Contributi dalla Regione assegnati a determinati spettacoli dal vivo in Sicilia senza gara, 103 enti protestano per disparità di trattamento

Protestano 103 organismi, operanti in Sicilia, che denunciano in un documento pubblico gravi disuguaglianze e disparità di trattamento, causate dalle recenti norme emanate dall’Assemblea Regionale Siciliana nell’ambito dei sostegni finanziari al settore dello Spettacolo dal vivo.

Nella denuncia: diverse organizzazioni costituite nel 2023 e che hanno iniziato la loro prima attività nella medesima data; la gran parte dei beneficiari non risponde ai criteri di storicità di norma; soggetti privi di notizie reperibili circa le loro pregresse attività curriculari (neanche quelle già finanziate), né sul web né sui social più diffusi o sulla stampa; programmi di rassegne finanziate, organizzate da soggetti diversi, ma con medesimi eventi e spettacoli prodotti dalla casa di produzione e/o distribuzione. 

L’Assemblea Regionale Siciliana – si legge nella nota delle associazioni e cooperative dello spettacolo dal vivo – con la legge n. 3 del 31 gennaio 2024 ha approvato l’attribuzione di contributi straordinari a favore di soggetti privati, autorizzando il dipartimento regionale del turismo, sport e spettacolo, a erogare un certo numero di contributi diretti, per un totale di 7.483.550 euro indicati nella tabella III a conclusione del testo normativo. E in effetti – riporta la nota – «le ultime pagine della norma indicano 16 associazioni private quali beneficiarie di importanti contributi, che vanno dai 97.000 ai 145.000 euro cadauno, per un caso 194.000 euro, infine un altro di 242.500 euro. Un paio di mesi prima, un decreto dello scorso 12 dicembre 2023 aveva già generosamente stanziato 5.630.000 euro per eventi natalizi a vario titolo, sempre a vantaggio di un ristretto numero di soggetti pubblici e privati.»
I contributi per cui si solleva formale contestazione sono stati assegnati a soggetti di diritto privato senza una previa emissione e pubblicazione di avviso pubblico.

Nella nota di denuncia degli enti dello spettacolo dal vivo, si sottolinea che tutto quanto esposto avviene nonostante che la Regione Siciliana, con Legge n. 9 del 7/5/2015, abbia istituito il F.U.R.S. – Fondo Unico Regionale dello Spettacolo, finalizzato specificamente a unificare tutte le fonti di finanziamento regionale a sostegno delle attività degli organismi pubblici e privati dello spettacolo dal vivo (musica, teatro e danza) secondo i precisi criteri previsti nelle normative di settore: la legge 5 dic. 2007 n. 25 per le attività teatrali e la legge 10 dic. 1985 n. 44. per le attività musicali.

«Orbene – si legge nella nota di denuncia degli enti -, a fronte dello stanziamento di 6,8 milioni di euro per il FURS 2023 (chiaramente inadeguato per far fronte alle richieste della vasta platea di soggetti aventi diritto, dislocati in ogni parte della Sicilia ed esponenzialmente aumentata nel post-covid), constatiamo che l’Assemblea Regionale ha destinato un totale di oltre 13 milioni di euro in favore di non meglio definiti “interventi e programmi di promozione turistica” per un ristretto numero di beneficiari (vedi norme di variazione di bilancio del 21/11/2023 e L.R. 31/01/2024 n. 3).
Da evidenziare il fatto che alcuni di questi soggetti sono contemporaneamente assegnatari di altri e concomitanti contributi FURS per le medesime tipologie di attività
A tutto ciò si aggiunga il depotenziamento pluriennale della Legge 25/2007, derivato anche dal mancato finanziamento di alcuni articoli della stessa, in particolare quelli dedicati a rassegne, festival, teatro per ragazzi, etc.
Nel contempo si evidenzia che parecchie delle sopra indicate assegnazioni “individuali” sono a favore di soggetti privati proprio per il finanziamento di rassegne e festival di spettacolo dal vivo».

