Il quotidiano La Sicilia torna a Ciancio. Magistrati di Catania revocano sequestro beni

La Corte d’appello di Catania ha disposto il dissequestro di tutti i beni di Mario Ciancio Sanfilippo che era stato disposto dalla sezione Misure di prevenzione del Tribunale.

Tornano in possesso di Ciancio anche le società che controllano i quotidiani La Sicilia e Gazzetta del Mezzogiorno e le emittenti televisive Antenna Sicilia e Telecolor.
“Il dissequestro dei beni di Mario Ciancio Sanfilippo, fra cui rientrano anche i quotidiani ‘La Gazzetta del Mezzogiorno’ di Bari e ‘La Sicilia’ di Catania e le emittenti Telecolor e Antenna Sicilia, disposto dal Tribunale di Catania, restituisce la gestione delle testate al loro editore. Si chiude così il lungo periodo di amministrazione giudiziaria, cominciato il 24 settembre 2018, che ha acuito i problemi delle testate producendo gravi ripercussioni sull’organizzazione delle redazioni, sugli organici e sulle retribuzioni di giornalisti e maestranze. Adesso è necessario che l’editore riprenda in prima persona le redini delle aziende, avviando una politica di rilancio all’insegna di una profonda discontinuità gestionale e manageriale”.
Lo affermano, in una nota, la FNSI e le Associazioni regionali di Stampa di Sicilia, Puglia e Basilicata.

“Un giornale che torna ad avere il suo editore è una bella notizia che ci auguriamo consenta ai giornalisti di recuperare quella serenità che per diversi mesi è stata messa a dura prova”, dichiara il segretario di Assostampa Sicilia Roberto Ginex. “I quotidiani cartacei siciliani hanno un ruolo fondamentale non soltanto nella diffusione delle notizie, come sta dimostrando l’attuale emergenza sanitaria, ma anche perché devono continuare ad esercitare il ruolo di sentinella della legalità e della democrazia in un territorio, come la Sicilia, in cui la pressione della criminalità è sempre molto alta.
Secondo la Corte d’appello di Catania il decreto impugnato va annullato perché, scrivono i giudici nelle 113 pagine della sentenza motivata, “non puo’ ritenersi provata l’esistenza di alcuni attivo e consapevole contributo arrecato da Ciancio Sanfilippo in favore di Cosa nostra catanese”. Inoltre “non puo’ ritenersi provata alcuna forma di pericolosita’ sociale” né “è risultata accertata e provata alcuna sproporzione tra i redditi di provenienza legittima di cui il preposto il suo nucleo familiare potevano disporre la liquidita’ utilizzate nel corso del tempo”.