole) ricadono l’88,26% dei dissesti in Italia.

In sintesi, il quadro generale che emerge dalla ricerca è quello di una situazione attuale di crisi finanziaria (procedure attive) diffusa prevalentemente nelle regioni del Sud (51 % di enti in predissesto, 56 % di enti in dissesto) e in Sicilia (17 % di enti in predissesto, 32 % di enti in dissesto) e, dato ancor più significativo, concentrata in enti di piccole dimensioni (l’82% di predissesti in corso riguarda i comuni fino a 15.000 abitanti di cui il 53% concentrato nei comuni con popolazione fino a 5.000 abitanti, mentre il 76% di dissesti aperti riguarda i comuni fino a 15.000 abitanti di cui il 45% concentrato nei comuni con popolazione fino a 5.000 abitanti).

Secondo lo studio della FNC, i dati della ricerca dimostrano che gli strumenti legislativi messi a disposizione non hanno consentito e non consentono di intercettare in tempi adeguati la crisi e che quindi serve uno strumento e/o una procedura volta a monitorare le tensioni finanziarie, gli (eventuali) squilibri e il permanere dell’equilibrio prospettico in tempi adeguati, e che permetta di anticipare il rischio di crisi.

Nella ricerca della FNC si riporta che l’Ordine dei Commercialisti ha proposto, in merito alla prossima pubblicazione dello schema di disegno legge recante delega al governo per la modifica della normativa sull’ordinamento degli enti locali, una revisione dei parametri di deficitarietà e degli istituti attraverso l’individuazione di indicatori più stringenti in grado di far emergere tempestivamente situazioni di squilibrio e di rispondere alla loro funzione di allarme preventivo sulla situazione contabile degli enti. I commercialisti propongono anche l’introduzione di un “rating della salute finanziaria” e una nuova formulazione delle disposizioni del Tuel che ridurrebbe a 5.000 abitanti la soglia demografica degli enti al di sotto della quale l’organo di revisione ha struttura monocratica e prevederebbe che tutte le unioni di comuni, senza differenziazioni, si dotino di un organo di revisione in composizione collegiale.

 

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