“Deprecabile dietrofront del Governo Conte sulla proroga del Durc stabilita per il 29 ottobre”, dice Michele Cappadona, presidente dell’Associazione Generale delle Cooperative

Con la conversione del decreto legge “Cura Italia” in Parlamento, era stata disposto lo spostamento al 29 ottobre del termine di validità dei DURC in scadenza tra il 31 gennaio e il 31 luglio 2020. Il Decreto Rilancio ha revocato la proroga, riportandola al 15 giugno 2020 per i documenti scaduti al 15 aprile.

“Grave atto di insensibilità verso le imprese in ginocchio per l’emergenza”, ha commentato Michele Cappadona, presidente AGCI Sicilia.

Michele Cappadona
Michele Cappadona, presidente AGCI Sicilia

“Deprechiamo e contestiamo il dietrofront del Governo Conte sulla proroga del Durc che era stata stabilita per il prossimo 29 ottobre”, dichiara Michele Cappadona, presidente regionale dell’Associazione Generale delle Cooperative Italiane. “Siamo colpiti dalla leggerezza con cui viene improvvisamente revocata una misura di aiuto concreto alle imprese. Gli effetti della revoca della proroga al 29 ottobre disposta con il decreto rilancio sono illustrati rispettivamente dal messaggio n. 2013 del 21 maggio 2020 diramato dall’INPS, e dalla circolare Inail n. 23 del 27 maggio 2020.
Con estrema difficoltà, ogni attività produttiva del Paese sta cercando di non soccombere all’emergenza da Covid19. Cessato il lockdown, per affrontare la Fase 2, le aziende hanno disperatamente bisogno di una liquidità cui è stato intitolato un decreto legge, ma che ancora non arriva. Le banche, soprattutto in Sicilia, non assicurano finora quel flusso di finanziamenti immaginato dal Governo, nonostante le garanzie dal 70 al 100% prestate dallo Stato. Disastrosa anche la gestione della cassa integrazione in deroga”, continua Cappadona, “con un rimpallo di responsabilità per i ritardi nell’erogazione tra Regione e Stato, mentre a pagare il conto sono sempre le imprese, cooperative e non, e i lavoratori.
In un momento in cui è sempre più chiaro che occorre sostenere con decisione il tessuto produttivo per una ripresa che non si prevede immediata, con risorse europee che inizieranno ad essere disponibili solo fra sei mesi, in un contesto in cui è evidente la necessità di procurare ogni forma di liquidità alle aziende, è incomprensibile come mai il Governo ponga delle scadenze certe e onerose a breve, invece di garantire sollievo e respiro, moltiplicare gli sgravi e assegnare contributi a fondo perduto.
È il caso di segnalare l’iniziativa della Regione Piemonte, che con l’approvazione del ddl Riparti Piemonte, che punta sulla Semplificazione, è intervenuta con tre misure importanti: contributi a fondo perduto per un totale di 131 milioni di euro, destinati a 70mila imprese del territorio piemontese. Accredito diretto in soli tre giorni dal momento della compilazione della richiesta online; “Sblocca cantieri”, cioè tempistiche tagliate, addio ai documenti prima obbligatori e procedure burocratiche più snelle; “Durc congelati”, validità dei documenti di regolarità contributiva 2019 estesa a tutto il 2020, permettendo così alle aziende in crisi di liquidità di continuare ad ottenere commesse, lavorare e mettersi in pari nel 2021, così da evitare un cortocircuito di chiusure di massa e lavoro nero. I sindacati Cisl, Uil, Cgil su quest’ultima misura hanno protestato  in quanto la materia non rientra fra quelle di esclusiva competenza della Regione e interviene su perimetri già normati dagli ultimi Dpcm. La questione potrà essere controversa e subire anche il rischio di un’impugnazione; è evidente però come il provvedimento è un forte segnale sul malessere delle imprese che è sotto gli occhi delle Istituzioni e su cui è il caso che ciascuna Regione intervenga con urgenza, con tutti gli strumenti sia possibile mettere in campo”.


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Dario Fidora

Direttore responsabile