Declino e caduta dell’Impero Britannico. Una lettura epocale della Brexit

Quando il britannico Edward Gibbon scrisse la grande opera “Storia del declino e caduta dell’Impero Romano” , l’Impero Britannico era in forte ascesa.
Si era nella seconda metà del XVIII secolo e, una volta vinte le guerre napoleoniche, Londra avrebbe imposto la “Pax Britannica” a tutto il mondo per un intero secolo.
La impose nel quadro della propria convinzione sui benefici di libero mercato e libero commercio, ancorché sostenuto dalla forza militare laddove necessario.
L’Impero Britannico era molto più grande ed esteso nel globo di quello romano. E si giovava di vie di commercio globali facilitate da una relativa pace che durò per tutto il XIX secolo, a meno di guerre locali.
Gibbon non poteva immaginare quanto sarebbe durato l’Impero Britannico. Oggi noi sappiamo che non esiste più. E con la vittoria di Boris Johnson e la Brexit, sembra che si sia arrivati ai titoli di coda. Il biondo Boris assomiglia ai barbari nordici del V secolo. A un Alarico intento a saccheggiare una altrettanto imbarbarita nazione.
Le cause del declino e caduta dell’Impero Romano furono molteplici. Tra quelle indicate da Gibbon nella sua vasta opera, risaltano cause del tutto simili a quelle che troviamo per la fase finale dell’Impero Britannico. Ossia, la decadenza della classe politica e la negazione degli stessi valori e delle stesse virtù che avevano resa possibile l’ascesa nei secoli precedenti.

L’Impero Britannico ebbe un primo scossone con la Prima Guerra Mondiale. Una guerra che minò per quattro anni il commercio internazionale e soprattutto quello tra Gran Bretagna ed Europa, che era tra i fondamenti della potenza britannica. Una guerra mostruosa chiamata anche “Suicidio d’Europa”. Ma fu un suicidio anche per l’Impero Britannico, sia pure meno evidente e al momento del suo apogeo in quanto a grandezza fisica.
L’autarchia tra le due guerre e la Seconda Guerra Mondiale fecero il resto, facendo crollare l’Impero Britannico nel corso di alcuni decenni.

Dall’ultimo dopoguerra in poi, il Regno Unito ha continuato a giovarsi del libero commercio, e di una sempre più accelerata globalizzazione. E soprattutto si è giovato dei rapporti economici e culturali con il proprio continente: l’Europa. Rafforzandoli, a volte con riluttanza, in un disegno comune che ha permesso alla compagine britannica di continuare a esistere. Sia pure non come potenza egemonica del continente europeo e dei mari internazionali, ma quale partner paritario.
Uscendo dal contesto politico e culturale europeo con la Brexit, l’erede dell’Impero Britannico, il Regno Unito di oggi, scrive dunque l’ultima pagina della propria storia: quella della caduta. 

Rischia infatti di sparire in quanto Regno Unito, o quanto meno di essere smembrato in Stati più piccoli. Scozia, Irlanda del Nord e forse anche il Galles potrebbero andare per conto proprio nell’arco di pochi anni.
In ogni caso, rischia di “contare” molto meno di prima sul piano diplomatico e politico internazionale. Una nazione che potrebbe diventare “periferica” a livello globale.
I motivi, dicevo, sono in parte simili a quelli del declino e caduta dell’Impero Romano. Staccandosi dall’Unione Europea, il Regno Unito recide infatti le proprie essenziali linee di forza che lo avevano creato: il libero commercio, quanto più libero con i partner più importanti. L’Unione Europea, infatti, rappresenta il 50% del commercio britannico. Il che è difficilmente sostituibile in tempi brevi dal commercio con continenti molto più lontani.

E non solo. I Conservatori di oggi, guidati da Johnson, hanno infatti abbandonato i fondamenti stessi della grandezza antica. Hanno abbandonato i propri valori fondativi. E cioè quelli che vanno da una stampa libera e il più possibile indipendente a un ambiente economico e sociale aperto al libero commercio e alla libera iniziativa. Passando da un Parlamento indipendente e con forte ispirazione democratica. Laddove, oggi, il Parlamento inglese è dominato da un partito che rinnega tutto ciò.
La scelta, sancita inequivocabilmente dalle elezioni del dicembre 2019, ha l’aria d’essere particolarmente autolesionista. Ma la si può vedere piuttosto quale capitolo finale del declino e caduta di un impero che molti britannici pensano esista ancora.

Uno dei motivi per i fautori e gli elettori della Brexit a tutti i costi, persino senza accordo di commercio con l’UE, è proprio quello della vanagloria.
La Brexit ha vinto con la convinzione di essere ancora potenti e decisivi quando non si è ormai che un pezzo, ancora più ridotto, di un mondo esterno ormai ben più potente e decisivo altrove.
A partire dalla stessa Unione Europea, molto più vasta ed economicamente più potente del relitto dell’Impero Britannico ormai caduto sotto i colpi dei nuovi barbari, veri nemici interni ed esterni al Regno Unito.


[Immagine di copertina: Boris Johnson sullo sfondo del quadro “La distruzione dell’Impero romano”, di Thomas Cole. Dipinto allegorico (ispirato molto probabilmente al sacco di Roma dei Vandali del 455), quarto della serie “Il corso dell’Impero” del 1836, oggi a New York, presso l’Historical Society]


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Gabriele Bonafede

Direttore responsabile