Alcamo: il bilancio del sindaco Surdi a sei mesi dalla scadenza del suo mandato

La situazione pandemica ha assorbito negli ultimi tempi gran parte dell’attenzione mediatica, ma Alcamo, come altre città, si prepara alla prossima competizione elettorale.

La Città non può essere immune dai temi di interesse politico, perché la sua gestione amministrativa ha refluenze sulla vita di ciascun cittadino, chiamato a fare la sua parte nel rispetto di ruoli e funzioni. Il sindaco Domenico Surdi, M5S, analizza per grandi linee i primi quattro anni e mezzo del suo mandato.

Sta per iniziare il countdown politico relativo alla fine del suo primo mandato da Sindaco di Alcamo. Volendo fare un’analisi critica e oggettiva, quanto è soddisfatto della sua azione di governo? Cosa poteva fare meglio e cosa non è riuscito a portare a compimento tra i punti salienti del suo programma?
Per fare un’analisi critica ed oggettiva bisognerebbe partire oltre che dal programma elettorale dal contesto politico e amministrativo che la città viveva negli anni 2015/2016. In questa prospettiva posso dirmi soddisfatto di quanto fatto in poco tempo: basti pensare, per esempio, alle emergenze che abbiamo affrontato fin dall’inizio a proposito di acqua, rifiuti, precariato e al grande lavoro di riqualificazione delle strade, fino ad allora completamente abbandonate a se stesse. La città arrivava da un periodo di forti dissidi della politica e da un grave blocco delle attività amministrative che abbiamo dovuto energicamente ribaltare in tutti i settori, imponendo ritmi e metodi decisamente nuovi. Soddisfatto poi non significa appagato. Come sempre nella vita ci sono cose che potevano essere fatte meglio, alcune da completare, altre da rilanciare. Ma un’azione di governo finalmente c’è stata e i suoi frutti migliori ancora debbono arrivare.

Spesso sui social imperversano attacchi alla sua amministrazione sulla incapacità di garantire livelli efficienti di raccolta dei rifiuti che rendono indecorose alcune strade per la sporcizia. Sterili lamentele da social, o meccanismi inceppati che generano malcontento?
Le critiche dei cittadini anche attraverso i social non sono mai sterili. Chi amministra deve saperlo e avere la capacità di riconoscerne il senso. Cosa diversa quando ad usare i social è la politica. Il tema dei rifiuti è il più complesso tra quelli che stiamo affrontando non solo come città ma certamente come regione e temi così complessi richiedono a loro volta analisi complesse ed un’onestà intellettuale che non sempre aleggia nel dibattito cittadino. Oggi per scaricare i rifiuti raccolti i comuni devono bussare alle porte dei privati, anzi è proprio la Regione talvolta a indicare impianti privati per il conferimento e spesso si è anche costretti ad emigrare fuori dal territorio regionale pagando un prezzo più alto. È quello che viviamo da anni insieme a centinaia di comuni siciliani, all’ombra di una Regione che ad oggi non è riuscita ad imporre una governance pubblica nel sistema rifiuti. In questi giorni, per esempio, la chiusura dell’impianto di Alcamo ha lasciato nei guai decine di Comuni tra cui il nostro creando a catena disagi nella raccolta. Poi c’è un tema tutto alcamese (ma non troppo) ed è legato al numero delle assunzioni fatte in un dato momento storico, quando forse si credeva che tutto fosse possibile, e che ha reso difficile l’avvicendamento tra le ditte che hanno vinto le recenti gare. Oggi, tuttavia, siamo ad un passo dall’inizio del nuovo cantiere e sono sicuro che nei prossimi sette anni a storia ci darà ragione.

La pressione fiscale considerata nel suo complesso, così come la semplificazione dei tributi locali sono diminuite rispetto alle precedenti amministrazioni o si sono mantenute agli stessi livelli?
Per poter compiutamente affrontare il tema dei tributi bisogna parlare al contempo di quello che si fa con i soldi chiesti ai cittadini, del livello dei servizi resi. Così il tema diventa, a mio avviso, più chiaro ed interessante. Parliamo ad esempio di acqua: la bolletta è rimasta la stessa, ma finalmente gli alcamesi hanno l’acqua nelle loro case. In questi anni abbiamo puntato proprio ad usare al meglio le risorse comunali in modo da garantire standard più alti di efficienza anche da un punto di vista amministrativo e burocratico: da questo punto di vista penso al regolamento che consente di rateizzare ili proprio debito con il Comune e, ancor di più, alla nuova piattaforma telematica che tra poco consentirà, fra le altre cose, di pagare e rapportarsi con gli uffici comodamente da casa.

