Il popolo del Regno Unito contro Johnson e la Brexit

È stato forse il sabato più importante della lunga saga Brexit. Un sabato in cui diventa chiaro più che mai: la maggioranza del popolo del Regno Unito è contro Boris Johnson e la Brexit.

Innanzitutto il popolo dei cittadini. Un milione di manifestanti a Londra, più centinaia di migliaia in tutto il Paese si sono mobilitati per dare voce al “People’s Vote”, il voto del popolo. Per confermare o meno qualsiasi accordo attraverso un nuovo, legittimo referendum.
Una massa enorme di persone che ha impiegato il proprio tempo e le proprie risorse per protestare contro il governo Johnson e la Brexit.
Ancora il popolo del Regno Unito si dimostra in larga maggioranza contro Johnson e la Brexit nei sondaggi. Che vedono il campo anti-Brexit, il Remain, sempre più avanti.
Contro Johnson e la Brexit anche il Parlamento, ormai da un pezzo. Ancora una volta il Premier conservatore è stato messo in netta minoranza, 322 a 306, dalla mozione che costringe a un dibattito parlamentare sull’accordo prima di effettuare realmente la Brexit.
E dunque, in base alla Legge approvata a inizio settembre, entro stamattina Boris Johnson quale primo ministro ha dovuto mandare una lettera di richiesta di rinvio della Brexit alla UE, per la fine di gennaio 2020.

Il Premier si è pure permesso di dire pubblicamente, in Parlamento, che non avrebbe chiesto il rinvio stabilito per Legge. Mettendosi così a rischio di subire un processo.
Poi lo ha fatto, entro i termini perentori di stamattina alle 12.00. Ma con una “fotocopia” di lettera non firmata, accompagnata poi da un’altra lettera dove si diceva contro questo rinvio. Un comportamento definito puerile da molti commentatori. Rilanciando così la sua posta con un bluff a carte scoperte, come in una partita di poker sulla pelle dei cittadini britannici ed europei.

Con questo, è ancora una volta il popolo del Regno Unito contro Johnson e la Brexit. Dal momento in cui potrebbe esserci un processo a carico del premer dai giudici, che appunto il popolo e la giustizia rappresentano.

Gabriele Bonafede

Direttore editoriale