Diari Palermitani: Stato d’Assedio

Palermo, anno nuovo e vecchissimi problemi. Una notizia di qualche giorno fa riportava come il sindaco Lagalla avesse fatto la voce grossa con la RAP, colpevole di non saper gestire il problema rifiuti, più che emergenza ormai vero e proprio corredo urbanistico della città.

Mentre l’azienda cerca di ricorrere ai ripari affidandosi a cinque aziende private, in una lettera aperta il presidente Giuseppe Todaro tiene a chiarire la questione, parlando di anni di emergenze affrontate con soluzioni tampone, di mancanza di dialogo e pianificazione tra Comune e azienda ma soprattutto di “comportamenti scorretti da parte di una fetta importante di cittadini vocata all’inciviltà e poco propensa a fare la propria parte, soprattutto quando dovrebbe dare un contributo pagando la Tari”.

Allo stesso tempo, si riparla dell’ordinanza che vieterebbe il traffico di mezzi all’interno dell’area pedonale del centro, soprattutto la zona che interessa via Vittorio Emanuele e via Maqueda, che non sembra venire rispettata da nessuno. Le due arterie del centro storico di Palermo, più che sembrare vie pedonali appaiono come caotici e intasati corridoi commerciali dove, tra tavolini, venditori ambulanti e mezzi più o meno ingombranti, farsi strada diventa un’esperienza da incubo. Sulla questione interviene il nuovo comandante dei vigili Angelo Colucciello che promette “tolleranza zero”. Intervistato da Tullio Filippone per Repubblica Palermo, il Comandante parla di problematiche legate alla carenza di personale, sottolineando la necessità di 800 nuovi agenti equivalenti a 100 nuove pattuglie. Di contro il sindaco Lagalla promette appena 30 agenti, che entreranno in servizio nelle prossime settimane. Nel suo confronto con Repubblica, Colucciello punta però il dito contro i palermitani, che non rispettano le regole e hanno bisogno di qualcuno che vigili a ogni angolo. La soluzione proposta dal comandante è quella di pattugliare la città più intensamente e comminare più multe, anche se, spiega Filippone, i palermitani non pagano le multe e su questo punto dichiara che sta cercando una soluzione efficace insieme all’Agenzia delle Entrate.

La carenza di personale denunciata dal comandante Filippone riguarda anche e soprattutto le zone calde della città, quelle della movida, dove la situazione sembra ormai essere da tempo sfuggita di mano. Sul tema, nonostante fosse stato promesso un regolamento già dai primi giorni del nuovo anno, la seduta del Consiglio Comunale lunedì scorso è andata deserta e non si è potuta affrontare la questione. In una Palermo sempre più violenta dove riappaiono  le armi da fuoco, le forze dell’ordine sotto organico non riescono ad intervenire tempestivamente per tenere sotto controllo la situazione. In un costante clima da stato d’assedio, l’indifferenza e la fuga sembrano le uniche opzioni rimaste a chi frequenta questi e altri luoghi del città. D’altra parte, chi cerca di fare il proprio dovere da cittadino opponendosi all’inciviltà viene malmenato o aggredito, come nel caso dell’uomo che è stato volutamente investito a Piazza San Domenico per aver rimproverato il conducente di una macchina entrata in una strada pedonale.

Se ripensiamo a quanto avvenuto durante tutto l’arco del 2023, e soprattutto negli ultimi suoi mesi, parlare di emergenza è improprio. L’ondata di violenza che investe la città non è di certo un evento straordinario, ma è il sintomo di comportamenti radicati, condotte ignorate o taciute e ancora di abitudini subite ormai socialmente accettate come normali. 

Il fatto che le notizie degli “atti vandalici” in scuole e ospedali vengano accolte sia dall’amministrazione che dalla città con rassegnazione e non reagendo all’allarme la dicono lunga. 

Gli attacchi sistematici verso la res publica raccontano una città divisa, spaccata, in cui esistono differenze insanabili di comportamento che danno vita ad ecosistemi in costante conflitto. Uno di essi rifiuta, ripudia la città e tutte le sue rappresentazioni materiali o immateriali, simulacri e personalità istituzionali; l’altro invece galleggia in uno stato di perenne dormiveglia, disturbata da ogni cosa possa interrompere il torpore o infrangere un equilibrio precario. Se Palermo risulta essere una città così problematica, così pericolosa, così fastidiosamente immutabile, le colpe vanno quindi imputate soprattutto a noi. A tutte le nostre scelte, le nostre abitudini, i nostri silenzi, la nostra rassegnazione, la nostra ricorrente, temporanea e inconcludente indignazione, il nostro vittimismo frivolo e pigro.

Torna ad invocarsi, quindi, la “tolleranza zero”. Nella frustrazione di subire passivamente da un lato una città senza controllo e senza regole, dall’altro le furberie e le impunite inciviltà dei suoi cittadini, l’unica soluzione è quella di una repressione totale e sistematica. Azzerare tutto, ripartire da zero, rendere impossibile gli incancreniti costumi che fanno di questa città un luogo da cui voler scappare. O in cui si cerca di sopravvivere disperatamente. 

Se è necessario rieducare, è indispensabile farlo ora. Farlo subito. Non c’è più tempo per una rivoluzione dolce, un lento e paziente cambiamento di rieducazione sociale. Oltre che il tempo mancano soprattutto i mezzi, mancano le intenzioni. Manca la volontà di uno Stato assente, uno Stato che al Sud non ha mai messo davvero radici e che l’unica cosa che vorrebbe impiantare sono i piloni di un inutile ponte, sogno distorto di un politica vecchia e ladrona.

Mentre l’allegoria di Palermo sanguina dal petto e divora i suoi figli, i suoi rappresentanti rifuggono dalle loro responsabilità. Ai problemi cui non suggeriscono alcuna definitiva soluzione reagiscono sempre col puntare il dito altrove con veemenza e con maestria. L’ammissione di colpa non è contemplata. Piuttosto le responsabilità si addebitano all’eredità della lunghissima gestione Orlando. Non si tratta di sostenere il contrario, ma capire adesso in che direzione si vuole andare. “Non ci sono soldi” è lo slogan, la risposta standard ad ogni critica. Ma quelli che ci sono come vengono impiegati? Per esempio, perché la città può spendere 450.000 euro per un fallimentare concerto di Capodanno ma non ha i soldi per riparare l’impianto di riscaldamento e refrigerazione del Cinema Vittorio De Seta? O ancora investirli per la riqualificazione di uno dei tanti spazi in disuso sparsi per la città? 

Come non ci si aspetta alcuna risposta a questa e ad altre domande, è altrettanto insensato aspettarsi una nuova Primavera Palermitana (qualsiasi cosa sia mai stata). Ne mancano le condizioni necessarie.

I mali di Palermo dipendono da chi amministra o dai palermitani? La reazione comune verso gli alibi di chi abita nei palazzi del potere è la tangibile manifestazione del rifiuto al profondo degrado della città. Immaginarsi un rapido cambiamento è semplice utopia. 

Non c’è quel plausibile, necessario, doveroso intervento complessivo, concreto e reale, per mantenere un costante contrasto verso la parte incivile e similcriminale di questa città. Non c’è dubbio che il fattore critico comune di queste problematiche è l’impunità, la totale mancanza di conseguenze. La tragica convinzione di tutti, sia delle vittime che dei trasgressori, che alla fine dei giochi tutto rimarrà come è sempre stato, mai come dovrebbe essere.

Sarà solo un altro giorno come molti altri, il sole alto nel cielo, l’odore di salsedine nell’aria. Farà  giusto un po’ più caldo