La crisi sbruffoncella di Salvini

Delirio di onnipotenza? Colpo di sole? Persino i più sfegatati tifosi del popolo della Lega avvertono ormai quanto sia stata avventata e irresponsabile la sfiducia al governo Conte proclamata da Salvini l’8 agosto.

L’iniziativa di dichiarare una crisi reclamando elezioni anticipate per ottenere “pieni poteri”, si rivela essere stata presa senza saperne minimamente gestire le conseguenze. Al punto da costringere ora Salvini a imbarazzanti tentativi di retromarcia.
Il tentativo di portare all’incasso il consenso elettorale verso la Lega emerso alle europee e confermato dai sondaggi, per giungere al primariato per un’intera nuova legislatura, ha semplicemente suscitato un vivace fronte anti-Salvini. Tanto più in vista dell’elezione del prossimo presidente della Repubblica nel 2022.
Ma nonostante i calcoli di pura convenienza di Salvini, le norme prevedono che le elezioni politiche si tengano ogni cinque anni, non ogni volta che un sondaggio dica siano variate le preferenze degli elettori.
Ora che la crisi che ha provocato pare evolvere in direzioni “inaspettate”, Salvini stigmatizza un inciucio. Non si capisce però perché un governo, litigiosissimo, tra Lega e Cinquestelle sia legittimo, mentre tra Cinquestelle e altre forze politiche sia invece un “inciucio”.

La più grande battaglia della Lega per il perseguimento del consenso è stata finora quella dei migranti. Tema su cui Salvini, nonostante le sue frequenti e imbarazzanti ostentazioni di bacetti a rosari e crocifissi in pubblico, è però ben distante dalle posizioni della Chiesa cristiana. Il Papa non ha nascosto le sue preoccupazioni nel sentire “discorsi che assomigliano a quelle di Hitler nel 1934: ‘Prima noi. Noi, noi.’ Sono pensieri che fanno paura”.

Il “Decreto Sicurezza bis” del governo gialloverde, oggetto di osservazioni formali da parte del presidente Sergio Mattarella già in sede di promulgazione lo scorso 8 agosto, presenta aspetti in contrasto con gli articoli 2 e 10 della Costituzione. E la sua applicazione così come prevista dalla politica dei “porti chiusi”, è tanto controversa che appena pochi giorni dopo, il 14 agosto, il Tar ha annullato il divieto d’ingresso nelle acque italiane dell’Open Arms, in seguito al ricorso da parte dell’Ong spagnola.
I detrattori di Salvini lo hanno accusato di usare il tema dei migranti come “arma di distrazione di massa” dai reali problemi del Paese.
I trafficanti di uomini portano i profughi al largo delle acque libiche e li lasciano lì su affollatissimi gommoni e barchini. I più sfortunati affogano in mezzo al mare, tra l’Africa e la Sicilia. Una parte riesce ad arrivare sulle coste italiane. Altri vengono soccorsi dalle navi di passaggio, spesso da quelle delle Ong, che pattugliano proprio le acque più a rischio. Benché sia chiaro l’obbligo di soccorso e il trasporto nel più vicino porto sicuro, è altrettanto chiaro che il nodo del problema è la mancanza di accordi operativi preventivi tra gli Stati UE sull’accoglienza dei migranti. Spettacolarizzazione e porti chiusi, illegittimità a parte, non risolvono affatto il problema e sono una crudeltà nei confronti dei migranti. Inutile peraltro prendersela con le Ong, quando innumerevoli altri sbarchi avvengono comunque, costantemente.
I naufraghi vanno soccorsi e posti in salvo. Chi arriva in Italia, arriva in Europa. Quindi l’accoglienza non deve essere un onere morale e materiale del nostro Paese ma dell’intera Unione Europea. Problema che può essere risolto solo a Bruxelles, e non impedendo lo sbarco di volta in volta a centinaia di naufraghi su ciascuna nave Ong che arriva a Lampedusa, con una narrazione mediatica da parte della Bestia della Lega che tenga costantemente occupata l’attenzione sui social network.

Così come l’unica cosa certa di questa crisi è l’autogol di Salvini, è evidente che saranno altri gli attori che determineranno la sua evoluzione. Qualsiasi cosa accada. La prima mossa la farà il premier Giuseppe Conte il 20 agosto al Senato.
Al leader della Lega ora tocca aspettare, nel cul de sac in cui si è cacciato. In trepidante attesa che gli si conceda magari una seppur vaga possibilità di poter fare marcia indietro.

Agosto, parola mia non ti conosco…

Geplaatst door Ugo Furlan op Vrijdag 16 augustus 2019

Dario Fidora

Direttore editoriale