Cappuccio e la Cisl del futuro: “L’emergenza lavoro in Sicilia è anche un problema dello Stato”.

Oggi fare il sindacalista è tra i mestieri più complicati, specie in Sicilia dove gli indicatori su lavoro e nuova occupazione descrivono qualcosa che va oltre l’emergenza.

Sebastiano Cappuccio, 59 anni, da 10 giorni è il segretario regionale della Cisl, il sindacato che in Sicilia rappresenta oltre 300 mila iscritti.
Dalla sua scrivania passano non soltanto le esigenze di tutela di migliaia di lavoratori della nostra regione ma anche i sogni e le speranze di chi un lavoro vero non l’ha ancora mai avuto.
E questo, in tempo di crisi e di abbassamento dei livelli di tutela normativa e retributiva, rende la missione del sindacato più che una strada in salita un vero e proprio percorso ad ostacoli.

“È necessario che il sindacato riesca a essere il luogo di confronto delle istanze sociali – sottolinea Cappuccio – soprattutto quando diventa necessario superare la logica dell’emergenza. Oggi non è più consentito garantire soltanto la giusta tutela del lavoratore, ma occorre contribuire a una proposta complessiva di rilancio dello sviluppo del territorio per creare nuova occupazione. Motivo per cui abbiamo chiesto al presidente Nello Musumeci e lo ribadiremo al nuovo assessore al Lavoro Antonio Scavone, che in Sicilia si cominci a ragionare in modo circolare sui temi del lavoro e dell’economia. Altrimenti si continuerà ad affrontare emergenza dopo emergenza perdendo il quadro d’insieme e vanificando l’effetto che un vero e proprio piano di investimenti può determinare”.

Il confronto con la Regione è prioritario proprio nel momento in cui il tema dell’autonomismo abbraccia anche Lombardia, Veneto ed Emilia Romagna segnando l’ipotesi di un Paese a doppia velocità, che perde di vista il sistema di solidarietà dettato dalla Costituzione e allargando ancora di più l’eventuale divario tra nord e sud.

“Se l’Italia non resterà un paese unico, è sicuro che si accentuerà questa differenza. Nessun pregiudizio verso le spinte autonomista delle altre regioni, a patto che venga affermato il principio dell’equa redistribuzione delle risorse dello Stato e che Roma riconosca le ragioni di una Sicilia che per troppo tempo non ha potuto o saputo dare piena applicazione al suo Statuto autonomista. Oggi credo che il governo regionale abbia la credibilità per far valere le proprie ragioni, senza cedere al campanilismo e senza ricorrere all’assistenzialismo…”

Si potrebbe dire che, senza cadere nella provocazione, che lo slogan “aiutiamoli a casa loro” potrebbe avere un senso compiuto proprio verso la Sicilia: niente logiche di assistenza, piuttosto riconoscimento dei diritti della Sicilia in termini di gettito fiscale e investimenti dello Stato.

“Non c’è dubbio che questa dovrà essere la strada. La Sicilia, ma direi tutto il Meridione, può essere una risorsa per il Paese. Per attrarre investimenti però servono politiche di coesione, che sappiano unire e non dividere. Continuare a ignorare tutto ciò determina una sola conclusione: nord sempre più ricco e sud sempre più povero. A chi conviene? È vero, l’attuale Governo nazionale riserva poca attenzione alla questione meridionale. Ecco perché è fondamentale che la Regione Siciliana faccia sentire la sua voce, perché ogni ipotesi di sviluppo passa dalle risorse che saranno messe in campo in termini di investimenti. E in questa direzione anche la Cisl saprà fare la sua parte”.

Ritiene che la classe politica siciliana e il governo Musumeci abbiano la necessaria forza e la credibilità per far valere i diritti dell’isola in un momento in cui a livello nazionale, nonostante le dichiarazioni di facciata, spira un forte vento contrario?

“Ne sono convinto. Si parla di autonomismo, non potremmo certo essere noi contrari, a patto che tutto ciò si sviluppi in un Paese unico e unito. Ciò che è fondamentale è trovare l’equilibrio della redistribuzione delle risorse, altrimenti sì che si avrebbe ancora di più un’Italia a due velocità. Io credo che oggi la nostra rappresentanza istituzionale possa marciare compatta, senza distinzione di bandiera. È un’opportunità da non sprecare”.

Torniamo al ruolo del sindacato in senso stretto.

“L’errore che spesso si commette è pensare che il sindacato debba essere esclusivamente rivendicativo. Noi rappresentiamo le istanze sociali, il nostro interesse è creare le condizioni perché chi lavori abbia certezze e chi cerca occupazione possa aspirare a realizzare le sue aspettative. La crisi strangola, ma è inaccettabile ammazzare le speranze dei nostri giovani o non riuscire a dare alternative a chi ha perso il lavoro. Bisogna uscire dalla logica dell’emergenza e di questo lo Stato deve farsene carico”.

L’ultimo provvedimento che si ricorda, in tal senso, è il famoso DL 24. Eravamo ancora negli anni ’80…

“Ripeto, c’è un’emergenza lavoro. Lo Stato non può ignorarlo e non deve dimenticare che il movimento sindacale rappresenta oltre 13 milioni di lavoratori che hanno diritto ad un confronto, non per fare opposizione ad ogni costo ma per contribuire a cambiare ciò che è sbagliato. E al Sud e in Sicilia di cose sbagliate, negli anni, se ne sono contate parecchie”.

In Sicilia la percentuale di chi è in cerca di prima occupazione è quasi pari a chi lavora con un regolare contratto.

“Oggi il sindacato deve saper rappresentare le esigenze degli uni e degli altri. Le problematiche del lavoro devono essere affrontare in un progetto complessivo che riguardo lo sviluppo territoriale e che, per esempio, non può escludere la questione delle infrastrutture o delle pensioni. Si parla tanto di quota 100, ma se si continua così chi raggiungerà mai i 38 anni di contributi? E voglio andare ancora oltre, vogliamo assicurare prospettive anche al mondo delle partite iva, discutere di nuova occupazione, creare le condizioni perché ogni lavoro abbia garanzie e dignità”.

La questione dell’occupazione giovanile in Sicilia è più che una priorità.

“E per questo abbiamo varato gli Sportelli Lavoro per i giovani, attraverso i quali sostenere e indirizzare le competenze e le esperienze. Un primo bilancio saremo in condizione di farlo tra 6/7 mesi, per capire se e come ha funzionato questo strumento che cerca di sostenere le esigenze dei giovani, dalla redazione di un curriculum all’individuazione dei percorsi formativi, sino alla creazione di una vera e propria rete capace di connettere domanda e offerta”.

Non la prenda come una provocazione, ma oggi quali sono le ragioni per cui un lavoratore o chi cerca occupazione dovrebbe iscriversi alla Cisl?

“Per la visione che la Cisl ha della società in cui viviamo, una visione fondata sulle persone e sulla coesione. Vede, sono pochi oggi i luoghi di confronto, dove affrontare temi legati alla vita di tutti i giorni, pochi i luoghi in cui si parla di presente e anche di futuro. Il lavoro è tra i primi indicatori di democrazia, il sindacato – e la Cisl in particolare – nei momenti difficili è stato sempre baluardo di democrazia e lavoro”.

 


Widget not in any sidebars