Il ricordo di Beppe Alfano, ucciso dalla mafia per il suo coraggio di cercare la verità

Beppe Alfano viene trovato morto, intorno alle 22,30 dell’8 gennaio 1993, al posto di guida della sua Renault accostata nella centrale via Marconi, a Barcellona Pozzo di Gotto (ME), a 30 metri da casa sua. E al civico 30 di via Trento, a 30 metri da casa Alfano, “abitava” il boss latitante Nitto Santapaola.

Beppe AlfanoTre colpi di pistola
L’auto aveva le luci accese e il cambio in folle. Il finestrino, attraverso il quale sono stati sparati i tre colpi di pistola, era stato abbassato, come se Beppe stesse parlando con qualcuno.
Beppe Alfano aveva 48 anni, era professore di Educazione Tecnica alla scuola media della vicina Terme Vigliatore, ma, soprattutto, era un giornalista con la schiena dritta, scriveva per il quotidiano “La Sicilia” di Catania, e da vivo non era stato iscritto all’Ordine dei giornalisti.

Perché è stato ucciso Beppe Alfano?
Mafiosi latitanti, notabili degli affari, politici locali, massoni. È di loro che il Beppe Alfano si occupava ed è per le sue inchieste che è stato ucciso. Tra le sue prime indagini, nelle tv e nelle radio locali, quella sul traffico internazionale di armi nell’area di Messina. Numerosi i suoi articoli sui loschi affari tra mafia, criminalità e politica. Incredibilmente, solo dieci anni dopo la sua morte il computer di Beppe è  stato sottoposto a consulenza tecnica. Ebbene, Alfano aveva redatto degli appunti sulla presenza nel messinese del boss latitante Santapaola. Un covo anche a Barcellona Pozzo di Gotto.

Depistaggi e silenzi
Dopo averne eseguito la condanna a morte, la mafia ha cercato di distruggere anche la sua memoria.
Perché anche il semplice ricordo di una donna o di un uomo coraggioso può essere pericoloso per gli “uomini d’onore”.
Ed ecco, allora, i tentativi di depistare le indagini, di negare la matrice mafiosa del delitto anche infangando la figura dell’uomo Alfano.
Ed ecco il silenzio che cala intorno alla sua storia, l’isolamento in cui viene abbandonata la sua famiglia, il silenzio delle istituzioni. Ma tacciono anche quelli che erano stati vicini al giornalista prima della sua morte.
Fino a quando, grazie alle battaglie condotte dalla dalla figlia Sonia, con il sostegno di sempre più numerosi cittadini, le indagini sull’omicidio vengono riaperte e il sacrificio di Alfano, per la verità e la giustizia, è finalmente riconosciuto.

Nuove indagini
Meno di un mese fa, la Giudice per le indagini preliminari di Messina, Valeria Curatolo ha archiviato il processo a carico di Stefano Genovese e Basilio Condipodero, accusati di essere gli esecutori materiali dell’omicidio di Beppe Alfano. Ma contestualmente ha avviato nuove indagini, ritenendo necessario fare alcuni approfondimenti sull’arma del delitto. “Una proroga delle indagini – dichiara Sonia Alfano – a carico di Rosario Cattafi e soprattutto la disposizione di indagini che mai nessun giudice fino ad oggi aveva mai richiesto. Sono accertamenti molto precisi, che manifestano la volontà di far luce sulla calibro 22 che ha ucciso mio padre”.

Orazio Vasta

Direttore responsabile