Sicilia una delle sette regioni in Italia in cui depositare rifiuti radioattivi

Quattro i possibili siti di stoccaggio siciliani: proteste da politici, sindaci e cittadini

La proposta di Carta Nazionale delle Aree Potenzialmente Idonee (CNAPI) elaborata da Sogin – il soggetto responsabile della localizzazione, realizzazione e dell’esercizio del Deposito nazionale destinato allo smaltimento a titolo definitivo dei rifiuti radioattivi presenti in Italia – pubblicata con nulla osta ministeriale del 30/12/2020 (Ministero dell’Ambente e Mise), ha individuato 67 aree tra cui scegliere i siti che costituiranno il Deposito nazionale.

Le 67 aree potenzialmente idonee sono state individuate in sette regioni: Piemonte, Toscana, Lazio, Puglia, Basilicata, Sardegna e Sicilia. Quattro i siti siciliani, ricadenti nei comuni di Trapani, Calatafimi-Segesta, Castellana Sicula e Petralia Sottana, Butera. Improbabile comunque che i siti siciliani superino la fase di vaglio della loro idoneità: tre sono in zona sismica (area C), Butera è in “area B”. Sogin ha infatti raggruppato le aree potenzialmente idonee, ossia rispondenti in pari misura ai criteri di sicurezza in quattro insiemi con ordine di idoneità decrescente (A1, A2, B e C).

«Siamo pronti a dimostrare che l’individuazione dei quattro siti siciliani che dovrebbero ospitare i rifiuti radioattivi è scelta che possiamo confutare», ha affermato il presidente della Regione Siciliana, Nello Musumeci. «Già per domani pomeriggio ho convocato la Giunta di governo che darà mandato ad un gruppo di esperti – che prevede anche il coinvolgimento delle quattro Università siciliane – di predisporre un dossier che evidenzi la superficialità dei criteri utilizzati dal Ministero per l’Ambiente nella scelta dei siti. La Sicilia, per la sua vocazione, specificità e condizione ha bisogno di ben altro».

Dario Fidora

Direttore responsabile