De Luca assolto Processo Fenapi, attacca magistrati, va dal Papa e si dimette da sindaco per candidarsi governatore

De Luca, assolto da accuse delitti tributari, attacca i magistrati, ritarda di 6 giorni le dimissioni da sindaco di Messina per andare in udienza il 5 febbraio da Papa Francesco e conferma la sua candidatura a presidente della Regione Siciliana.

“Grazie ai giudici oggi sono ancora incensurato dopo diciotto processi/ procedimenti penali e due arresti proposti dalla procura della Repubblica di Messina. Perché l’Associazione Nazionale Magistrati di Messina mi attacca? Dopo dieci di processi dovevo anche dirgli bravi e scusatemi se vi ho fatto perdere tempo?”
Lo dichiara – decisamente caustico – il sindaco di Messina Cateno De Luca, che lo scorso 10 gennaio è stato assolto perché il fatto non sussiste da tutte le accuse di associazione a delinquere, falsi ideologici in atto pubblico e delitti tributari nel processo per la gestione del patronato Fenapi.

Cateno De Luca
Cateno De Luca, sindaco di Messina

De Luca ha voluto rimandare di una settimana le dimissioni da primo cittadino di Palazzo Zanca già annunciate per potersi candidare alle prossime elezioni amministrative per la carica di presidente della Regione Siciliana.
In questo modo De Luca – ha dichiarato – potrà partecipare all’udienza con il Papa insieme agli altri sindaci siciliani il 5 febbraio. Le dimissioni dovrebbero essere protocollate il 17 gennaio, per essere efficaci 20 giorni dopo. Cateno De Luca ha dichiarato che impiegherà gli ultimi 20 giorni come sindaco per combattere la quarta ondata del Covid.

Non è piaciuto alla sezione di Messina dell’Associazione Nazionale Magistrati l’attacco contro i giudici pronunciato da De Luca

Il sindaco metropolitano di Messina è stato assolto con formula piena nel processo in cui era coinvolto per associazione a delinquere, una presunta evasione fiscale per un milione e 750mila euro e altri reati tributari in relazione al Patronato/Caf Fenapi, ente da lui fondato nel 1992. I legali di De Luca infatti hanno annunciato che “oltre alle procedure per riparazione di ingiusta detenzione, sarà esercitata azione per danni materiali e morali nei confronti di quei magistrati e per sporgere denunzie per abuso di ufficio,falso ideologico in atti pubblici e calunnia contro gli stessi magistrati. Il tutto,insieme alla produzione di un dossier all’Ispettorato del Ministero della Giustizia per l’esercizio delle azioni disciplinari”.

La Giunta sezionale ANM di Messina ha diffuso una nota con cui contesta fermamente i gravissimi attacchi ancora una volta gratuitamente formulati nei confronti di parte della magistratura messinese da Cateno De Luca, il quale si è fatto lecito dichiarare pubblicamente di essere stato “un perseguitato della Procura di questo Palazzo”, aggiungendo che “anche questa volta non sono riusciti ad incastrarmi” ed arrivando persino ad affermare che “una parte del Tribunale di Messina è un verminaio”. La GES ANM di Messina ha contestato, con la stessa forza e con lo stesso disappunto, anche le dichiarazioni, altrettanto gravi, inopportune e incontinenti, rese in un comunicato dai suoi difensori prof. Carlo Taormina e avv. Tommaso Micalizzi, i quali – riporta la nota dell’Anm – si sono spinti ad affermare che “inizia ora il calvario dei magistrati che sono i responsabili della persecuzione giudiziaria perpetrata nei confronti del Sindaco De Luca”. Nel prendere le distanze da tali inaccettabili insinuazioni – conclude la nota -, si esprime piena solidarietà e vicinanza ai colleghi vittime di queste ingiuste aggressioni, i quali quotidianamente esercitano con rigore, serenità e indipendenza le proprie delicate funzioni in nome del popolo italiano”.

