Polemiche dopo la nomina del Garante per la Disabilità, associazioni contro imprese sociali. Cappadona, AGCI: “Intervenga autorevolmente l’assessore Scavone”

Alcune associazioni di disabili hanno emanato un comunicato a sostegno della nomina dell’avvocato Maurizio Benincasa a garante delle Persone con disabilità, da parte dell’assessore alla Famiglia Antonio Scavone.

Nonostante le perplessità sulle modalità di nomina siano state avanzate anche da diverse autorevoli associazioni nazionali della disabilità e dallo stesso Forum del Terzo settore, il comunicato pro-Benincasa, ha espresso “un attacco frontale, violento e indiscriminato al mondo della cooperazione sociale” per gli “interessi economici” che ruoterebbero intorno al “business della disabilità”.

“Dispiace che la nomina del nuovo Garante regionale della persona con disabilità, Autorità chiamata a svolgere un’importante e delicata funzione di tutela dei diritti e di civiltà, venga accompagnata da polemiche ingenerose e gratuite contro il mondo della cooperazione”, commenta Michele Cappadona, presidente regionale dell’Associazione Generale delle Cooperative Italiane-AGCI Sicilia. “Naturalmente dobbiamo respingere con forza l’evocazione dell’esistenza di oscure trame, la cui provenienza si vorrebbe, generalizzando con un’infelice e volutamente denigratoria definizione, tentare di attribuire ad un ‘arcipelago variegato di cooperative di servizi’ descritto come un ‘mondo di interessi economici anche vestiti da associazionismo e di volontariato d’interessi’ che si cela ‘dietro al business della disabilità’. Per sgombrare il campo da queste che appaiono solo delle diffamatorie strumentalizzazioni – continua Michele Cappadona – che fanno torto ad un intero tessuto di imprese sociali costituito essenzialmente da operatori il cui lavoro per sua stessa natura non può che essere assolto con continua dedizione, operosità e abnegazione e, soprattutto, professionalità ed esperienza, smentiamo che l’Associazione Generale delle Cooperative italiane abbia rivolto, anche informalmente, nei confronti dell’assessore alla Famiglia, Antonio Scavone, la minima contrarietà o richiesta di revoca nei confronti dell’avvocato Maurizio Benincasa come Garante regionale per la Disabilità. La sua nomina è avvenuta regolarmente, ai sensi del Capo II della Legge Regionale – Regione Sicilia 10 agosto 2012, n. 47. Chiediamo semmai all’assessore un doveroso intervento istituzionale che eviti anche in futuro attacchi del tutto strumentali e indiscriminati verso il settore della cooperazione, attore fondamentale nel comparto della solidarietà sociale, i cui valori sono apprezzati e riconosciuti dall’articolo 45 della Costituzione. Abbiamo su questo aspetto – conclude Cappadona – piena fiducia nell’assessore Antonio Scavone, che si è trovato a gestire difficoltà gravosissime in seguito all’emergenza da coronavirus, e ha sicuramente tratto esperienza anche dal difficile rapporto con gli apparati della nostra burocrazia regionale, trovando in AGCI Sicilia un interlocutore che ha sempre puntualmente segnalato ogni criticità, ma dando prova di disponibilità, dialogo e leale collaborazione”.

La posizione delle associazioni cooperative in merito alle polemiche sulla nomina del Garante della Disabilità

Pubblichiamo di seguito il testo del documento diffuso da Agci, Confcooperative, Legacoop, Unicoop e Unci.

Alcune associazioni di disabili, con in testa il comitato “#SiamoHandicappatiNoCretini” e FIRST, hanno emanato un comunicato a sostegno della nomina dell’avvocato Maurizio Benincasa a garante delle Persone con disabilità, fatta dall’assessore alla Famiglia Antonio Scavone.
Stranamente, nonostante perplessità sulle modalità di nomina siano state avanzate anche da diverse autorevoli associazioni nazionali della disabilità e dallo stesso Forum del Terzo settore, il comunicato, nel difendere e sostenere la nomina di Benincasa, porta avanti un attacco frontale, violento e indiscriminato al mondo della cooperazione sociale definito “mondo di interessi economici anche vestiti da associazionismo e di volontariato d’interessi, con oscure trame di risvolti sul mondo della disabilità, o, se si vuole dietro al business della disabilità”. La gravità di queste affermazioni induce alcune osservazioni.

