Minibot, Tria li snobba. Di Maio e Salvini: “Trovi altra soluzione per pagare cittadini e imprese”

L’Italia dei minibot si dibatte tra voglia di sovranità monetaria, flat-tax, cuneo fiscale e disoccupazione, senza muovere iniziative politiche sui temi fondamentali di crescita e sviluppo.

Michele Cappadona, Agci: “Sicilia, le attività produttive, le micro, piccole e medie imprese di qualsiasi settore, artigiani e cooperative, soccombono sopraffatte dall’inerzia politica nazionale e regionale, dalla cattiva burocrazia, dalla mancanza di interventi concreti sostituiti dai proclami sui social, dai ritardi dei pagamenti di cui il durc non tiene conto, dall’assenza di una politica di investimenti e sostegno al credito”.

L’emissione dei minibot, titoli di stato di piccolo taglio, dall’aspetto di banconote di taglio anche identico a quelle circolanti ma su cui viene riportata la dicitura “Buono del Tesoro” da 5, 10, 20, 50, 100 e 500 euro, è un idea già presente nel programma elettorale della Lega fortemente sostenuta da Claudio Borghi, ora presidente della Commissione Bilancio della Camera, e dal sottosegretario alla Presidenza Giancarlo Giorgetti, come strumento di finanziamento del debito pubblico previsto anche nel contratto di governo tra M5s e Lega.

L’argomento è tornato alla ribalta, dopo l’approvazione all’unanimità alla Camera, nella seduta dello scorso 28 maggio, di una mozione che ha impegnato il Governo su iniziative volte a potenziare il sistema dei pagamenti dei debiti commerciali delle pubbliche amministrazioni, primo firmatario Simone Baldelli (Forza Italia), co-firmatari Marialuisa Faro (M5S), Claudio Borghi (Lega), Silvia Fragolent (PD), Walter Rizzetto (Fratelli d’Italia), Stefano Fassina (Liberi e Uguali), Maurizio Lupi (Misto-Noi con l’Italia-Usei).

Nel merito, la Commissione europea ha deferito l’Italia alla Corte di giustizia dell’Unione europea, contestando più volte come «sistematico» il ritardo con cui le amministrazioni pubbliche italiane effettuano i pagamenti nelle transazioni commerciali.

La mozione approvata alla Camera impegna il Governo a sbloccare il pagamento dei debiti delle pubbliche amministrazioni verso imprese e professionisti, accelerandone i tempi, attraverso la verifica della possibilità di realizzare, tra l’altro, iniziative per l’ampliamento delle fattispecie ammesse alla compensazione tra crediti e debiti della pubblica amministrazione, oltre che la cartolarizzazione dei crediti fiscali, anche attraverso strumenti quali titoli di Stato di piccolo taglio.

PA, ritardo nei pagamenti e cattiva burocrazia, fenomeni devastanti per il tessuto delle imprese del Sud e della Sicilia in particolare. Cappadona, Agci Sicilia: “La burocrazia e la gestione politica della Pubblica Amministrazione a tutti i livelli non tiene conto che il mancato o irregolare pagamento il 27 di ogni mese degli stipendi dei lavoratori delle piccole imprese dipende dal vergognoso intollerabile ritardo con cui vengono pagate le fatture”.

Michele Cappadona, presidente Agci Sicilia
Michele Cappadona, presidente Agci Sicilia

