Sicilia, dopo allarme Agrinsieme l’assessore Bandiera chiede al ministro Centinaio misure urgenti e piano agrumicolo nazionale

Pronta risposta dell’assessore regionale per l’Agricoltura, Edy Bandiera, alle problematiche sollevate da Agrinsieme, il coordinamento formato da CIA, Confagricoltura, Alleanza delle Cooperative (Agci, Confcooperative, Legacoop), Copagri.

In cima ad una lunga serie di criticità, l’agrumicultura. Si attendono ora le misure da parte del ministro Centinaio.

“Diamo atto all’assessore Bandiera della tempestività e della sensibilità rispetto alle problematiche che abbiamo evidenziato durante l’incontro dello scorso 18 giugno presso la sede dell’assessorato Agricoltura”, dichiara Agrinsieme.
“Bisogna battersi assieme per un piano agrumicolo nazionale serio, in grado di dare risposte ad un comparto importante a partire dalle risposte fitosanitarie”, afferma l’Assessore Bandiera che il 20 giugno ha incontrato il ministro per le Politiche Agricole, Gian Marco Centinaio, con il quale si è fatto promotore  delle istanze della Sicilia chiedendogli “di intervenire presso la Commissione Europea affinchè si raggiungano accordi sul commercio internazionale che tutelino le produzioni mediterranee e l’agricoltura siciliana tutta”.

In un documento inviato all’assessore Bandiera la scorsa settimana, Agrinsieme ha lanciato l’allarme per le condizioni critiche del settore in Sicilia, annunciando che le organizzazioni professionali agricole dell’Isola sono pronte a proclamare lo stato di agitazione, avviando una serie di proteste che coinvolgano tutti comparti del settore agroalimentare.
Agrinsieme chiede che le questioni di maggiore criticità, a cominciare, dalla mancata programmazione di interventi strutturali, carenze di infrastrutture, un inadeguato controllo e gestione delle fitopatie, ancora riforma dei consorzi di bonifica, burocratizzazione, gestione AGEA, sostegni fiscali alle imprese, tornino al centro dell’agenda politica regionale. Occorrono misure e costante attenzione da parte di governo regionale e nazionale.

“Servono interventi robusti ed efficaci per superare l’emergenza ed una lungimirante programmazione per far fronte sul piano strutturale alle necessità del sistema agroalimentare del nostro territorio”, sostengono i rappresentanti di categoria. “L’ammodernamento degli impianti produttivi per dare valore alla qualità, alla competitività nei mercati al consumo e garantire un adeguato sostegno alle politiche di filiera salvaguardando i redditi e l’occupazione, deve essere il filo conduttore di politiche governative, che nell’ambito di una non più rinviabile attuazione del riconoscimento delle condizioni di Insularità della Sicilia, determini scelte di vantaggio sulle politiche fiscali, sui costi di trasporto, sul lavoro, sulla logistica e sulle infrastrutture”.

Nel nostro territorio si concentra il 57% delle produzioni nazionali di agrumi, con oltre 10 milioni quintali di arance, 4 milioni di limoni, 600 mila di mandarini e 500 mila quintali di clementine all’anno, che rappresentano i 2 terzi del raccolto nazionale. Sono circa 70 mila ettari nella sola Sicilia Orientale dedicati all’agrumicoltura, di questi 15 mila ettari sono coltivati a limoni, gli altri ad agrumi arancia amara, e fatta eccezione per i 10 mila ettari trasformati dalle imprese, i restanti 45 mila ettari di agrumeti sono stati colpiti dalla Tristeza.

“Sono necessari”, dichiara Giuseppe Di Silvestro, presidente CIA Sicilia Orientale, “un piano di rilancio dell’agrumicoltura siciliana e nazionale, che valorizzi le opportunità offerte dal riconoscimento comunitario IGP, aiuti la diversificazione produttiva e l’allargamento del calendario produttivo, affermi la validità dell’innovazione e della ricerca finalizzata al miglioramento delle cultivar e alla conquista dei mercati sia per il prodotto fresco che per il trasformato. Una cabina di regia nazionale per programmare gli interventi necessari finalizzati all’ammodernamento dell’agrumicoltura e un piano finanziario, tale da favorire una vera e diffusa ristrutturazione sia dal punto di vista della difesa contro le fitopatie conosciute (tristeza) che contro le nuove fitopatie nuove (citrus black spot e greening). Anche le colture limonicole segnano il passo e, scontano la presenza delle fitopatie prima fra tutti il Malsecco dei limoni sul quale bisogna intervenire con urgenza”.

“Il comparto cerealicolo sta subendo una notevole pressione dalla concorrenza estera, che si riflette su un modesto aumento dei prezzi che non trova riscontro negli aumenti dei costi di produzione sempre più alti – ha aggiunto Giovanni Selvaggi, di Confagricoltura. “É indispensabile valorizzare i nostri prodotti cerealicoli che subiscono la concorrenza sleale dei paesi terzi che producono a costi enormemente più bassi, con manodopera a basso costo, con prodotti fitosanitari non più ammessi dai regolamenti europei e nazionali”.

“La programmazione degli interventi va fatta in un quadro strategico e di sistema che guardi alla produzione, trasformazione, mercato, ricerca, innovazione, aggregazione, sostenibilità ambientale e territorio”, sottolinea Salvatore Corrado Marino per Alleanza delle Cooperative (Agci, Confcooperative, Legacoop), servono politiche adeguate, per l’innovazione e per la competitività, dirette a favorire la ripresa economica delle imprese agricole, fondamentale anche il capitolo delle infrastrutture materiali e immateriali, strategiche per lo sviluppo agroalimentare, soprattutto nella nostra isola e a partire dalle aree rurali, dove il sistema sconta arretratezze e inefficienze”.

Il nodo dei consorzi di Bonifica è stato affrontato dal responsabile regionale Cia, Giosuè Catania, “Lo stato di emergenza nel settore idrico e le gravi responsabilità storiche sia nella gestione della bonifica in Sicilia che nei mancati interventi strutturali, conferma la necessità di interventi indifferibili in un tutt’uno con la tanto attesa riforma sul riordino dei Consorzi di Bonifica, compreso un intervento immediato per respingere l’aumento spropositato e ingiustificato dei Ruoli Consortili”.

E infine il grande ostacolo all’operatività, la burocrazia, “un fardello eccessivo per le aziende agricole”, sostiene Graziano Scardino, referente regionale AGEA, “che pesa quasi come le calamità naturali sia in termini di costi che in termini di tempo sottratto alla gestione dell’impresa. AGEA, per esempio è un carrozzone politico che sta strozzando le imprese agricole. Basti pensare ai mancati pagamenti delle misure a superficie del PSR che dopo quattro anni sono ancora bloccati presso AGEA a causa di anomalie informatiche o di controlli automatizzati”.