Tra i diversi obiettivi del suo programma amministrativo si legge al punto 5.4 Alcamo Marina “sfida principale del nostro programma”. E si elenca tra le priorità da realizzare nel medio periodo, l’allargamento della carreggiata sotto linea con una pista ciclo pedonale, un piano di colori volto ad omogeneizzare le case, e una modalità per valorizzare e riconvertire al turismo l’ex Sicil-Marmi. Tra le priorità di lungo periodo, la realizzazione della rete fognante e la creazione di un dissalatore sul fiume S. Bartolomeo attraverso l’intervento economico dell’Unione Europea. Di questi punti, considerato che ci sono appena sei mesi alla scadenza del suo mandato quanto non è stato ancora realizzato?
I temi che pone, mi pare di capire, siano due: le cose da fare e che ci siamo impegnati a fare per Alcamo Marina e i tempi. A dire il vero il programma e gli atti di programmazione dicono anche qualcos’altro, ma confermo certamente che per noi è stato da sempre un punto strategico dell’azione amministrativa. Il programma, per esempio, parlava anche di ridisegno dell’asse principale, di riuso di edifici a scopo pubblico, di arredo a verde, di parcheggi, di PUDM (Piano utilizzo del demanio marittimo). E su queste cose ci siamo mossi fin da subito. Credo che la realizzazione del marciapiedi (il cui secondo stralcio in direzione Canalotto sta per partire) e quella del parcheggio pubblico in zona Catena ne siano un primo esempio. Ma c’è di più. Abbiamo ottenuto due importanti finanziamenti europei: uno per il rifacimento di tutta l’illuminazione pubblica secondo i canoni dell’efficientamento energetico; un altro per la realizzazione di un punto di accesso alla spiaggia per persone con disabilità su un immobile confiscato alla mafia, dinanzi al quale verrà installata una grande passerella in legno per poter fruire a pieno del litorale. Abbiamo anche ripreso e messo in sicurezza i sovrappassi e avviato diverse interlocuzioni per riqualificare alcune aree, a partire dal piazzale Canalotto.
Un capitolo a parte meriterebbe il PUDM, che abbiamo recentemente approvato, presentato alla città e inviato ai competenti uffici regionali: il piano sarà un concreto motore di sviluppo economico e potrà contribuire, in una qualche misura, al riscatto di questa porzione di territorio. Su tutto il resto mi sia consentito di richiedere ancora tempo: d’altronde non credo che nei precedenti sessant’anni si fosse fatto di più.

La fuoriuscita dal Movimento 5 stelle della deputata alcamese Valentina Palmeri, che ha condotto nelle scorse elezioni amministrative, una campagna incentrata sull’attacco all’inefficienza della vecchia politica, desta tra la gente un po’ di confusione. La domanda che sorge spontanea è quanto c’era di vero nell’apostrofare di inefficienza la vecchia politica, se lungo la via di Damasco si giunge perfino a cambiare casacca e a prendere le distanze dalla linea politica del movimento?
Questa, in tutta onestà, credo sia una domanda da rivolgere a Valentina Palmeri. Per quanto riguarda me e la mia amministrazione preferisco far parlare i fatti.

Il centro destra ad Alcamo, da quel che si legge sui quotidiani, si sta compattando per rilanciare un progetto politico di ampio respiro, che passa dalla individuazione di un nome spendibile per la città, e dalla messa a punto di un programma che dia lustro alla città di Alcamo. Verso quale direzione guarda il Movimento 5 stelle? Pensa che si presenterà anche stavolta da solo? O guarda a possibili alleanze consacrate già a livello nazionale?
Non so cosa significhi esattamente “ampio respiro” e “nome spendibile” ma, ad ogni modo, reputo normale e per certi versi auspicabile che le forze politiche della città si preparino al meglio per affrontare il prossimo appuntamento elettorale mostrando prima di tutto cosa intendono fare concretamente per Alcamo, come e con quali risorse. Quanto al Movimento ci sarà tempo e modo per decidere il percorso da intraprendere insieme a chi ha sostenuto e continua a sostenere non solo l’amministrazione ma più in generale un modo di fare politica e di amministrare che mette al centro progetti, idee e persone con l’obiettivo di rendere Alcamo un modello di comunità da imitare.

Domenico Surdi si ricandida? E se sì, potrebbe prendere in considerazione l’ipotesi di presentarsi senza il simbolo del movimento?
In questo preciso momento, così tristemente condizionato dall’emergenza sanitaria, sono concentrato a fare il sindaco e a non far mancare energie e lucidità alla mia città. Di certo ho ancora tante idee e progetti in cantiere su cui continueremo a lavorare e che possono essere messi al servizio di una visione più ambiziosa per Alcamo e non solo. Ne parleremo al momento giusto.


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Claudia Lentini

Direttore responsabile