Autonomia differenziata. Usb Sicilia in prima linea contro il regionalismo dei ricchi

A Pergusa (Enna) si è svolto sabato un Attivo regionale dell’Usb Sicilia, aperto anche ai simpatizzanti.

Usb Pergusa Enna. Da sinistra, Claudia Urzi', Giovanni Pagano, Orazio Vasta, Franco Bruno
Claudia Urzi’, Giovanni Pagano, Orazio Vasta, Franco Bruno

L’incontro, sul tema “Verso lo sciopero generale, contro il regionalismo dei ricchi”, è stato aperto da Franco Nobile, responsabile regionale dell’Usb.
Nobile ha evidenziato il ruolo che deve avere l’Usb nella lotta contro l’Autonomia differenziata, esortando tutti ad impegnarsi” perché, se passa l’Autonomia differenziata, la Sicilia e tutto il Sud verranno scacciati. È un momento epocale a cui l’Usb non deve e non può non essere presente”.

 Rosy Lisitano (USB Sanità Messina) e Franco Nobile (responsabile USB Sicilia)
Rosy Lisitano (USB Sanità Messina) e Franco Nobile (responsabile USB Sicilia)

Dopo Nobile è intervenuta Claudia Urzì, dell’ USB Scuola Catania e componente del Coordinamento nazionale USB Scuola – con un articolato intervento sull’attacco che la scuola pubblica statale subisce da parte del regionalismo dei ricchi: “Senza opposizione in Parlamento il governo Lega-5 Stelle ha la strada spianata per attuare i progetti di regionalizzazione che, oltre che del Veneto, Lombardia ed Emilia Romagna, possono contare sul sostegno da parte del Piemonte. I progetti hanno lo scopo prioritario di mantenere il gettito fiscale all’interno delle regioni ricche del Nord, in assoluta violazione del principio di redistribuzione, che trova fondamento nella Costituzione. Peraltro in un paese dove tanto peso ha avuto la migrazione interna della forza lavoro e dove la ricchezza del Nord è stata costruita anche e soprattutto dalle lavoratori e dai lavoratori emigrati dal Sud. Con la regionalizzazione della scuola e il conseguente passaggio del personale neoassunto non più allo Stato ma alla Regione, si creerà un sistema in cui ai tantissimi dei docenti da anni “esiliati” al Nord diventerebbe impossibile il rientro nella propria terra, creando ulteriori difficoltà e sofferenze dopo quelle provocate dalla Legge 107. In questo contesto di regionalizzazione sappiamo benissimo come le lavoratrici e i lavoratori della Formazione regionale sono pagati meno rispetto a quelli statali. Ciò significa che con la regionalizzazione gialloverde, in occasione della modifica/rinnovo dei contratti si inseriranno clausole che favoriranno la precarietà, la licenziabilità e la ricattabilità dei neoassunti “docenti regionali” da parte dei capi di istituto.
Inoltre, legare la distribuzione dei fondi statali in base e in funzione della ricchezza dei cittadini di una certa area geografica, è un pericolo rispetto agli organici, alla mobilità della scuola, ma anche rispetto allo stesso servizio erogato. La mobilità potrebbe determinare accordi tra regione e regione o tra Stato e regione o tra regione e privati. Accordi dove in alcune regioni una parte dello stipendio degli insegnanti dipenderebbe dai contratti di secondo livello, da incentivi e da premi che farebbero lievitare gli oneri fiscali per i contribuenti, dove l’ente regionale diventerebbe il datore di lavoro dei nuovi docenti a fronte di lavoratrici e lavoratori nelle medesime scuole che rimarrebbero dipendenti statali, con la presenza di differenti categorie che fanno lo stesso lavoro”.

