Rebel Moon su Netflix. Delude il regista Zack Snyder

Dopo il brevissimo passaggio nei cinema, approda su Netflix “Rebel Moon: Figlia del Fuoco”, la prima parte dell’ultimo progetto cinematografico di Zack Snyder, una space opera concepita inizialmente come parte dell’universo narrativo di Star Wars che ha trovato poi vita propria grazie all’appoggio del gigante americano dello streaming.

E a partire appunto dal suo concepimento l’opera risulta essere più che ambiziosa: riscrivere un immaginario ben radicato e facilmente riconoscibile attraverso la personalità ed il gusto di uno dei registi di blockbuster più amati e più odiati del cinema contemporaneo. Il problema è che, malgrado le titaniche ambizioni e le tantissime promesse, questa prima parte di Rebel Moon risulta essere null’altro che una catastrofica operazione.
Un plateale rimaneggiamento non soltanto del già citato Star Wars ma di una serie di riferimenti cinematografici più o meno espliciti, più o meno alti, che lo qualificano ben presto come mera scopiazzatura audiovisiva. Di questa saturazione emulativa ne fa subito i conti l’apparato narrativo che risulta fin dalle prime battute del film sconclusionato e confusionario e che procede attraverso prevedibili plot point intervallati da noiosissimi dialoghi di contesto la cui utilità si esaurisce nella verbosità e nel didascalismo della loro messa in scena. La storia scivola molto rapidamente addosso ai protagonisti, e gli attori Sofia Boutella e Michiel Huisman, ben presto si trovano catapultati in un maldestro – per non dire imbarazzante – omaggio a I 7 samurai di Akira Kurosawa. Il problema è che a differenza del capolavoro del regista giapponese, che metteva in scena una poetica ricerca dell’onore perduto e dell’appassionata nobiltà d’animo, in Rebel Moon la risoluzione dei conflitti e le motivazioni dei personaggi è affidata ancora una volta a dialoghi verbosi e al limite del ridicolo. L’incoerenza e la confusione narrativa conducono ad un tale cortocircuito percettivo che alle volte sembra di star facendo zapping, cambiando di volta in volta non solo il contesto narrativo ma anche la direzione della narrazione.

Condizionato da questi incoerenti e labirintici sviluppi narrativi, Rebel Moon non è nemmeno in grado di trovare la sua forza nel suo impianto estetico. Il film sembra infatti fotografato come se si guardasse attraverso la lente di un vecchio cannocchiale: gli sfocati risultano sporchi e sbavati, l’immagine spesso schiacciata e arrotondata e ricoperta di una patina che in alcuni momenti riesce addirittura a disturbare la visione. A questo si aggiunge un apparato VFX sottotono, che risulta a tratti posticcio e artificioso, e in cui la computer grafica mal si lega con gli ambienti circostanti. Questo potpourri di errori e pessime scelte viene corredato dall’infelicissima scelta di scandire l’azione del film attraverso ridondanti ed esasperati rallenti che non celano soltanto una scarsa e inadeguata capacità di coreografare le scene d’azione ma soprattutto rendono il film statico e prevedibile anche nelle sue fasi più concitate.

Di salvabile rimane ben poco, a conti fatti davvero nulla.

Con una extended version in prossima uscita e il secondo capitolo in piattaforma già ad Aprile, Rebel Moon è la rappresentazione perfetta dell’ego di un regista che, immotivatamente idolatrato da uno stuolo di fedelissimi fan, si è lasciato totalmente risucchiare dalla sua impronta stilistica e dal suo modus operandi non lasciando alcun tipo di spazio al dubbio o ad una sana, positiva incertezza. Speriamo che questo colossale flop possa essere un freno al suo cinema ormai totalmente fuori controllo.

Etrio Fidora

Direttore responsabile