L’insularità è uno svantaggio: primo ok del Senato al ddl sul riconoscimento in Costituzione

Con 223 voti favorevoli, l’Aula di Palazzo Madama nella seduta del 3 novembre ha approvato all’unanimità, in prima deliberazione, il ddl costituzionale d’iniziativa popolare n. 865 di modifica dell’articolo 119 della Costituzione, concernente il riconoscimento del grave e permanente svantaggio naturale derivante dall’insularità.

L’Assemblea ha approvato il testo proposto dalla Commissione Affari Costituzionali : «La Repubblica riconosce le peculiarità delle Isole e promuove le misure necessarie a rimuovere gli svantaggi derivanti dall’insularità», da aggiungere al quinto comma dell’art. 119.
Per l’approvazione del provvedimento, che modifica la Carta costituzionale, saranno necessari quattro passaggi, due alla Camera e due al Senato. Il ddl d’iniziativa popolare, sostenuto da oltre 200mila firme, è stato approvato dall’Aula con il nuovo titolo “Modifica all’articolo 119 della Costituzione, concernente il riconoscimento delle peculiarità delle Isole e il superamento degli svantaggi derivanti dall’insularità”.

Nello Musumeci
Nello Musumeci

“Il via libera del Senato all’introduzione in Costituzione del riconoscimento del grave e permanente svantaggio naturale derivante dall’insularità è un traguardo storico atteso da decenni per la Sicilia e per i siciliani, così come per la Sardegna e per tutte le isole italiane. “Ringrazio i senatori di tutti gli schieramenti – dichiara il presidente della Regione Siciliana Nello Musumeci – per questo primo fondamentale passaggio che dovrà completarsi con quelli ulteriori, previsti dalla nostra Carta costituzionale. Un plauso va anche al vice presidente della Regione, Gaetano Armao, per il costante impegno nel perseguire questo obiettivo, a partire dalla Relazione sui costi dell’insularità, che ha presentato con oggettività il salatissimo conto che pagano i siciliani per vivere su un’isola, approvata anche dalla Commissione paritetica Stato-Regione”.

La condizione d’insularità riguarda in Italia circa 6 milioni di cittadini, il 10% della popolazione.
Uno studio sulla «Stima dei costi dell’insularità della Sicilia», realizzato nel 2020 dall’amministrazione regionale con Prometeia e con le università siciliane, è stato approvato dalla commissione paritetica Stato-Regione e le sue risultanze sono state inviate alla ministra per il Sud Maria Rosaria Carfagna e al ministro dell’Economia Daniele Franco. Secondo lo Studio, l’essere isola, con le difficoltà collegate ai trasporti e ai collegamenti, costa alla Sicilia tra i 6,04 e i 6,54 miliardi di euro l’anno, un valore tra il 6,8 e il 7,4% del Pil regionale. Questo si traduce e di fatto in una sorta di tassa occulta quantificabile in circa 1.300 euro a testa l’anno per ogni cittadino siciliano, neonati compresi.

Gaetano Armao
Gaetano Armao

“Sei miliardi e mezzo di euro annui rappresentano un peso assai rilevante: è come se l’economia siciliana negli ultimi venti anni avesse subito un peso analogo a quello portato dalla pandemia”, è il commento più volte espresso dal vicepresidente della Regione Siciliana Gaetano Armao. “L’Italia dopo la Brexit è divenuto il Paese europeo con il più alto numero di cittadini insulari. La Commissione europea riconosce gli effetti penalizzanti dell’insularità, intesa come discontinuità territoriale, e considera le regioni interessate meritevoli di azioni politiche capaci di ridurre il gap rispetto alle aree continentali. La Sicilia, con i suoi circa cinque milioni di residenti, si colloca al di sotto della media italiana ed europea rispetto alla maggior parte degli indicatori sociali ed economici che Bruxelles adotta proprio per operare i confronti tra le varie regioni. L’Isola figura indietro soprattutto alla voce ‘competitività’ riferita, in particolare, a infrastrutture, capitale umano e innovazione”.

“I costi annuali sono gli stessi che servirebbero a costruire il ponte sullo Stretto – continua Armao – e il ponte abbatterebbe notevolmente i costi di insularità”. La commissione del ministero delle Infrastrutture e mobilità sostenibili ha spiegato chiaramente che Messina e Reggio Calabria sono distanti circa 4 chilometri che però, a parità di costi e di tempo, equivalgono a 300 chilometri sulla terraferma. Il riconoscimento dell’insularità dovrà comportare non soltanto il finanziamento ai collegamenti aerei cosiddetti di ‘continuità territoriale‘ per ridurre il costo dei biglietti, ma ben più significative politiche di investimenti infrastrutturali e misure di sostegno e sviluppo.

“Con il governo centrale – sottolinea l’assessore all’Economia – ci confronteremo sulla condizione di insularità all’interno del negoziato per l’attuazione dell’autonomia fiscale e finanziaria, insieme ad altri temi fondamentali come la fiscalità di sviluppo per attrarre investimenti e la perequazione infrastrutturale. L’entità finanziaria annuale dei costi dell’insularità è per la Sicilia maggiore degli effetti economici della pandemia Covid 19. Lo Studio realizzato dalla Regione Siciliana rappresenta, nel caso ce ne fosse bisogno, un argomento in più per ottenere ciò che chiediamo, vale a dire le stesse opportunità di ogni altro territorio.
L’esigenza di affrancarci da questo oggettivo handicap è legittima e a Roma non si può continuare a far finta di niente. È necessario concludere al più presto uno specifico accordo con lo Stato e l’Ue sulla continuità territoriale, per introdurre misure compensative in favore dei cittadini e delle imprese dell’Isola”.

Dario Fidora

Direttore responsabile