Quota 100 e dintorni. Storie di ordinaria ingiustizia dopo 40 anni di lavoro

Essere esodati, la risposta italiana alle condizioni di estrema difficoltà dei lavoratori

“Mi chiamo Giuseppe R. e la mia storia è emblematica di come possa essere ingiusta l’applicazione delle norme nei confronti di chi ha lavorato tutta una vita e invece di essere tutelato dalle istituzioni si sente atrocemente beffato.

Ero un postino, il mio lavoro era consegnare materialmente la corrispondenza. Sette anni fa ho accettato di andare in pensione con un incentivo da parte di Poste Italiane. E sono incappato nella disavventura di coloro che sono oggi identificati come “esodati”, che cioè pur essendo andati in quiescenza non ricevono la pensione.
Ad aggravare la mia situazione, è sopraggiunto un gravissimo problema di salute. Un mieloma alla colonna vertebrale che mi ha quasi paralizzato, e dal 1° aprile 2017 mi ha esposto al tormento derivante da chemioterapia, autotrapianto e tutte le altre cure mediche del caso. Nonostante l’invalidità riconosciuta al 100%, devo sopravvivere con un sussidio assegnato di sole 288 euro, essendomi stata rifiutata pure l’indennità di accompagnamento. Il non potere più compiere il minimo sforzo, per me che sono stato per tutta la vita una persona estremamente attiva, ha comportato uno stato di profonda depressione, da cui non riesco ad uscire. Ho versato contributi per 40 anni ed ho 61 anni d’età e finora non ho avuto nulla. Non mi resta di aspettare di sopravvivere fino a compiere 62 anni per ottenere dall’Inps quello che mi spetta per avere lavorato tutta una vita, senza che lo Stato faccia nulla per tutelare i miei diritti e avere rispetto delle mie sofferenze”.

 


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