Fontanelle pubbliche di Palermo. Ripristinata la fontana monumentale collocata all’interno di Villa Bonanno

Il progetto volto al recupero e alla valorizzazione delle fontanelle pubbliche di Palermo continua il suo percorso.

Raccontare il fascino delle fontanelle vuol dire far rivivere memoria e tradizioni.

Si tratta di una iniziativa condivisa con il Comune di Palermo, al fine di garantire la funzionalità delle fontanelle in ghisa del territorio palermitano, che rappresentano per la nostra città, un prezioso patrimonio artistico e contribuire nel contempo, alla riduzione del consumo della plastica.

Dopo l’inaugurazione della fontanella storica collocata in via Volturno, di fronte la sede Amap, sono stati ultimati i lavori di ripristino della fontana monumentale all’interno della Villa Bonanno di Palermo. Il ripristino è stato affidato alle maestranze Amap che hanno provveduto alla pulizia e verniciatura della fontana, nonché alla sostituzione dei rubinetti, al ripristino dell’impianto idraulico e verifica dell’efficienza dello scarico fognario e infine al ripristino del basamento.

La mappa delle fontanelle pubbliche di Palermo

Geplaatst door Il Gazzettino di Sicilia – Streaming op Vrijdag 30 augustus 2019

La realizzazione delle fontanelle pubbliche in ghisa a partire dalla fine dell’800, rispondeva alla necessità di garantire a tutta la popolazione la fornitura delle acque pure e salubri di Scillato, eliminando quelle fonti già in uso che erano state concausa delle reiterate epidemie di colera. Basti pensare che le ondate del morbo verificatesi tra il 1866 ed il 1867 avevano provocato nella sola città più di 8.000 morti e l’ennesima epidemia verificatasi nell’anno 1885, si era propagata ben presto in gran parte dei centri della Provincia di Palermo mietendo ancora una volta numerose vittime.

In questo contesto, quindi, maturò l’esigenza di mantenere in esercizio pubbliche fontanelle a servizio di un territorio che, specie nei Quattro Mandamenti e nelle Borgate Marinare, aveva abitazioni prive di adeguati impianti idrici: fu allora che si cercò di coniugare tale necessità con l’ambizioso progetto di creare una rete di artistici manufatti a decoro del tessuto urbano. Nacque così l’idea di collocare varie fontanelle pubbliche che enfatizzassero e radicassero nella popolazione il mito delle salubri acque di Scillato, divenuto realtà, e che fossero di abbellimento per la nostra Palermo, così come già avvenuto in altre Capitali Europee, in particolare Parigi, e in altre città della nostra Penisola.

Alla fine dell’800 il diffondersi della ghisa produceva un fenomeno analogo a quello che alcuni secoli prima, nel campo dei manufatti artistici, aveva visto nella nostra Isola pratiche decorative di eccellenza, quali le lavorazioni lapidee e marmoree, posizionarsi su uno stesso piano con le creazioni manieristiche e poi barocche realizzate mirabilmente con materiali più poveri come lo stucco. La ghisa, infatti, si offriva come metallo non troppo costoso (rispetto al bronzo, per esempio) e facilmente reperibile e consentiva di realizzare prodotti resistenti che, non potendo essere forgiati né a freddo né a caldo, venivano ottenuti tramite fusione. A differenza del ferro battuto richiedente per ogni pezzo l’abilità manuale dell’artigiano, la ghisa si plasmava tramite la fusione e permetteva di duplicare a stampo in più copie uno stesso esemplare. Bastava che il fonditore disponesse di artisti che fornissero i disegni e di un bravo intagliatore in grado di tradurli in modelli in legno, per ricavare gli stampi per la colata del metallo fuso e riprodurre in serie i manufatti. Così la produzione delle fonderie si diffuse rapidamente ed i loro cataloghi attestano tutta la varietà di oggetti immessi sul mercato, riproducenti decori che riprendevano stilemi figurativi legati alle diverse tradizioni artistiche.