“I minibot sono stati inseriti all’interno della mozione approvata alla Camera lo scorso 28 maggio che abbraccia il più generale problema del ritardo nel pagamento dei debiti commerciali della Pubblica Amministrazione, specialmente nel Sud Italia, tema su cui come Agci Sicilia siamo più volte intervenuti, denunciandone gli effetti devastanti verso il tessuto delle micro e PMI”, dichiara Michele Cappadona, presidente regionale dell’Associazione Generale delle Cooperative Italiane. “Ci rendiamo conto che l’emissione di titoli di Stato di piccolo taglio, così come proposti da Borghi, innescano dinamiche politiche strettamente connesse ai temi del sovranismo monetario, in un momento in cui è in atto una delicata concertazione con la UE sul deficit, ma credo sia corretta la posizione, espressa dai due vicepremier Di Maio e Salvini, che il problema comunque merita un’immediata soluzione. Se non fosse praticabile quella dei minibot, occorrono subito altre misure. Nella mozione che impegna il Governo”, continua Michele Cappadona, “oltre che con l’introduzione dei minibot, lo sblocco dei pagamenti deve avvenire attraverso un complesso di misure, come la stabilizzazione del meccanismo di compensazione tra crediti commerciali e debiti tributari; le anticipazioni di tesoreria; la modifica della normativa degli appalti nelle parti non conformi alla direttiva sui ritardi di pagamento n. 2011/7/UE; la modifica della disciplina relativa al documento unico di regolarità contributiva (durc), prevedendo che esso possa essere rilasciato qualora l’impresa dimostri di detenere crediti certi, liquidi ed esigibili, prevedendo anche in tale ambito un meccanismo di compensazione delle ritenute previdenziali e assistenziali; l’accelerazione del processo di adesione di tutte le amministrazioni pubbliche all’infrastruttura digitale Siope Plus, al fine di provvedere in tempi certi alla completa gestione informatica della fatturazione e dei pagamenti, prevedendo specifiche misure di monitoraggio che riveli le inefficienze della cattiva burocrazia, sulle quali in Sicilia è intervenuta di recente anche la legge regionale n. 7 del 21 maggio 2019 sulla semplificazione, d’iniziativa del Governo Musumeci”.

Prioritarie misure per ridurre il debito, invece di limitarsi a finanziarlo, come nel caso dei minibot

Tornando ai titoli di stato di piccolo taglio come pagamento alternativo, secondo il Presidente della Bce, Mario Draghi “I minibot o sono moneta, e allora sono illegali, oppure sono debito e quindi lo stock sale”. Il ministro all’Economia Giovanni Tria li ha liquidati come “inutili” e questione non prioritaria a livello di Governo, allineandosi con Draghi e Confindustria, che sottolinea la differenza tra ridurre il debito e finanziarlo, come si intenderebbe fare con i minibot. Per il presidente degli industriali Vincenzo Boccia “dobbiamo affrontare tre cose fondamentalmente nel Paese: debito, deficit e crescita. Ridurre il debito, ridurre il deficit e incrementare la crescita. Individuare strumenti per finanziare il debito – ha detto – è sicuramente un’opzione teorica interessante, ma non incide nei fondamentali del debito pubblico italiano”.

Persino Alessandro Sallusti, sul Giornale, esprime il suo dissenso: “Salvini non deve fare lo stampatore di moneta ma il politico, cioè ridurre il cuneo fiscale, riformare il fisco (basterebbe estendere al massimo le detrazioni se proprio non riesce a fare la flat tax), riformare la giustizia. E soprattutto cercare alleati capaci, credibili e stabili. Meglio se definitivi”.

Borghi da parte sua afferma che i minibot “non sono una moneta”, ammette che “sono debito”, ma “non sono nuovi debiti, perchè derivano da debiti già esistenti che lo Stato ha verso i fornitori e i cittadini”.

“I minibot non sono né l’anticamera dell’uscita dall’Europa né dall’euro”, chiarisce il sottosegretario alla presidenza del Consiglio, Giancarlo Giorgetti, al convegno dei Giovani imprenditori di Confindustria, “semplicemente un tentativo di risolvere un problema, il debito della Pubblica amministrazione, che non abbiamo creato noi”.

“Quello dei debiti inevasi della Pa con le imprese private è un problema reale, che va certamente affrontato. Ma deriva da inefficienze strutturali del nostro sistema amministrativo e non può essere risolto con trucchi monetari”, afferma su La Voce il docente della Bocconi, Tommaso Monacelli.

