Commissione Ue, nuovo patto su asilo e migrazione. Fiducia, delusione, contrasti

Meccanismo obbligatorio di solidarietà obiettivo delle politiche Ue per affrontare l’afflusso dei migranti annunciate qualche giorno fa da Ursula von der Leyen.

Il nuovo patto su asilo e migrazione, presentato in Commissione UE dalla commissaria europea Ylva Johansson e dal vicepresidente Margaritis Schinas, si propone di alleggerire il peso sui Paesi di primo approdo.

Ci saranno indicazioni precise e prefissate, sulla base della valutazione della Commissione europea: ”Il meccanismo di solidarietà, con i ricollocamenti ed i rimpatri sponsorizzati, scatterà in modo automatico per i migranti che vengono salvati in mare. Ma anche il Paese di sbarco ne dovrà accogliere una parte”.

“Tutti gli Stati Ue dovranno mostrare solidarietà verso i Paesi sotto pressione: potranno farlo o con i ricollocamenti, o con i rimpatri sponsorizzati. Queste le due componenti fondamentali del meccanismo di solidarietà obbligatorio”, hanno sottolineato i commissari. Con “i rimpatri sponsorizzati gli Stati dovranno rimpatriare – entro otto mesi – una quota di migranti dal Paese di primo ingresso. Se entro otto mesi non saranno effettuati tutti i rimpatri, lo Stato partner accoglierà sul suo territorio quanti restano da allontanare”.

“Non era questa la solidarietà che mi aspettavo dalla Commissione”, ha dichiarato l’europarlamentare siciliano Pietro Bartolo.

pietro bartolo
Pietro Bartolo

Chi attendeva l’annuncio dell’abolizione del regolamento di Dublino, che incardina il migrante nel Paese di primo sbarco, assai spesso l’Italia, è rimasto deluso. “La Commissione ha perso un’occasione importante di riforma sostanziale del sistema, piegandosi alle pressioni di quei governi che da sempre rifiutano la solidarietà come strumento di gestione del fenomeno migratorio”, ha dichiarato l’europarlamentare Pietro Bartolo.
“Anziché prevedere un sistema solidale e giusto, in grado di rafforzare il diritto di asilo e garantire il pieno rispetto dei diritti fondamentali dei richiedenti, la Commissione ha presentato un pacchetto che riflette l’ossessione degli Stati membri per i rimpatri”.
“Le responsabilità rimangono quasi interamente dei Paesi di primo ingresso con l’introduzione di procedure accelerate di frontiera che mettono a rischio l’effettivo accesso alla protezione internazionale. Solo un sistema basato sul ricollocamento automatico e obbligatorio può costituire uno strumento efficace di gestione dell’asilo in Europa”.

Un prudente ottimismo da parte del governo italiano: ”Il Patto sulla Migrazione è un importante passo verso una politica migratoria davvero europea. Ora il Consiglio Ue coniughi solidarietà e responsabilità. Serve certezza su rimpatri e redistribuzione: i Paesi di arrivo non possono gestire da soli i flussi a nome dell’Europa”. Lo ha scritto su Twitter il premier Giuseppe Conte.

L’Ungheria di Viktor Orban, ha affermato il portavoce dell’esecutivo Zoltan Kovacs, boccia decisamente il nuovo piano migranti e vuole maggiore protezione delle frontiere esterne della Ue: “Hotspot esterni, sigillare i confini”. Il ministro dell’Interno della Repubblica Ceca, Jan Hamacek, ha dichiarato: “Siamo contrari. Non saremo d’accordo con nessuna proposta contenente l’obbligo di ricollocamento”, ribadendo la posizione che Praga ha assunto da tempo insieme agli altri Visegrad (Slovacchia, Polonia, Ungheria) e ai Paesi baltici.


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