Zes Sicilia: due le Zone Economiche Speciali, con aree di attrazione di investimenti in tutte le nove province.

Cappadona, Agci: “Straordinari strumenti di innovazione, crescita e lavoro”.

Il governo Musumeci ha formulato la sua proposta di istituzione delle due Zone economiche speciali in Sicilia. Identificate e delimitate le aree per la “Sicilia occidentale” e per la “Sicilia orientale”. Gli atti verranno adesso trasmessi a Roma al ministero per il Sud.

Via libera dal governo Musumeci alla proposta di istituzione delle due Zone economiche speciali in Sicilia. L’annuncio è avvenuto durante una conferenza stampa, a Palazzo d’Orleans, del presidente della Regione Siciliana Nello Musumeci. Presenti anche gli assessori all’Economia Gaetano Armao, alle Infrastrutture Marco Falcone, alle Attività produttive Mimmo Turano, all’Agricoltura Edy Bandiera, al Territorio Toto Cordaro.

Nello Musumeci
Nello Musumeci, presidente Regione Sicilia

L’attivazione delle Zes italiane disposta dal ministro Lezzi è prevista per la fine di settembre. “Il numero delle Zes corrisponde a quello delle due autorità portuali della Sicilia. La terza, quella di Messina, è stata oggetto di confronto con il governo nazionale al quale abbiamo proposto una autorità portuale aggregata a quella di Reggio Calabria, quindi una unica autorità portuale dello Stretto“, ha dichiarato il presidente Nello Musumeci. “Abbiamo una dotazione di aree assegnate alla Sicilia dal governo nazionale insufficiente, per questo chiederemo al ministro per il Sud un’ulteriore dotazione, in modo da poter soddisfare le numerosissime richieste che arrivano dal territorio e dal mondo produttivo”.

La Sicilia ha a disposizione 5.580 ettari di terreno (il 35 per cento destinato alla Zes della Sicilia occidentale e il 65 per cento a quella orientale) entro i quali far ricadere le aziende già esistenti e quelle che vorranno investire nel futuro. Le caratteristiche essenziali delle aree individuate sono la presenza di un porto, di un retro-porto e di una consolidata tradizione industriale.
Con le Zes si rendono vantaggiosi gli investimenti in Sicilia attraverso il credito d’imposta, gli sgravi fiscali, le agevolazioni sul lavoro, gli ammortamenti per le aziende. In tre anni per il Mezzogiorno sono disponibili duecentocinquanta milioni di euro per agevolazioni e cinquanta dovrebbero essere destinati alla Sicilia. Quasi il 9 per cento dei cinquemila e cinquecento ettari a disposizione saranno messi a bando già domani,  in modo che così ogni Comune o azienda potrà dire quali sono le proprie esigenze e presentare un progetto.

Michele Cappadona, presidente Agci Sicilia
Michele Cappadona, presidente Agci Sicilia

“L’individuazione delle Zone Economiche Speciali, consente finalmente di disporre di poli di attrazione per gli investimenti anche esteri negli insediamenti industriali della Sicilia, costituendo nel contempo una strategica riorganizzazione del tessuto delle aree di sviluppo industriale di proprietà pubblica”, afferma Michele Cappadona, presidente regionale dell’Associazione Generale delle Cooperative Italiane. “Introdotte in Italia come strumento di sviluppo dal decreto legge n. 91 del 20 giugno 2017, il cosiddetto Decreto Sud (la stessa norma che ha introdotto la misura per l’imprenditoria giovanile Resto al Sud), le aree assegnate alla Sicilia dalla programmazione nazionale appaiono insufficienti, tanto è vero che il Governo Musumeci ha già annunciato di volerne chiedere un significativo ampliamento. In questo senso appare coerente l’apparente frammentazione disposta dal governo regionale sulle nove province, che mira invece a dotare tutti i territori di centri di attrazione per lo sviluppo industriale. Le ZES (se ne contano 2700 nel mondo) evocano efficaci e suggestivi esempi di interventi strategici di investimenti e crescita di rilievo mondiale come Dubai e Shenzen. Delle circa 70 presenti in Europa, le 14 istituite in Polonia vengono citate come possibile modello per l’Italia. Le Zes polacche prevedono una corporate income tax exemption compresa tra il 25 e il 55%, secondo criteri che considerano parametri significativi come l’ammontare degli investimenti programmati e il numero di posti di lavoro che si verranno a creare. La posizione geografica della Sicilia nel contesto socioeconomico del Mediterraneo e il suo attuale profondo gap infrastrutturale comportano, anzi esigono, come naturale conseguenza una programmazione integrata e immediata di profondi interventi già a breve termine, rispetto ai quali l’introduzione delle ZES costituisce un prezioso strumento operativo. Il presupposto per realizzare un circolo virtuoso di investimenti, crescita e lavoro rimane sempre quello di uno stretto collegamento tra decisori politici e rappresentanti delle imprese. L’auspicio è che attuale crisi di governo nazionale non ritardi l’avvio delle ZES, per le quali il ministro per il Sud Barbara Lezzi aveva stabilito a partire dal 25 settembre 2019 la presentazione della comunicazione per la fruizione del credito d’imposta”.

