Recovery Fund al Sud, Musumeci: “Criteri iniqui”. Governatori regioni Mezzogiorno chiedono incontro a Conte

Sei governatori delle Regioni del Sud hanno scritto una lettera al presidente del Consiglio Conte sulla ripartizione del Next Generation EU esprimendo “viva preoccupazione per lo stato del confronto sulla effettiva utilizzazione delle risorse” e chiedendo un incontro.

Delle sole risorse a fondo perduto, anziché 22,23 miliardi previsti dal Governo, al Mezzogiorno dovrebbero andare 43,15 miliardi. La lettera è firmata da Vito Bardi (Basilicata), Vincenzo De Luca (Campania), Michele Emiliano (Puglia), Marco Marsilio (Abruzzo), Nello Musumeci (Sicilia), Donato Toma (Molise).

«Nessuna sterile rivendicazione, ma un fermo richiamo a criteri di equità”, commenta il presidente della Regione Siciliana Nello Musumeci, intervenuto oggi pomeriggio in video alla riunione dei governatori del Sud per discutere di un’azione comune e coordinata delle Regioni meridionali in vista della ripartizione dei Fondi europei “Next Generation».
Si tratta del programma che prevede lo stanziamento di 209 miliardi di euro – di cui 193 per il solo piano di Ripresa e resilienza (Pnrr) a loro volta divisi in 65,4 miliardi a fondo perduto e 127,6 di prestiti a tasso agevolato – stanziati per rilanciare l’economia dell’Eurozona.

Una lettera aperta di Natale Cuccurese e Loredana Marino del Laboratorio Sud al ministro del Sud e della Coesione territoriale Giuseppe Provenzano, inviata stamane, in occasione della giornata di mobilitazione nazionale contro ogni autonomia differenziata, a tutti i parlamentari della Repubblica, contesta l’ingiusta ripartizione delle risorse del Recovery Plan assegnate all’Italia, che penalizza le Regioni del Sud.
Seguendo i criteri Ue chiaramente espressi – riporta il documento – il governo Conte deve investire per il Nord Italia il 21,20% dei 65,4 miliardi a fondo perduto previsti dal Piano nazionale ripresa e resilienza; il 12,81% deve andare al Centro e il 65,99% al Sud, ben oltre, quindi, il 34% previsto dal piano dell’Esecutivo nazionale. Quasi il doppio. Anziché 22,23 miliardi, quindi, al Mezzogiorno dovrebbero andare 43,15 miliardi, una differenza di 20,92 miliardi; mentre al Centro-Nord, anziché 43,16 miliardi dovrebbero essere destinati 22,24 miliardi, secondo i criteri Ue.
Fondi che, si badi bene, non includono quelli nazionali per la coesione e quelli ordinari europei del 2021-27.
Il giusto intento europeo è quello di farla finita con un Mezzogiorno che in Europa rappresenta la più vasta area continentale col più basso reddito e la più alta disoccupazione.

Questo non solo per questioni di giustizia sociale, ma anche perché superare il divario porterà un beneficio per tutto il “Sistema Italia”, visto che già oggi ogni 100 euro speso in investimenti al Sud genera un ritorno di 40 euro al Centro Nord.

Per i governatori del Sud i criteri del governo Conte nell’assegnare le risorse al Sud non rispettano le indicazioni di Bruxelles

Il governo italiano, secondo quanto trapelato in questi giorni, sarebbe orientato a ripartire queste somme destinando il 66 per cento alle Regioni del Centro-Nord e il 34 per cento a quelle del Centro-Sud, secondo un principio esclusivamente demografico. Un orientamento in contrasto con i criteri indicati in Europa, che privilegiano soprattutto il reddito pro-capite e il tasso di disoccupazione delle aree oggetto d’intervento. Tanto da far parlare i governatori delle Regioni del Sud di “vero e proprio furto”, stimato in circa 20 miliardi di euro a fondo perduto, rispetto a quanto andrebbe destinato al Mezzogiorno secondo Bruxelles.
All’incontro – cui hanno partecipato i presidenti della Campania (Vincenzo De Luca), Puglia (Michele Emiliano), Molise (Donato Toma), Abruzzo (Marco Marsilio), e Basilicata (Vito Bardi) – è emersa la volontà di richiedere, attraverso un documento congiunto, un incontro urgente al premier Giuseppe Conte, per scongiurare il rischio di aggravare ulteriormente il divario tra Nord e Sud e favorire invece una reale politica di coesione nazionale. E sfruttare così un’occasione storica per rilanciare lo sviluppo – soprattutto infrastrutturale – del Mezzogiorno. Alla riunione convocata da De Luca non hanno potuto partecipare, per concomitanti impegni istituzionali, i presidenti della Sardegna (Christian Solinas) e della Calabria (Antonino Spirlì).
«Abbiamo la necessità – afferma il presidente della Sicilia Musumeci – di richiamare il governo su una situazione di emergenza sociale, economica, infrastrutturale del Mezzogiorno. Dobbiamo invocare un confronto corretto e serio. Io credo che abbiamo necessità di un riequilibrio delle risorse e di una revisione dei criteri, ma anche il dovere di capire quale strategia di crescita Roma ha immaginato per il Mezzogiorno, in una proiezione mediterranea in continuo cambiamento».
Una battaglia che i presidenti, a prescindere dalle diverse appartenenze politiche, si dicono intenzionati a portare avanti fino in fondo, presentando al premier Conte un progetto chiaro, condiviso e “inattaccabile”.

ilGaz.it

Direttore responsabile