Ci aspettiamo che, coerentemente a quanto hanno affermato, gli estensori del comunicato si premurino di evidenziare in maniera dettagliata, con nomi e cognomi, i fatti e le circostanze nelle quali si sia realizzato un utilizzo distorto della cooperazione nascondendo “interessi”, “oscure trame” o “business della disabilità”. Noi siamo certi infatti che la stragrande maggioranza delle cooperative e dei loro addetti operino correttamente, garantendo agli assistiti servizi di livello anche quando, magari, non vengono pagate da mesi e mesi. La cooperazione sociale e sanitaria è del resto unanimemente riconosciuta come esperienza d’eccellenza nel terzo settore e nel sistema dei servizi alla disabilità. Ci auguriamo quindi che, questi fatti e questi nomi, così fortemente quanto genericamente e indistintamente denunciati, vengano concretamente tirati fuori e che gli stessi estensori del comunicato siano disposti a firmare insieme a noi le conseguenti denunce alle autorità competenti. Viceversa, se nomi e fatti non verranno fuori ci aspettiamo una immediata quanto dovuta nota di rettifica e di chiarimento.

Ricordiamo che proprio sullo stesso presupposto, quello della demonizzazione delle cooperative, il Governo Crocetta introdusse il contributo ai disabili nell’ottica (certamente condivisibile) di permettere loro di rendersi autonomi e liberi di scegliere nell’acquisizione dei servizi. Tuttavia, piuttosto che introdurre un voucher spendibile per assicurarsi determinate e necessarie prestazioni, quel contributo, ed è una gravissima anomalia, venne allora concesso, in barba ai più elementari principi di controllo della spesa pubblica, senza alcuna verifica preventiva sulla spesa e senza alcuna rendicontazione consuntiva. Oggi è stata introdotta una blanda forma di rendicontazione. Non vogliamo partecipare anche noi al gioco della demonizzazione dell’altro, non vogliamo lanciare sospetti. E siamo certi che anche in questo caso la maggior parte delle situazioni siano regolari. Ma non basta essere disabili, familiari di disabili o associazioni di disabili per avere la patente di correttezza. Noi ribadiamo all’Assessore e al Governo l’opportunità di introdurre o i voucher spendibili presso strutture accreditate e vigilate o una più efficace verifica a valle e a monte della spesa effettuata e ci aspettiamo, dato che condividiamo l’esigenza di evitare “business della disabilità”, di avere al nostro fianco in questa richiesta le associazioni firmatarie del comunicato. Per conto nostro questa volta andremo avanti anche nel sottoporre la questione alla Corte dei Conti.

Tra i firmatari del comunicato ci sono anche associazioni di operatori, come ad esempio gli ASACOM, che, come è noto, da tempo sostengono l’opportunità di un passaggio alle dirette dipendenze della pubblica amministrazione. Legittima aspettativa, nel solco della storia del Mezzogiorno. Una storia che tante volte in passato la politica ha cavalcato nella logica del consenso. Ma siamo sicuri che vada nella direzione degli interessi collettivi? Anche qui la storia offre molte risposte. E siamo sicuri che vada incontro agli interessi degli stessi disabili? Che un singolo dipendente pubblico sia più efficiente e più efficace di una struttura organizzata e capace di sopperire agli imprevisti? Ne vogliamo parlare? Ci sembra peraltro che anche le associazioni alle quali fa riferimento il nominato garante (Associazione 20 novembre 1989 Onlus e FIRST – Federazione Italiana Rete Sostegno e Tutela) abbiano in passato sostenuto questa soluzione.

Se tutto quanto sopra è vero, non si può che giungere ad una conclusione: è davvero parte terza un garante sostenuto così fortemente da associazioni che potrebbero avere interessi diretti pur se legittimi, essere cioè parte, e che mostrano una posizione così aggressiva e ingiustificata nei confronti di una delle componenti del mondo dei servizi alla disabilità? Il fatto che il nominato garante sia rappresentante di alcune di quelle stesse associazioni firmatarie non aggrava il quadro?

Noi ci auguriamo di avere risposte a tutto quanto riportato sopra.
All’Assessore, per concludere, non chiediamo la rimozione di nessuno, sta a Lui valutare in coscienza se la scelta fatta è valida o meno. Ci sembra invece necessario, quello si, chiedere all’Assessore di garantire l’indispensabile requisito di terzietà e indipendenza e assenza di conflitti di interesse che la carica deve assicurare.

 


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Dario Fidora

Direttore responsabile