Cinema. Dimenticati dall’uomo e da Dio. “Society of the Snow” di J.A Bayona

Nonostante fosse stato presentato all’ultima Mostra del Cinema di Venezia, non nutrivo alcuna aspettativa sull’ultimo film di J.A. Bayona (The Impossible, Jurassic World: Fallen Kingdom).

Prodotto da Netflix e basato sull’omonimo libro di Pablo Vierci, La sociedad de la nieve racconta le vicende legate al disastro aereo delle Ande del 13 ottobre 1972, entrato nell’immaginario collettivo più per i suoi macabri risvolti che per le vicende ad esso collegate.
Non estraneo alla costruzione narrativa da
disaster movie – sebbene nel suo The Impossible non si fosse occupato direttamente della sceneggiatura – Bayona decide di allontanarsi da un impianto formale e stilistico di derivazione hollywoodiana per muoversi verso un cinema di aspirazione autoriale. Salvo quindi per necessità narrative, la messa in scena sensazionalistica del disastro viene messa in secondo piano: oltre infatti alla sequenza dello schianto, raccontata sapientemente grazie all’uso combinato della computer grafica e di un rapido montaggio che alterna dettagli e primi piani, Bayona indirizza fin da subito il film sulla relazione tra i suoi personaggi e sul loro sviluppo narrativo. L’impianto corale del film, composto da un cast di giovanissimi e talentuosi attori, sorprende per la sua complessità e per la sua efficacia. Sebbene il film venga scandito dal delicato voice over di Numa Turcatti (interpretato da un notevole Enzo Vogrincic) e si sviluppi intorno ad alcuni specifici personaggi, Bayona concede il giusto spazio e la dovuta dignità a tutti i comprimari del film. Ognuno di essi, sia pur nel limite di una singola battuta o di una breve sequenza, compone un mosaico di umanità i cui tasselli sono rappresentati da complesse scelte morali o coraggiose decisioni. Dà sfondo a questo intenso intrecciarsi di vite, sogni, desideri e speranze la cordigliera delle Ande, che qui diventa un meraviglioso e insieme terrificante luogo di confine tra la vita e la morte. Ed è proprio il ritrovarsi in un piano esistenziale anomalo e primitivo che spingerà i protagonisti a ritrovare nei corpi il loro intrinseco valore. Non solo come materia ma soprattutto come tangibile manifestazione spirituale, prezioso involucro organico di una forza arcaica e misteriosa alimentata dal desiderio. 

A fare da contrappunto alla spietata bellezza della montagna, fotografata in meravigliosi campi larghi e in riprese dall’alto, interviene la colonna sonora di Michael Giacchino (Up, Lost, Mission Impossible) che accompagna la narrazione nei suoi vari e costanti cambi di tono, agendo sia efficace catalizzatore ansiogeno che da catartica esplosione emozionale. Il risultato è un’ode sensibile e delicata al cameratismo e all’amicizia disinteressata, alla bellezza e alla fragilità della vita ma soprattutto all’ostinato desiderio di continuare a esistere, nonostante tutto.