Catania. Venerdi presidio di USB in Prefettura, per chiedere la liberazione dei 18 pescatori ostaggio dei libici di Bengasi



La Federazione del Sociale USB Catania ha organizzato venerdì a Catania una manifestazione di solidarietà per i pescatori fermati dai pattugliatori libici a 38 miglia dalla costa, in acque internazionali.

Da oltre 40 giorni 18 pescatori, che erano a bordo dei pescherecci siciliani Antartide e Medinea salpati da Mazara del Vallo, sono prigionieri in Cirenaica delle forze militari del generale Khalifa Belqasim Haftar.

I due equipaggi (8 siciliani, 6 tunisini, 2 indonesiani e 2 senegalesi) sono stati fermati e poi accusati di essere trafficanti di droga. Sono richiusi nel carcere di El Kuefia, in Cirenaica, a 15 km a sud est di Bengasi.

“Per la loro liberazione – spiega una nota della Federazione del Sociale USB Catania – l’autoproclamato LNA, l’Esercito Nazionale Libico, guidato da Haftar, ha chiesto l’estradizione di quattro scafisti libici detenuti in Italia perché condannati dal Tribunale di Catania per quella che viene definita la “Strage di Ferragosto”, che nell’estate del 2015, causò la morte di 49 migranti: gli scafisti libici impedirono alle persone chiuse nella stiva di risalire sul ponte dell’imbarcazione colpendole con calci, pugni e cinghiate e la causa dei 49 decessi è stata ricondotta prevalentemente alla mancanza d’aria nella stiva”.
“Intanto, dopo oltre 40 giorni dal sequestro”, continua la nota Usb, “sono solo i parenti dei 18 pescatori a parlare e a protestare per quello che è successo nel Mediterraneo l’1 settembre e a continuare a chiedere notizie dei loro cari e a chiederne la liberazione.
 Ad oltre 40 giorni dall’accaduto non si hanno notizie certe neanche sulle condizioni dei lavoratori degli equipaggi siciliani.

Silenzio assoluto o imbarazzanti interventi, frutto della strumentalizzazione politica sulla pelle dei 18 sequestrati. E nessuno, comunque, da Conte a Di Maio e Musumeci, da Salvini a Zingaretti, mette in discussione i trattati firmati dall’Italia con le due frazioni libiche in guerra, i trattati che hanno permesso la costruzione in Libia, con denaro italiano e dell’UE, dei campi di concentramento per internare i migranti, campi dove vengono consumate violenze inaudite che spesso portano alla morte.
I 18 pescatori sono doppiamente in ostaggio: ostaggi dello LNA e ostaggi dei trattati italo-libici.

Il sequestro e la liberazione dei 18 lavoratori è, quindi, legata a questi trattati concordati da Minniti, pubblicamente con Tripoli e sotto banco con Bengasi.
 La Federazione del Sociale USB Catania, condannando il vergognoso silenzio delle istituzioni statali e governative nazionali e regionali, esprimendo solidarietà alle famiglie dei 18 pescatori, ha indetto a Catania per venerdì 16 ottobre, dalle ore 17:00 alle 19:30, un presidio in Prefettura per
chiedere l’incondizionata e immediata liberazione dei 18 lavoratori”.


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