La devozione di Turi di Antonino Cicero, romanzo breve di saggezza contadina e amore indomito

Il nuovo libro di Antonino Cicero “La devozione di Turi”, edito da Edizioni Arianna, (romanzo breve con illustrazione di copertina di Marcella Brancaforte e postfazione di Pippo Oddo), è la storia di un un uomo semplice, di un contadino nella Sicilia a cavallo tra Cinque e Seicento.

Dentro ci sono parrini che serbano misteri, nobili, artigiani, poveri, fimmini di borgata, picciriddi e folle in tumulto, miracoli e leggende come la truvatura, inseguimenti, soldati e ladri, amori e devozioni, terrene e mariane, che passano da quadri dipinti, appesi e venerati da un’intera comunità.
Molti i riferimenti alla storia e alle tradizioni locali di Collesano, un piccolo borgo madonita, per quanti amano le assonanze; ma tutto, volutamente, dai contorni poco marcati proprio perché i sentimenti e i fatti narrati sono sostanzialmente universali e ciascun lettore potrà facilmente trovarne di analoghi nel passato dei propri luoghi di vita. Un modo per rivisitare e rimodulare fatti e circostanze realmente accaduti.


Scheda del libro
Titolo: La devozione di Turi
Autore: Antonino Cicero
Editore: Edizioni Arianna
Pagine: 88
Prezzo: € 10,00
ISBN: 978–88–99981–45–7
Luogo di pubblicazione: Geraci Siculo
Anno pubblicazione: 2020

Con il suo romanzo d’esordio, La devozione di Turi, il giornalista collesanese Antonino Cicero, intellettuale versatile e poliedrico, mette a disposizione dei lettori tutta la fantasia creativa, lo spessore culturale e la stessa passione civile che ne hanno fatto, ormai da diversi anni, un poeta pluripremiato, attento interprete dei problemi e appassionato cantore dei sentimenti della comunità di cui è espressione e delle loro connessioni spazio-temporali con altre realtà non necessariamente vicine. Usando la tecnica della prosa (con la quale ha comprovata dimestichezza in qualità di pubblicista e autore di relazioni scritte e di saggi biografici), Cicero – ci tiene a precisarlo lui stesso –, anche quando prende spunto «da fatti storici legati direttamente a Collesano», non rinuncia a raccontare «una sorta di storia universale fortemente impregnata di locale ovvero una storia locale fortemente universale, come i sentimenti e le leggende, il ciclo dei vinti, la fame, gli ultimi che si ribellano, ecc.».

Sorge però legittimo il sospetto – persino a chi, come me, ha una conoscenza approssimativa della sua vasta e raffinata produzione poetica – che in buona parte di essa si riscontri la stessa impronta comunicativa che finisce per sostanziarsi in una specie di marca di riconoscimento, atta a collocare il Nostro in una precisa nicchia culturale. Non è insomma azzardato pensare che, pur essendo vocata all’universalità, la parte più significativa dell’intera produzione letteraria di Cicero, che peraltro giorno dopo giorno si arricchisce di nuovi contributi, tragga alimento dal milieu territoriale, inteso con Giuseppe Dematteis come «un insieme permanente di caratteri socio-culturali sedimentatisi in una certa area geografica attraverso l’evolvere storico dei rapporti intersoggettivi, a loro volta in relazione con le modalità di utilizzo degli eco-sistemi naturali locali». È lo stesso milieu madonita, unico e irripetibile, che ha ispirato l’estro creativo dello scrittore polizzano Giuseppe Antonio Borgese e del poeta di Aliminusa Pino Battaglia (anche lui autore di un romanzo), cui di recente sono stati dedicati due distinti Parchi Letterari nei rispettivi paesi natii, entrambi vicini a Collesano.

Certo è che sul giovane poeta sono stati espressi giudizi lusinghieri da più di un critico di vaglia. Pietro Attinasi, autore della prefazione alla sua raccolta di poesie La forma perfetta (edita, nel 2012, da Edizioni Arianna di Geraci Siculo) sostiene che Cicero è «un artista che produce versi nei quali la combinazione delle parole non è mai banale, né innaturale, né astratta. Il riferimento all’esperienza fa da sfondo continuo al suo canto poetico, che un orecchio attento non fa fatica a interpretare come delicatissima sublimazione di ciò che Montale chiamava il “male di vivere”. A conferma basti il meraviglioso testo iniziale, dove la vita degli esseri umani, filtrata dall’esperienza individuale del poeta, viene ritratta nei bei colori mesti ma non disperati della memoria, cioè “in bianco e nero”. In questo modo, come un pittore che dà pennellate di fondo alla tela […], l’autore offre a chi ascolta le fotografie che ritraggono la realtà vissuta su cui alla lunga il tempo riesce a troneggiare». [Dalla Postfazione di Giuseppe Oddo]

Antonino Cicero, autore de La Forma Perfetta e La devozione di Turi, abilitato alla professione forense, giornalista pubblicista, vive a Collesano (PA).
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