Pesca, anche in Sicilia le marinerie protestano contro la UE. Sit-in e presidi il 23 giugno nei porti di Mazara, Porticello, Sciacca

Manifestazioni di protesta nei porti italiani, associazioni e sindacati di settore a fianco di tutti gli operatori, lavoratori e imprese della pesca in pericolo per le nuove norme da Bruxelles.

Da Mazara, Porticello e Sciacca parte anche dalla Sicilia il messaggio di protesta contro l’Action Plan della Commissione Pesca Ue che mira ad eliminare la pesca a strascico già regolamentata, ponendo nuove pesantissime limitazioni basate su dati scientifici non aggiornati e accurati.

Le ulteriori limitazioni che la UE vuole imporre alla pesca a strascico colpiscono il 71% in peso di questo segmento produttivo, per lo più si tratta di gambero rosa, oltre il gambero rosso, triglie e nasello. Il nuovo Piano europeo, basandosi su dati non corretti, demonizza e colpisce la nostra pesca in termini di sopravvivenza delle imprese e posti di lavoro, la sua attuazione comporterebbe l’aumento di importazioni da Paesi privi delle nostre norme di tutela dell’ambiente.

Le marinerie italiane si mobilitano per ribadire il proprio no al Piano d’azione Ue che impone una serie di misure dirompenti per l’assetto del settore. L’appuntamento è per la giornata di venerdì 23 giugno con una serie di iniziative promosse dal mondo della rappresentanza di cooperative, imprese e lavoratori Agci Agrital, Confcooperative FedAgriPesca, Legacoop Agroalimentare, Coldiretti Impresapesca, Federpesca, Fai-Cisl, Flai-Cgil e Uila Pesca.

Giovanni Basciano, vicepresidente nazionale Agrital (Agci Agro Ittico Alimentare) e responsabile pesca Associazione Generale Cooperative Italiane-Agci Sicilia: «La pesca a strascico in Sicilia rappresenta un’importante componente dell’intera flotta nazionale, sia per quanto riguarda il segmento alturiero operante nello Stretto di Sicilia ed in altre aree del Mediterraneo, sia per la più tradizionale pesca a strascico attiva nelle zone di pesca meno distanti dalla costa. Alle migliaia di occupati coinvolti nell’attività del settore sono da aggiungere quelli della meccanica navale, della cantieristica, del confezionamento, della logistica, ecc.»

Il Piano promosso dal Commissario alla Pesca ed all’Ambiente Virginijus Sinkevicius prevede una forte limitazione della pesca a strascico in tutta Europa entro il 2030 e propone la creazione di ulteriori aree marine protette, senza considerare l’impatto sociale ed economico su imprese, lavoratori, territori e basandosi su dati scientifici non aggiornati e accurati.
Un Piano che – denunciano associazioni e sindacali di settore – ci porterà alla totale dipendenza dall’estero per l’approvvigionamento di prodotti ittici. L’obiettivo della protesta è la salvaguardia di un settore che garantisce sicurezza alimentare e un approvvigionamento equo, salutare e sostenibile di prodotti ittici freschi e con alti standard di qualità, che rispettano le regole di tracciabilità e certificazione europea.
Ma con la mobilitazione si punta anche ad assicurare un futuro a migliaia di lavoratori, cooperative, imprese, famiglie e territori.
Lo smantellamento della pesca a strascico causerebbe peraltro – sottolineano tutte le sigle di settore – un aumento delle importazioni da Paesi in cui la pesca non rispetta la nostra legislazione in materia di ambiente, sicurezza e lavoro. In Italia la pesca a strascico rappresenta il 20% della flotta totale peschereccia – concludono le associazioni di rappresentanza – con 2088 unità, circa 7000 lavoratori, il 30% degli sbarchi ed il 50% dei ricavi. Un settore che in Europa rappresenta il 25% degli sbarchi totali di prodotti ittici ed il 38% dei ricavi, con oltre 7.000 imbarcazioni.

«Dal punto di vista produttivo – continua Basciano -, i pescherecci dello strascico sono la principale fonte di approvvigionamento di pesce sui nostri mercati. Tra le specie bersaglio dello strascico ricordiamo il gambero rosa e il gambero rosso, le triglie e il nasello; in particolare, il solo gambero rosa incide per oltre il 40% sulle quantità prodotte e per il 46% sul relativo fatturato. L’insieme delle catture delle specie indicate rappresenta il 71% in peso dello sbarcato di questo segmento produttivo.
Si capisce quindi perché l’insensata proposta di chiudere questa attività preoccupa il settore e deve preoccupare anche altri settori importanti della nostra regione, immaginate l’offerta gastronomica delle nostre località turistiche senza più il nostro pesce mediterraneo. Quindi venerdi 23 giugno ci dobbiamo fare sentire tutti e in tutte le marinerie siciliane», conclude Giovanni Basciano, responsabile regionale AGCI Sicilia Pesca.

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