Coronavirus, Marianna Caronia sottolinea pre-allarme di anestesisti-rianimatori per sicurezza posti terapia intensiva Sicilia

Alessandro Vergallo, presidente associazione anestesisti-rianimatori Aaroi-Emac: “Criterio di sicurezza imprescindibile è che medici e infermieri impegnati in terapie intensive Covid non siano assolutamente impiegati in altri reparti non Covid”.

Marianna Caronia: “ARS ascolti Comitato scientifico e Commissario straordinario Covid per Palermo”.

Non si tratta di allarmismo ma di seria preoccupazione per la capacità di tenuta delle strutture ospedaliere, specie nel Centro-Sud, a fronte dell’aumento dei soggetti positivi al Covid e dei ricoveri. Nella creazione di nuovi posti di terapia intensiva l’associazione degli anestesisti-rianimatori ospedalieri indica come la massima attenzione vada posta sulla sicurezza, sui percorsi e gli accessi in entrata e in uscita delle strutture e sul disporre che medici e personale sanitario impiegati nei reparti covid siano utilizzati in esclusiva e non vengano turnati in altri reparti.

“Mentre i casi di contagio e di ricovero continuano a salire in tutta Italia e in Sicilia, arriva dall’associazione degli anestesisti un vero e proprio allarme per la tenuta della sanità nel Meridione.
Anche a Palermo si cominciano a registrare casi di estrema gravità all’interno delle strutture ospedaliere”, dichiara Marianna Caronia.
“Si tratta di fatti preoccupanti perché coinvolgono chi ha già vissuto e sarà chiamato a vivere in prima persona il fronte più difficile di questa battaglia, quello degli ospedali e dei reparti di emergenza.
Per questo ho chiesto che la VI Commissione dell’ARS ascolti al più presto il Comitato Tecnico Scientifico insediato durante il lockdown dall’assessorato regionale alla Salute e il neo Commissario Covid19 per la provincia di Palermo Renato Costa.
A loro chiederemo quale sia l’indirizzo scientifico e quali siano i passi formali che si stanno adottando, con un calendario preciso che indichi dove e in quanto tempo i posti letto dedicati saranno attivi, quanti e quali per la degenza, quanti per la terapia intensiva.
Non vorremmo infatti che di fronte all’emergenza che sempre più si profila all’orizzonte, la nostra Regione si trovasse impreparata e senza un piano organico di ciò che serve.”

 

 

 


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