Stop a Spadafora: salta riforma, caos nel mondo dello sport. Protesta USB

Stop alla “riforma dello sport”. Il Testo Unico per lo sport, ovvero il decreto legislativo di attuazione della legge delega 86/2019, avrebbe dovuto essere presentato nei prossimi giorni dal ministro per lo Sport, Vincenzo Spadafora, al Consiglio dei ministri.

La nuova norma avrebbe dovuto introdurre la definizione di lavoratore sportivo, ancora inesistente nell’ ordinamento italiano. Lo stop a Spadafora (M5S) viene dal suo stesso partito.
In Italia il sistema sportivo rimane nelle mani di vere e proprie  oligarchie politiche e affaristiche che mirano alla privatizzazione di tutto il sistema. In questo contesto, la mancata riforma dello Sport è un ulteriore aggravamento per le condizioni delle lavoratrici e dei lavoratori dello Sport, i quali, nella stragrande maggioranza, non avranno mai titoli e foto sulle prime pagine dei giornali sportivi.

Sullo spinoso argomento registriamo un intervento da Ragusa da parte del Coordinamento lavoratori dello Sport-Federazione del Sociale USB: “Ancora una volta la tanto attesa riforma dello sport è slittata, il sistema sportivo italiano continuerà a rimanere fermo, in uno stallo vuoto, risultando essere anni luce indietro rispetto al resto dell’Europa.
Manca chiarezza sul ruolo dei presidenti federali; manca il riconoscimento giuridico ai titoli che abilitano al ruolo di istruttore, con il risultato che chiunque può esercitare come istruttore anche chi non è per nulla qualificato; mancano soprattutto le garanzie per i lavoratori dello sport che continueranno ad essere dei meri volontari.
Il Movimento 5 Stelle ha bloccato di fatto il processo per la riforma scontrandosi con il ministro Spadafora che sembra essere pronto a rinunciare alla delega allo Sport, mentre il presidente Conte preferisce congelare la questione.
Non è possibile oggi dire quali effetti reali avrebbe prodotto la riforma, l’unica cosa certa è che ancora una volta non è stato fatto nessun passo in avanti, i collaboratori sportivi continueranno ad essere lavoratori fantasma, senza diritti e garanzie”.

 


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Orazio Vasta

Direttore responsabile