Nel denunciare illegittimità e incostituzionalità degli aspetti rilevati nella legge regionale 3/2024, la nota spiega che «Le disposizioni della legge in oggetto ne fanno per natura una fattispecie definita tecnicamente “legge provvedimento”: la Corte Costituzionale, in numerose pronunce, definisce leggi provvedimento quelle che “Contengono disposizioni dirette a destinatari determinati” ovvero “incidono su un numero determinato e limitato di destinatari;inoltre, “hanno contenuto particolare e concreto”, sono “ispirate da particolari esigenze”, e comportano l’attrazione al legislatore di “oggetti o materie normalmente affidati all’attività amministrativa”.

La protesta verte in sostanza sul ricorso non corretto allo strumento “legge provvedimento”, ben diverso da quello, volendo fornire un riferimento concreto, di cui alla L. 310/1988 recante un “intervento straordinario per la riparazione di una gru nel porto di Ancona” .

Se in linea di principio, pertanto, le leggi provvedimento sono in astratto legittime, la possibilità per il legislatore di svolgere un’attività a contenuto amministrativo non può tuttavia giungere al punto di violare i più elementari principi di uguaglianza tra i cittadini.
In una preclara recente sentenza, il Consiglio di Stato ammonisce che “in considerazione del pericolo di disparità di trattamento insito in previsioni di tipo particolare, la legge provvedimento è soggetta a uno scrutinio stretto di costituzionalità. E un tale sindacato deve essere tanto più rigoroso quanto più marcata sia la natura provvedimentale dell’atto. Consegue a tali principi che il legislatore, quando pone in essere un’attività a contenuto particolare e concreto, deve fare risultare con chiarezza i criteri ai quali sono ispirate le scelte e le relative modalità di attuazione.”
Essenzialmente il CDS ammonisce all’uso di principi di non arbitrarietà e non irragionevolezza in merito alle scelte del legislatore regionale.»

In assenza di «una dettagliata motivazione che giustifichi in base a quali interessi pubblici e obiettivi siano state operate le scelte attributive», i 103 enti dello spettacolo dal vivo osservano che «la legge n. 3 del 31 gennaio 2024 in esame, poi, risulta essere del tutto irrispettosa del principio di imparzialità dettato dall’art. 97 della Costituzione. Gli operatori culturali del territorio non hanno avuto possibilità alcuna di presentare i loro progetti per concorrere, parimenti ad altre associazioni, al godimento di tali “erogazioni”, le cui selezioni si sono svolte senza una chiamata pubblica, discriminando pertanto la maggioranza degli organismi culturali meritevoli sparsa sul territorio, a beneficio di alcuni più “fortunati”. In aggiunta a quanto precede, giova ricordare che, in base alla citata normativa legge n. 9 del 7/5/2015 (FURS) di riferimento per gli enti teatrali privati, richiamata in delibere e provvedimenti attuativi: sono beneficiari le associazioni, fondazioni ed enti, gestiti da privati, che abbiano sede legale in Sicilia da almeno tre anni e siano operanti nei settori del teatro, della danza e della musica; non è ammesso il cumulo con altre forme di sostegno previste dal Bilancio della Regione Siciliana. Tali principi sembrano non essere rispettati».

I 103 enti dello spettacolo dal vivo, riservandosi di impugnare e fare istanza in ogni sede competente, concludono la nota pubblica chiedendo un audizione urgente in Commissione Cultura ARS sui tanti temi di illegittimità e incostituzionalità sollevati e “per scongiurare di compromettere la programmazione degli spettacoli dell’anno 2024 e del triennio 2024-2026, la tenuta del settore dello spettacolo dal vivo in Sicilia e soprattutto di interrompere un proficuo confronto tra Regione Sicilia e le imprese dello Spettacolo che, seppure con fasi alterne, ha garantito il dialogo e superato criticità drammatiche per il Paese, come la pandemia”.


Foto di Vony Razom su Unsplash

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