Il cammino delle Zes siciliane è sostanzialmente iniziato nel marzo 2018, quando la Regione ha istituito una Cabina di regia con il compito di predisporre il Piano di sviluppo e individuare le aree candidate all’inclusione, in stretto raccordo con gli enti locali e le organizzazioni sindacali e datoriali. Nello scorso mese di maggio è arrivato il via libera del governo alle Linee guida per l’identificazione e la delimitazione della superficie disponibile. Le zone individuate valorizzano le aree produttive e anche alcune aree interne, comunque strettamente interconnesse dal punto di vista economico e funzionale alle infrastrutture portuali esistenti e alle aree immediatamente contigue.
Nello specifico, la Zes Sicilia occidentale vede incluse: le aree industriali di Aragona-Favara, Caltanissetta, Carini, Palermo-Brancaccio, Termini Imprese e Trapani e ancora il Porto di Palermo, il Porto e il retroporto di Termini Imprese, la Stazione Sampolo con il mercato ortofrutticolo di Palermo, la zona Palermo-Partanna, il porto di Trapani, l’Aeroporto di Trapani, i porti di Mazara del Vallo, Licata e Porto Empedocle con il suo retroporto e i retroporti di Mazara, Marsala.
La Zes Sicilia orientale comprende le aree industriali di Gela, Paternò, Belpasso, Messina-Larderia, Villafranca Tirrena, Augusta-Melilli, Priogo Gargallo, Siracusa, Milazzo – Giammoro ed Enna e ancora il porto di Catania con il retroporto, l’Asi, l’interporto e Mas, Tremestieri, il retroporto di Milazzo, porto di Augusta, aeroporto di Comiso, l’interporto di Melilli, il porto di Pozzallo con il suo retroporto e infine il porto di Messina e la zona della fiera.

Girolamo Mimmo Turano
Mimmo Turano, assessore regionale Attività produttive

Secondo l’assessore alle Attività produttive Mimmo Turano: «Le Zes avranno sostanzialmente il compito di dare vita a delle nuove forme sperimentali di governo economico con l’obiettivo di rilanciare porti e aeroporti siciliani e di attrarre nuovi investimenti tramite agevolazioni fiscali, in primis il credito d’imposta, incentivi e semplificazioni amministrative. Indubbiamente le zone economiche speciali sono un’opportunità preziosa per attutire il divario che esiste tra Nord e Sud ancora oggi certificato dallo Svimez. Le Zes possono riuscire a dare una prospettiva futura più concreta al nostro tessuto produttivo e a rendere la nostra isola più competitiva e attraente sul mercato internazionale».

L’impatto delle agevolazioni per le due Zes siciliane – secondo uno studio del dipartimento regionale dell’Economia – determinerà due effetti: un aumento degli investimenti che deriva dal meccanismo stesso dell’agevolazione e un potenziale aumento delle esportazioni. Le Zes, in linea generale, consentiranno di promuovere i settori che possono considerarsi centrali per lo sviluppo della base produttiva regionale (attività estrattive, manifatturiere, logistica, servizi) e soprattutto per la riduzione del suo grado di dipendenza strutturale.

Gaetano Armao
Gaetano Armao, assessore all’Economia

«Le Zone economiche speciali – spiega l’assessore all’Economia Gaetano Armao – avranno due effetti benefici sul Pil dell’Isola. Aumenteranno gli investimenti, come conseguenza del meccanismo stesso dell’agevolazione (credito d’imposta per investimenti), anche se non in maniera significativa dal momento che la Sicilia è relativamente de-specializzata nella produzione di beni di investimento, ma sarà invece  evidente un aumento delle esportazioni che dovrebbe portare un incremento del Pil dello 0,6 per cento. Nella gestione di questo processo – ha detto infine Armao – saremmo particolarmente attenti alla trasparenza e alla legalità. Per questo estenderemo il Protocollo di legalità, firmato con la Guardia di Finanza, alle misure previste dalle Zone economiche speciali».

Dario Di Gesù

Direttore editoriale