“Se alla fine dell’anno il signor Rossi deve 100 euro di tasse, ma lo Stato gli comunica che può usare 100 minibot per pagarle”, spiega con un esempio Monacelli “il signor Rossi risparmia 100 euro da spendere al ristorante, mentre lo Stato non incassa quei 100 euro dovuti di tasse, e deve quindi finanziare il deficit di entrate in qualche modo: o riducendo la spesa pubblica, oppure con maggior debito. È una mera questione di identità contabile”. Se il risultato conduce al taglio della spesa pubblica, è evidente il pericolo.

Com’è evidente, la questione riveste un rilievo eminentemente politico. È un tema che per la Lega è dichiaratamente collegato al sovranismo.

Secondo la proposta Borghi, “una volta capillarmente diffusi i minibot costituiranno una specie di ‘ruota di scorta’ che renderà molto più agevole l’eventuale passaggio alla nostra moneta. Supponiamo che in futuro si avverino le condizioni di consenso politico per potere riprendere la nostra moneta o che l’UE non voglia modificare nulla degli attuali trattati o, peggio, tenti di imporci ulteriori vincoli dannosi per la nostra economia e i nostri risparmi: ebbene, l’avere i minibot in circolazione consentirà di poter trattare in una posizione di forza. Non dimentichiamo che l’Euro potrebbe cadere anche indipendentemente dalla nostra volontà quindi cautelarsi con un piano B come quello rappresentato dai minibot è questione di sicurezza nazionale”.

Ecco come venivano presentati i minibot all’interno del programma elettorale 2018 della Lega – Salvini Premier.

“L’aspetto del minibot sarà in tutto e per tutto simile ad una banconota ma in realtà rappresenta un pezzettino di debito pubblico ed è quindi un credito per il cittadino che lo possiederà. I minibot verrebbero assegnati senza formalità e volontariamente a tutti i creditori dello Stato in qualsiasi forma.

I debiti dello Stato verso le imprese, i crediti d’imposta pluriennali dei cittadini (ad es. chi ha un credito di imposta decennale per ristrutturazione edilizia verrà saldato subito) i risarcimenti per i risparmiatori azzerati dai decreti sulle banche, i crediti Iva delle piccole e medie imprese e dei professionisti. Si conta di mettere in circolazione circa 70/100 miliardi di minibot, pareggiando in pratica l’attuale stock di denaro cartaceo in euro. Il massimo quantitativo di minibot che possono essere assegnati subito (se lo desidererà) ad un creditore dello Stato è 25.000 euro, le cifre eccedenti tale valore verranno saldate con il vecchio sistema con tempi che cercheremo di rendere più brevi ma difficilmente saranno immediati come invece accadrà a chi sceglierà di venir saldato in minibot.

La garanzia del valore del minibot è lo Stato stesso. Lo Stato accetta i minibot come pagamento delle imposte, quindi dal momento che il prelievo fiscale ogni anno è di 450 miliardi e il totale dei minibot emessi è, come abbiamo detto 70 miliardi circa, la “domanda” sarà sufficiente ad assorbire tutta l’offerta anche nel caso in cui tutti decidano di restituire i minibot con lo strumento fiscale.

Con i MiniBot si potrà pagare la normale tassa sulle persone fisiche ma anche IMU, TARI, bollo auto ecc. ecc. I minibot sono titoli di Stato senza scadenza e senza tas-so d’interesse: del resto anche le normali banconote non hanno né scadenza né tasso d’interesse. La “scadenza” implicita del minibot è data dalla sua spendibilità, vale a dire che la vita utile del titolo per il detentore termina quando vuole lui, nel momento in cui lo spende o lo utilizza per il pagamento delle tasse. Vale la pena ricordare che anche i normali titoli di Stato, anche se di scadenza trentennale, possono essere monetizzati in qualsiasi mo-mento vendendoli sul mercato: nel caso dei minibot non è necessario un mercato secondario perché, invece di venderli per monetizzarli, basta spenderli. I minibot depositati sul proprio conto titoli potranno essere prelevati da subito senza spese in qualsiasi luogo d’Italia dai postamat delle Poste”.

Dario Fidora

Direttore editoriale