Dopo la Scuola, la Sanità, con l’intervento di Rosy Lisitano di Usb Sanità Messina, che ha denunciato la drammaticità in cui versano le strutture e le lavoratrici e i lavoratori della Sanità nell’Isola: “L’Autonomia differenziata farà crescere il divario che già esiste fra le strutture sanitarie presenti in Sicilia e quelle del Nord Italia. Strutture dove i pazienti spesso sono costretti ad acquistare i farmaci necessari per la cura, ma di cui l’ospedale è sprovvisto”.

L’intervento di Orazio Vasta, della Federazione del Sociale Usb Catania, prende spunto dal documento “L’autonomia tradita”, realizzato recentemente dalla stessa Federazione del Sociale etnea: “L’Autonomia tradita, cioè lo Statuto speciale dell’Autonomia siciliana mai totalmente applicato, dimostra chiaramente qual’è stato e qual è il ruolo della Sicilia nell’ambito dello stato unitario e capitalista italiano. Un ruolo subalterno, area di sfruttamento da parte del capitale isolano, nord-italiano e multinazionale. Isola militarizzata. Isola ad alto rischio ambientale. Con la regionalizzazione dei ricchi la Sicilia, la Sardegna e il Meridione verranno ancora di più emarginalizzati e le loro popolazioni costrette ad una nuova diaspora emigratoria. È necessario, quindi, che il Sud prenda coscienza di tutti questo… Perché il Sud Conta!”.

Claudia Urzi' e Giovanni Pagano (ASIA-USB Napoli)
Claudia Urzi’ e Giovanni Pagano (ASIA-USB Napoli)

Giovanni Pagano, di Asia-Usb Napoli, chiudendo gli interventi programmati, ha messo in rilievo l’attenzione plurale posta sul provvedimento dell’Autonomia differenziata, che stava per essere approvato nel silenzio più totale ed escludendo, di fatto, il Parlamento da ogni dibattito e presa di posizione, che ha costretto il Governo a rinviare la ratifica di tale accordo. Tale posticipazione è un primo risultato ma non deve fare abbassare la guardia e la mobilitazione. La “road map” istituzionale e normativa per il raggiungimento dell’intesa tra il governo e le regioni promotrici non è finita, non si conoscono i prossimi tempi della discussione istituzionale né li si vuole rendere pubblici. È chiaro che se tale provvedimento dovesse essere reso effettivo, grave sarebbe lo sconvolgimento degli equilibri costituzionali del paese con forti conseguenze sulle finanze pubbliche. Sconvoglimenti tali da mettere in atto una vera e proprio secessione economica. Una discriminazione che si farà sentire in particolar modo nelle regioni del sud, ammantata da una legittimazione razzista che rimuove la realtà storica e sociale di un paese già caratterizzato da un modello di sviluppo profondamente asimmetrico. Il partito trasversale degli interessi dei poteri forti del Nord, che ha come azionista di maggioranza sicuramente la Lega, ma che vede la complicità anche degli altri partiti tanto al governo quanto all’opposizione, punta a ratificare il patto sul regionalismo differenziato il prima possibile.
Il momentaneo rinvio ha più il sapore di una scelta tattica in attesa delle elezioni europee che di un vero ripensamento sul tema.
Non ci si può aspettare che questo processo cambi verso spontaneamente, garantendo diritti che era pronto a calpestare.
Bisogna continuare a diffondere l’appello de “il Sud conta.org” e condividere le scelte per le future iniziative e mobilitazioni così da amplificarne il sostegno e la partecipazione sul tema del “regionalismo discriminatorio”.

Dopo l’intervento di Pagano, hanno fatto seguito l’intervento telefonico di Giacomo Sferlazzo (Usb Lampedusa) e gli interventi di Alessandro Currò (Usb Pubblico Impiego Messina), di Maria Scandurra (Usb Sanità Messina) e di Michele Mililli (simpatizzante Usb Ragusa).

Il prossimo appuntamento sarà a Catania, nella giornata del 6 aprile, con un’assemblea dove è prevista la partecipazione di comitati territoriali, movimenti, associazioni, organizzazioni politiche e sociali che operano in Sicilia.


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