M5s diviso su fiducia Draghi. Di Battista lascia, Lezzi chiede nuovo voto Rousseau. Sicilia, deputati Ars dicono no

Furibondi gli eletti nel Sud. In Sicilia, regione senza alcun ministro, Di Caro, capogruppo M5s all’Ars: “Il governo Draghi non ci ispira la minima fiducia. Spero che non gliela accordino i nostri a Roma”.

Alessandro Di Battista, dopo la nomina dei ministri del governo Draghi domanda su Twitter: “Ne valeva la pena?”. Nicola Morra, presidente Commissione antimafia: “Non voterò a favore”. Laura Granato: “Mi auguro che il buonsenso prevalga e che i nostri ministri si ritirino, altrimenti il passaggio in aula si tradurrà in una mortificazione pubblica per loro, per noi parlamentari e per attivisti e sostenitori”.

Davide Casaleggio: “Credo che le azioni del Movimento 5 Stelle debbano portare a una unione di intenti per poter mantenere una forza negoziale importante nei prossimi passaggi parlamentari a difesa delle riforme fatte. In questi giorni ho ricevuto migliaia di messaggi e solo durante questo weekend, sulla casella dell’Associazione Rousseau, è arrivata in media una email al minuto sulla mancata costituzione del Superministero che sarebbe dovuto nascere dalla fusione di Mise e Ambiente, come previsto dal quesito a garanzia dell’avvio del governo. Se non sarà possibile sottoporre un nuovo quesito agli iscritti credo sia comunque importante non creare una divisione nel gruppo parlamentare”.
Sulla fiducia al governo guidato da Mario Draghi, Casaleggio auspica che i dissidenti si limitino ad astenersi: “Molti parlamentari mi segnalano che vorrebbero votare contro non essendo passibili di sanzioni disciplinari sulla base dei precedenti e delle regole attuali, ma credo sia importante in questo momento lavorare per la massima serenità di tutti nel rispetto di regole e principi che ci siamo dati. Per questo motivo, auspico che chi sente il disagio nel sostenere questo Governo percorra la scelta della astensione”. Parole che hanno irritato fortemente l’ala governista del Movimento.

“Pensate a quanto costeranno al Movimento 4 ministeri assolutamente marginali: la perdita totale di coerenza della linea etica e politica, sedendo accanto a Berlusconi e Draghi che costituiscono l’antitesi del nostro progetto politico”, scrive sulla sua pagina Facebook la senatrice Laura Granato. “Tenuto conto di tutte le nefaste conseguenze per il Movimento e per il Paese, in cambio di 4 ministri che non metteranno mano al Recovery and Resilience Fund, che non conteranno nulla, la via d’uscita più onorevole che ci consentirebbe una politica di qui in avanti dignitosa e rispettosa del nostro mandato elettorale sarebbe il ritiro dei nostri Ministri per avere le mani libere per poter garantire al Paese una opposizione credibile e con un peso politico serio”.

La senatrice Barbara Lezzi chiede di ripetere la consultazione su Rousseau sull’appoggio a Draghi, dichiarando che se il voto su Rousseau non venisse ripetuto voterà no alla fiducia. Anche il senatore Emanuele Dessì è schierato apertamente sul fronte contrario al governo, che non ha mantenuto le aspettative: “Se le cose dovessero rimanere così, voterò no”. Annunciano a Radio Popolare “voteremo no alla fiducia al governo Draghi” il deputato Pino Cabras, e il senatore Mattia Crucioli, che ha ribadito di non riconoscere la legittimità del quesito messo in votazione su Rousseau. Anche Nicola Morra sostiene che il testo messo in votazione e approvato in piattaforma con il 59% di consensi fosse fuorviante e che occorre rivotare su Rousseau riformulando il quesito.

“Disattesi ciò che era stato postulato su Rousseau e le aspettative di Mattarella per un governo di alto profilo: l’esecutivo Draghi non ci ispira la minima fiducia, spero vivamente che non gliela votino i nostri colleghi a Roma”. Lo afferma il capogruppo de M5S all’Ars, Giovanni Di Caro.
“Con l’assegnazione alla Lega del ministero dello Sviluppo economico – dice Di Caro –  il Ministero della Transizione ecologica decantato su Rousseau, che ha convinto parecchi iscritti al Movimento a votare Sì, si può considerare morto in culla. Per quanto concerne la lista dei ministri, dico che sono profondamente deluso solo per usare un eufemismo. Ci sono aggettivi nettamente più calzanti, ma che preferisco non usare per educazione. Non credo proprio, poi, che quando Mattarella auspicava ministri d’alto profilo immaginasse un esecutivo del genere, che, tra l’altro, si candida a far diventare voragine il solco, già profondissimo, esistente tra Nord e Sud. L’avere completamente escluso la Sicilia dalla lista dei ministri è un fatto imperdonabile che non può essere compensato da eventuali nomine di viceministri e sottosegretari. Si è passati da un governo a trazione centro-meridionale ad uno spiccatamente sbilanciato verso il Nord, e il fatto che questo avvenga ora che ci sono i soldi del recovery fund da spendere non ci lascia per nulla tranquilli”.
“La partita per la composizione dell’esecutivo – conclude Di Caro – andava giocata in tutt’altro modo, coinvolgendo anche i nostri parlamentari alla prima legislatura, che sono stati tagliati fuori da tutto. A Giuseppe Conte va il nostro ringraziamento e la nostra riconoscenza per quello che ha fatto durante la sua permanenza a Palazzo Chigi e per non aver accettato poltrone in questo esecutivo. Per noi resta un serio interlocutore”.

 

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