La realizzazione delle fontanelle in ghisa della nostra città è certamente radicata nei riferimenti sopra descritti e si inserì nel contesto di una Palermo ormai affermata Capitale del Liberty, grazie alle creazioni dei noti architetti Giovan Battista Filippo Basile e del figlio Ernesto. Era una Palermo aperta alle grandi sfide: quella di Damiani Almeyda con il primo teatro popolare coperto come il Politeama, che si contrapponeva a quella dei Basile con il loro Massimo, teatro dell’élite, dalla cupola a petali apribili a lasciare sfogo verso il cielo alla calura degli interni con l’ambizione di creare una moderna grande camera dello scirocco. Ma Palermo era anche quella della “IV Esposizione Nazionale Italiana” la prima organizzata nel Sud Italia ed inaugurata nel 1891: una città che si presentava come luogo di crescita di una imprenditoria eclettica, vitale e produttiva che andava oltre i noti Florio.Si trattava di imprese che operavano a stretto contatto con i noti architetti ed il loro entourage e che si lasciava permeare dalla sensibilità artistica dell’epoca anche nelle tecniche di fusioni di opere e manufatti in bronzo e nella stessa più economica e plasmabile ghisa. Lo sviluppo in quegli anni del servizio di pubblica illuminazione a gas, con i pali della luce da allocare nel tessuto urbano, la messa in esercizio del nuovo acquedotto e la committenza delle nuove artistiche fontanelle a garantire una diffusa distribuzione di acqua potabile, divennero occasione per una felice saldatura tra senso estetico e tecniche di lavorazione.

Questo connubio si manifestò anche nei nostri manufatti che attestano il senso di identità di Palermo nella riuscita di un’opera denominata “Romana”, ossia quell’acquedotto di Scillato, moderno e sicuro sistema di distribuzione idropotabile.

La collocazione di un capillare sistema di fontanelle in sostituzione dei più semplici punti di presa collegati ai vecchi acquedotti privati a “Castelletti dividicula” o “Torri d’Acqua”, fu così accelerata dalla messa in esercizio della rete idrica urbana alimentata dalle acque di Scillato.

Ciò avvenne prioritariamente nei Quattro Mandamenti alimentati dall’acquedotto che derivava le acque denominate “Tortorici – Corrao”.

Nelle borgate, in specie in quelle Marinare, le fontanelle erogavano invece acque di locali sorgive e solo agli inizi del 1903 si pensò di rifare la condotta idrica, sottoscrivendo con i Biglia – Vanni una convenzione integrativa per il prolungamento della rete di distribuzione verso queste zone periferiche.

Molte delle nostre fontanelle, già ideate nella loro particolare forma, vennero collocate materialmente nell’arco di una ventina di anni tra il 1886 ed il 1910 ed in una seconda tornata nel 1934.

La fornitura dei manufatti in ghisa, su committenza dello stesso Comune di Palermo, fu assicurata da imprese locali ormai scomparse, quali la nota Fonderia Oretea dei Florio, la Fonderia Di Maggio e la Fonderia Michele Guadagnolo.Ad attestare una ricercata identità “palermitana”, tutte le fonderie finirono con l’utilizzare un unico stampo che, per l’appunto, è ancora oggi conosciuto come “tipo Palermo”.

Ci si riferisce allo scudo della Municipalità con l’Aquila, ai cartigli ed ai nastri a festoni che le contornano, all’elegante trenetta apposta ai bordi: elementi tutti che evidenziano una sensibilità radicata nei disegni e progettazioni degli stessi Basile e nelle realizzazioni delle Fonderie Palermitane.
E si noti al riguardo che proprio la Fonderia dei Florio ancora alla fine dell’800 aveva come capo della sezione artistica il cugino dell’architetto Giovan Battista Basile, quel Gaetano Basile (1860-1919) maestro d’arte che subito dopo decise di mettere a profitto l’esperienza acquisita aprendo una propria fonderia.
Le fontanelle palermitane, ancora oggi visibili ed in gran parte funzionanti, si trovano dislocate in tutto il territorio cittadino e posizionate con un identico schema: poste su un basamento rialzato in pietra, tutte a corpo cavo in ghisa e scudo frontale con stampata l’Aquila, con data di fabbricazione in calce alla base ed un nasello raffigurante un getto d’acqua, fuso nella struttura portante.

L’iniziativa dell’AMAP, spiega l’azienda in una nota, si spinge a voler dotare di una fontanella “tipo Palermo” ognuno dei 33 Comuni in gestione, “per affermare anche lì la presenza di una società che quotidianamente è impegnata a garantire la fornitura della preziosa risorsa attraverso il lavoro delle nostre maestranze alle quali va il nostro costante ringraziamento”.