Fase 2. Regioni riaprono tra 48 ore, scelta politica, discordanti i pareri dei governatori

Addio autocertificazione. Mascherina nei locali pubblici tranne bar e ristoranti mentre si consuma, niente baci e abbracci, movida off-limits, obbligo di distanziamento e divieto di assembramenti. Viaggi da e per l’estero (UE + Schengen + UK).

Riapertura indifferenziata, scelta politica e non scientifica, si parla di “rischio calcolato”.
“Un rischio c’è e sarebbe sbagliato non riconoscerlo”, afferma il ministro della Salute Roberto Speranza sulla riapertura dei confini tra le regioni dal 3 giugno. Aspettare il rischio zero, dice Speranza, significa lockdown assoluto per mesi: il Paese non avrebbe retto. ”È chiaro che un rischio lo stiamo assumendo poiché il rischio zero ora non esiste ma ci arriveremo solo quando ci sarà il vaccino – ha detto – fino ad allora si tratta di assumersi dei rischi ponderati e di provare a gestire una fase diversa”.
Discutibili le parole di Alberto Zangrillo, direttore della terapia intensiva del San Raffele a Milano, secondo cui “clinicamente il coronavirus non esiste più“. Affermazione accolta con “assoluto sconcerto” e “grande sorpresa” da Franco Locatelli, presidente del Consiglio superiore di sanità, che per il sottosegretario alla Salute Sandra Zampa è “un messaggio sbagliato che rischia di confondere gli italiani”.
I governatori delle Regioni meno colpite sono i più cauti e perplessi, e avrebbero preferito una riapertura differenziata. Il “passaporto sanitario“, sostenuto dal presidente della Sardegna, Christian Solinas, non sembra essere una misura applicabile per un virus ancora senza vaccino, ed è stato stroncato dopo le critiche del ministro Francesco Boccia che l’ha definita una misura “incostituzionale”. Vincenzo De Luca, governatore della Campania mantiene una posizione decisa: “In presenza di contagi elevati è ovvio che debbano esserci limiti alla mobilità. Davvero non si comprende quali siano le ragioni che possono motivare un provvedimento di apertura generalizzata e non limitare la mobilità nemmeno per le province ancora interessate pesantemente dal contagio”. De Luca avverte che la Campania adotterà “senza isterie e in modo responsabile, insieme ai protocolli di sicurezza già vigenti controlli e test rapidi con accresciuta attenzione per prevenire il sorgere di nuovi focolai epidemici”. Nello Musumeci per la Sicilia a quanto pare mira ad un protocollo di tracciabilità che comunque consenta il rilancio veloce del settore turistico. “Se ci sono Regioni dove ancora il livello di contagio è più alto, tenerne conto non è sbagliato”, ha detto il governatore toscano Enrico Rossi. “Qualche quota di rischio va presa altrimenti non riapriremmo mai”, ha detto Stefano Bonaccini, presidente dell’Emilia-Romagna e della Conferenza delle Regioni. “Non può esserci ripartenza” senza il Mezzogiorno, ma il Nord produttivo “ha bisogno di risposte veloci e dunque urgenti”

Ma se le Regioni italiane si aprono anche all’estero, non tutti gli Stati sembrano disposti ad accettare viaggiatori italiani senza nessuna limitazione.
Bellicosa la reazione di Luca Zaia, presidente del Veneto, che alle limitazioni della Grecia sull’accoglienza di turisti dall’Italia provenienti dalle 4 regioni del Nord più colpite, Lombardia, Veneto, Piemonte ed Emilia-Romagna, ribatte: “Sappiano che in Grecia non ci vedono più”.


(In copertina: Roberto Speranza, ministro della Salute)


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