Carretto siciliano, la Regione lo candida come patrimonio Unesco

Il carretto, simbolo della Sicilia, tradizionale mezzo di trasporto per i nostri contadini, è anche un oggetto di grande espressione artistica, che mostra aspetto, manifattura e design diverso in relazione alla zona di provenienza, all’artigiano che ne ha realizzato la struttura e all’artista che lo ha dipinto.

Il Governo regionale, anche attraverso l’impegno di Mimmo Targia, dirigente del Museo D’Aumale e Luigi Biondo Direttore del Museo Riso, sta lavorando per avviare l’iter che porti al riconoscimento del Carretto Siciliano come patrimonio dell’UNESCO. Un modo per mantenere viva la memoria del fare e consegnare alle generazioni future l’eredità della memoria e delle tradizioni della Sicilia.

Il Carretto Siciliano tra storie, miti e leggende, è protagonista anche di eventi che ne tramandano il carattere fortemente identitario, rappresentando un unicum a livello internazionale fra tecnica costruttiva e ricerca estetica.
La Rietina, una delle manifestazioni tradizionali e folkloriche più importanti nel panorama regionale, è un importante raduno di carretti, la cui origine risale al 1739 e si svolge in diversi luoghi dell’Agrigentino. La più nota è a Campobello di Licata, dove anima una colorata sfilata che attraversa tutti i quartieri del paese. All’imponente raduno, che richiama ogni anno migliaia di visitatori, partecipano circa cento carretti addobbati e accompagnati da gruppi folkloristici che provengono da tutta la Sicilia.

Il carretto, prodotto dalle maestranze siciliane, trascende lo scopo per cui è stato progettato per diventare forma espressiva di un’arte e di una creatività che in ogni provincia si esprime attraverso forme, colori, narrazioni diverse. Superando la contingenza dei tempi, il carretto siciliano si impone ancora oggi nell’immaginario collettivo, rappresentando le differenze presenti tra i diversi territori che nel carretto stesso si manifestano sia in ordine alle modalità costruttive che per quanto riguarda l’espressione artistica.

Il carretto siciliano, costruito con diverse qualità di legno, spesso fregiato da intagli bucolici e sgargianti decorazioni pittoriche, al giorno d’oggi è divenuto un oggetto d’arte artigianale molto richiesto anche perché assume caratteristiche diverse a seconda della zona in cui viene prodotto. Nel Palermitano il carretto presenta sponde a forma di trapezio, una tinta di fondo gialla e decorazioni prevalentemente geometriche. I temi rappresentati sugli scacchi variano tra cavalleresco e religioso e sono realizzati nelle tonalità basilari del rosso, del verde, del giallo e del blu con sfumature ridotte all’essenziale e prospettiva bidimensionale.
Nel Catanese le sponde sono rettangolari, la tinta di fondo rossa come la lava dell’Etna e gli intagli e le decorazioni si presentano più ricercati e meglio rifiniti, nella ricerca di una maggiore raffinatezza. Le produzioni più moderne prevedono quadri con tridimensionalità prospettica, la gamma di tonalità si arricchisce e le sfumature e i chiaroscuri si fanno più incisivi.

Nelle prossime settimane – ad un anno dal primo incontro cui avevano partecipato i sindaci della Sicilia – si svolgerà nel Museo regionale di Palazzo D’Aumale di Terrasini una seconda iniziativa dedicata proprio al Carretto Siciliano, durante la quale si confronteranno esperti, cultori, rappresentanti istituzionali e che avrá come corollario filmografia a tema, laboratori artigianali, una sfilata dei Carretti e presentazioni di libri.

 


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