Autonomia differenziata tra ricchi e poveri, in attesa di quel piano Marshall per il Sud di cui non c’è traccia

La Cisl ribatte e rilancia in merito alle critiche di Musumeci all’indeterminatezza delle politiche del governo Conte nei confronti del Mezzogiorno.

“Il presidente Conte con le Regioni del Sud non mi pare abbia un rapporto particolarmente improntato ad attenzione ed efficienza”, ha detto il presidente della Regione Siciliana Nello Musumeci, intervenendo stamane alla trasmissione Omnibus su La7 dedicata al tema del regionalismo differenziato.
“Le responsabilità dello Stato, assieme a quelle delle classi dirigenti, sono tante”, continua Musumeci. “Per un processo fallimentare in Sicilia si devono attendere oltre cinquemila giorni, la media in Italia è di duemilaottocento. Le infrastrutture statali in Sicilia si aspettano da trent’anni. non è una mera rivendicazione, ma la consapevolezza di come questo governo, ma anche quelli che l’hanno preceduto, verso il Sud non ha un’attenzione particolare”.

La Cisl Sicilia sulla vicenda della cosiddetta autonomia differenziata rivendicata da alcune aree del Nord ha una posizione chiara: «No a un’Italia-arlecchino in cui ognuno pensi solo ai fatti suoi chiudendo le porte agli altri: che siano immigrati o altre Regioni». E che c’è il rischio che questa storia si trasformi in un boomerang per tutti, è convinto Sebastiano Cappuccio, segretario generale regionale. «Senza politiche organizzate e supportate da flussi finanziari definiti, di perequazione e compensazione, dall’energia alle infrastrutture ai servizi sociali fondamentali – afferma – davvero il Paese finirà col frantumarsi tra chi è ricco e sarà sempre più ricco e chi è povero e sarà sempre più povero». E al governatore Musumeci che stamani sul punto ha sollevato il dubbio, chiedendo al premier Conte cosa intenda riservare al Mezzogiorno, la Cisl ribatte che «non possiamo aspettare che il Paese deflagri mandando a carte quarantotto i principi costituzionali di solidarietà, coesione e unità nazionale. Perché quando i buoi saranno scappati dalla stalla, riportarglieli sarà impossibile. O quasi». Per la Cisl va assicurato, «anche grazie al piano Marshall per il Mezzogiorno di cui Musumeci ha parlato ma di cui non si vede l’ombra, neppure all’orizzonte», uno sviluppo equilibrato di tutte le aree del Paese garantendo a tutti le stesse chance. E uguali opportunità. E per questo serve aprire, a più livelli, una stagione di dialogo sociale e istituzionale. Il punto, puntualizza il segretario, non è il diritto costituzionale all’autogoverno. Sempreché l’autogoverno funzioni «perché in Sicilia l’Autonomia speciale ha funzionato male. Ed è rimasta lettera morta per lo più». Il tema è che «la differenziazione dell’autonomia non può essere un’ipoteca accesa sull’unità nazionale. Non può come sembra, invece, indebolire e sfilacciare il sistema dei diritti. Né innescare un rischio-disintegrazione per il tessuto unitario del Paese». La logica delle porte chiuse, insomma, per la Cisl non porta da nessuna parte. Meglio, «è dannosa e regressiva, sia che si tratti di immigrati che desiderano essere inclusi nella società. O di Regioni che dimenticano d’essere parte di un sistema. E pensano di andare per la propria strada».


(In copertina: Sebastiano Cappuccio e Nello Musumeci)