Attacco turco ai curdi: bombe su civili e chiese. Previsti 300mila profughi

Le follie di Erdogan e Trump non mettono a repentaglio solo i curdi, ma la stabilità di tutta l’area già provata da anni di guerre civili.

Un disastro mostruoso che coinvolge anche popolazioni cristiane. Josh Rogin, opinionista del Washington Post, ha così sintetizzato l’attacco turco alla Siria settentrionale finora tenuta dai curdi e dall’esercito USA: “Trump ha distrutto la sua stessa strategia in Siria”.

Ma il commento potrebbe essere speculare. Per la Turchia stessa, per i cittadini turchi, questa nuova guerra può diventare un boomerang strategico di proporzioni colossali.
Forse pochi sanno, in Italia, che l’attacco di Erdogan in Siria settentrionale avviene dopo svariati contatti tra Erdogan e Trump. Da un lato il presidente turco cerca di far valere la sua intenzione di creare una “Safe zone” lungo tutto il confine turco-siriano, dove “collocare” milioni di rifugiati.
Dall’altro, Trump aveva fino a un paio di giorni fa mantenuto la presenza USA nella stessa zona a fianco delle forze curde. 

Ne era risultato un traballante accordo nel quale le forze turche e USA avevano persino collaborato per azioni di polizia e controllo. Dal canto loro, i curdi, avevano denunziato violazioni degli accordi da parte dei turchi mentre loro li rispettavano. Non è difficile immaginare quale sia a confusione sul terreno negli stessi ranghi statunitensi. Ritirarsi? Fino a dove? Combattere? A fianco di chi? Sembra una specie di quel tragico “8 settembre 1943” italiano, stavolta in salsa americana-mediorientale.

Sta di fatto che all’annuncio del ritiro delle forze americane dalla zona ambita da Erdogan, questi ha lanciato l’attacco. Evidentemente e dichiaratamente preparato da tempo. Sul terreno, d’altronde, agiscono anche le forze siriane ribelli dell’FSA (o SNA), sostenute dalla Turchia.
Non possiamo ancora sapere cosa si siano effettivamente detti Trump ed Erdogan nelle ultime ore e negli ultimi giorni, e anche negli ultimi mesi, ufficialmente o meno. Ma il ritiro delle forze americane e gli scomposti commenti sui curdi esternati in conferenza stampa dal presidente Trump dimostrano un tradimento di fondo nei confronti di un alleato fedele: i curdi. Le forze militari curde dell’YPG hanno infatti combattuto per cinque anni insieme ai militari USA per liberare dalle grinfie dell’Isis ampi territori in Iraq e Siria.

Attacco contro i curdi: orrori di un’altra guerra

Se la verità è la prima vittima di un conflitto armato, i fatti sul terreno parlano chiaro su una cosa: è iniziata un’altra terribile guerra. Ed è stata dichiaratamente lanciata da Erdogan contro i curdi, approfittando quanto meno delle incertezze, incoerenze e ambivalenze di un presidente come Trump.
Il risultato, già nei primi giorni, è mostruoso. Morti a decine, bombardamenti a casaccio, colpite zone residenziali, donne e bambini, insieme ai militari curdi. Iniziano le vittime anche dal lato dell’armata turca.

Colpite anche le chiese. Almeno una, come riportano varie fonti, precisamente nel villaggio di Tall Djihane, a nordovest di Al Kahtanya/Tirbespiyê. Una chiesa cristiana dedicata a Maria Madre di Gesù.La zona che Erdogan vorrebbe invadere con una specie di “blitzkrieg” del XXI secolo, è infatti popolata da curdi e arabi, ma anche da cristiani, principalmente assiri. Non stupisce che una brigata cristiana alleata dei curdi, si sia spostata verso il nord della Siria per dare man forte alla resistenza contro le forze armate turche.
Queste ultime, hanno aggredito i curdi principalmente, ma non esclusivamente, nelle direttrici riguardanti i nodi strategici sul confine turco-siriano tenuto dai curdi. I punti nevralgici sembrano al momento le città di Tall Abyad (Giri in curdo) e Ras Al-Ayn (Sere Kanye in curdo). Sono due città praticamente a cavallo con il confine turco, con città gemella al di là della frontiera, in Turchia.

Altri trecentomila profughi

In ambedue le città, la manovra delle forze armate turche e delle loro milizie, sembra dispiegarsi per realizzare una tenaglia che le isoli. Segno questo che potrebbe esserci presto uno di quei terribili assedi costellati delle più mostruose tragedie umane, soprattutto per quanto riguarda i civili assediati.
Fame, morte, distruzione, orribili mutilazioni, vittime tra donne e bambini si prospettano per centinaia di migliaia di persone.
Tanto che da queste città sono in fuga, già a poche ore dall’aggressione turca, qualcosa come 60-70mila persone.
Ma, stando alle informazioni rilasciate da varie agenzie, comprese quelle delle Nazioni Unite, ci si aspetta un’altra enorme ondata di profughi stimabile a 300mila persone.
Sono principalmente donne e bambini già provati da anni di guerra e spostamenti forzati. Milioni sono infatti i profughi siriani, e la maggior parte sono ancora nel martoriato Paese del vicino oriente.
Attaccare i curdi, una mossa azzardata
La mossa di Erdogan appare una follia. Ha deciso di invadere la Siria settentrionale per sviare l’attenzione dalle grandi difficoltà del suo partito a Istanbul e in generale in Turchia? È un modo per allontanare l‘attenzione dei turchi dalla crisi sociale, economica e finanziaria nella quale si dibatte il Paese? Probabile.
Ma è un gioco d’azzardo mostruoso, oltre che pericoloso. In Turchia, infatti, vivono circa dieci milioni di curdi, ossia il 13-15% della popolazione dell’intero Paese. E vivono soprattutto nelle regioni in cui ci sono le basi dell’assalto militare contro i curdi della Siria.

C’è anche da considerare che la “mossa” di Erdogan, oltre a trascinare il popolo turco in una guerra nel deserto siriano che potrebbe essere difficile e orribilmente costosa, sta dando respiro alle residue speranze dell’Isis.
Molti sono i campi di prigionia nella zona, e nel caos stanno cercando di evadere in massa, come riportato da alcune fonti. Non solo, ma nella zona dove l’Isis è ancora organizzato in milizie, a sud dell’area controllata dai curdi, l’Isis ha annunciato ed effettuato una nuova offensiva.
Ma la cosa più evidente di tutta questa triste vicenda è un’altra. Una nuova guerra in questa zona, con tutti gli orrori che ne conseguono, è la cosa peggiore che potesse accadere. Contribuisce solamente a destabilizzare l’intera area del Medio Oriente e a destabilizzare la Turchia stessa.

Gabriele Bonafede

Direttore editoriale