Assolti perché il fatto non sussiste. Si conclude con l’assoluzione per tutti gli imputati la vicenda giudiziaria del caf FENAPI

Il giudice monocratico, Simona Monforte, ha assolto perché il fatto non sussiste il presidente della Fenapi Carmelo Satta e l’ex direttore Cateno De Luca che, insieme ad altri collaboratori, erano stati accusati di evasione fiscale a seguito delle attività di verifica svolte dalla Guardia di Finanza presso il Caf Fenapi.
“L’assoluzione piena di tutti i coimputati perché il fatto non sussiste – affermano gli avvocati Covino e Mannuccia – permette di valutare con più serenità l’intera vicenda giudiziaria. Attendiamo le motivazioni, ma la sentenza del giudice monocratico ha affermato chiaramente che, non solo non sussiste alcuna ipotesi di falsa fatturazione, ma, ancor più a monte, non sussiste alcuna forma di evasione fiscale da parte del CAF Fenapi, di Carmelo Satta (all’epoca rappresentante legale) e, più in generale, da parte dell’intera associazione Fenapi, che indirettamente era stata tirata dentro in questo processo.
Il Giudice, dopo aver tra l’altro ascoltato durante le oltre 30 udienze più di 40 testimoni, ha potuto appurare la totale mancanza di illeciti tributari e l’assoluta insussistenza di qualsiasi ipotesi di reato fiscale in relazione a questa vicenda”.
“Con la sentenza di oggi”, afferma il presidente Carmelo Satta, “giustizia è fatta e si conferma la liceità dell’attività che abbiamo sempre portato avanti. Abbiamo sempre avuto fiducia che la giustizia avrebbe chiarito la vicenda e avrebbe fatto emergere l’inconsistenza delle accuse. Oggi si chiude un capitolo triste per la Fenapi. Un grazie di cuore va a tutti i nostri associati, ai responsabili sindacali e a tutti i collaboratori che in questi anni ci hanno aiutato e spronato ad andare avanti nonostante tutto quello che stava accadendo, rinnovandoci in più occasione la loro fiducia. Il mio pensiero”, ha aggiunto ancora Satta, “va oggi a tutti coloro che, loro malgrado, si sono ritrovati coinvolti in questa vicenda: Giuseppe Ciatto, Cristina e Floretana Triolo, Nino Bartolotta, Francesco Vito, Carmelina Cassaniti e Fabio Nicita”.
“La Fenapi”, ha infine concluso il presidente, “è fatta di uomini e donne che lavorano duramente, nel pieno rispetto della legalità, siamo felici oggi di poter allontanare da noi definitivamente l’ombra di un’accusa, dimostratasi infondata, che rischiava di vanificare anni e anni di sacrifici.”

“Finisce così il calvario giudiziario di uno dei pochissimi politici onesti del nostro Paese”, dichiarano i legali di Cateno e Luca

Il sindaco Cateno De Luca assolto perché il fatto non sussiste da tutte le accuse di associazione a delinquere, falsi ideologici in atto pubblico e delitti tributari per la gestione del patronato Fenapi di primaria importanza nazionale. fu arrestato due giorni dopo la elezione a deputato regionale – annuncia azioni civili, penali e disciplinari nei confronti dei magistrati che hanno determinato lo scempio da cui e’ stato travolto con danni materiali, morali e politici.
Oggi la sentenza del tribunale di Messina presieduto dalla Dottoressa Monforte, sul processo contro il Sindaco di Messina, Cateno De Luca, iniziato cinque anni fa e che determinò il suo arresto due giorni dopo essere stato eletto deputato alla Regione Sicilia. Fu accusato di associazione per delinquere, riciclaggio, frode fiscale, fatturazione per operazioni inesistenti, falso in bilancio in relazione alla gestione del Patronato Fenapi, organizzazione primaria nel settore. Oggi è stato assolto da tutto perché il fatto non sussiste. Finisce così il calvario giudiziario di uno dei pochissimi politici onesti del nostro Paese. Un calvario giudiziario che lo ha portato più volte in carcere e che si è tradotto sempre nella esclusione di ogni responsabilità. Inizia ora il calvario giudiziario dei magistrati che sono i responsabili della persecuzione giudiziaria perpetrata nei confronti del Sindaco De Luca. Oltre alle procedure per riparazione di ingiusta detenzione, sarà esercitata azione per danni materiali e morali nei confronti di quei magistrati e per sporgere denunzie per abuso di ufficio, falso ideologico in atti pubblici e calunnia contro gli stessi magistrati. Il tutto,insieme alla produzione di un dossier all’Ispettorato del Ministero della Giustizia per l’esercizio delle azioni disciplinari nei confronti di pubblici ministeri e giudici che,in concorso tra loro,si sono resi responsabili di uno scempio che ha pochi precedenti.

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