Storia di Alieu che forse non sarà mai un dottore

Alieu, migrante nato in Gambia, studia per gli esami di maturità: “Sono arrivato in Italia a 16 anni, ma il mio viaggio incomincia molto tempo prima”. A giugno scadrà il suo permesso di soggiorno.

“Mio padre mi ha aiutato ad andare via dal Gambia per salvarmi la vita, rischiavo di essere ucciso e sono scappato in Mali. Lì ho trovato un lavoro ed un posto dove stare per qualche mese, ma il prezzo da pagare era diventato troppo alto, e sono dovuto andare via di nuovo”.
“Ho attraversato il confine e sono arrivato in Niger, qui ho conosciuto un uomo che mi ha insegnato il suo mestiere, mi ha offerto una casa ed un lavoro. Era tutto ciò che avevo, e quando ha deciso di andare in Libia sono andato con lui, lì avremmo trovato ad aspettarci delle persone con cui lavorare. Siamo stati nel retro di un furgone per tre giorni attraversando il deserto tra il Niger e la Libia, eravamo trenta in un posto per dieci, e ci abbracciavamo cercando di non cadere e di ripararci dal freddo. Il furgone non poteva attraversare il confine con tutte queste persone, e così ci ha divisi in gruppi. Per mia sfortuna sono rimasto separato dal turno del mio amico, e quando ho oltrepassato il confine non sono riuscito a ritrovarlo. In Libia sono stato rapito dai trafficanti, e costretto a lavorare tutto il giorno insieme ad altri ragazzi come me. Un giorno sono riuscito a scappare ed ho trovato un gruppo di persone che mi hanno dato protezione in cambio di non svelare dove si stavano nascondendo mentre aspettavano di imbarcarsi per scappare dalla Libia. Ancora non sapevo cosa stesse succedendo, né dove sarei finito, ma andare con loro era l’unica scelta che avevo.
Adesso sono in Italia da quattro anni, ho imparato una nuova lingua, sono andato a scuola ed ho una carta d’identità. A giugno sosterrò gli esami di maturità, ma non so più dove potrei trovarmi nei prossimi mesi”.

Infatti per Alieu giugno non sarà solo il mese degli esami di maturità, ma anche la data di scadenza del permesso di soggiorno che gli è stato rilasciato per motivi umanitari solamente un anno fa, dopo tempi di attesa lunghissimi, e che, in base alla nuova normativa del decreto sicurezza non potrà essere nuovamente rinnovato, se non dimostrando entro tempi brevi di avere un contratto di lavoro.

Da tre anni Alieu è ospite dello Sprar, il servizio di protezione per richiedenti asilo, che a Palermo ha sede al Centro Astalli ed attualmente ospita 35 persone, tra cui una decina di minori. Dopo essere sbarcato a Lampedusa quattro anni fa, quando aveva 16 anni, Alieu è stato accolto in una comunità protetta ed accompagnato dopo qualche mese a Palermo nel centro di accoglienza Mandela. “Dopo aver preso la licenza media mi sono iscritto presso l’Istituto Tecnico Industriale ad indirizzo informatico, ma il mio sogno adesso è quello di diventare un medico”.

Sono queste la parole piene di intraprendenza del ragazzo, che si ritrova di punto in bianco a vivere nell’incertezza, come migliaia di altre persone nella sua stessa situazione. Infatti, oltre a ridurre drasticamente il numero di immigrati considerati “meritevoli”, il decreto sicurezza di Matteo Salvini toglie fondi ai sistemi Sprar, Cara e simili organizzazioni del terzo settore – accomunate dallo stesso obiettivo: l’integrazione progressiva e diffusa- favorendo invece centri emergenziali di grandi dimensioni nei quali l’ambito del no profit non ha accesso e che non hanno alcuno scopo integrativo, ma si riducono a meri centri detentivi.
La storia di Alieu è un esempio delle ripercussioni drastiche del “decreto sicurezza” che più che una legge provvedimento, ricorda un piano emergenziale. “L’ emergenza immigrazione” quindi, fino ad ora sfruttata come strategia per creare paura e frustrazione, sembra adesso arrivare ad un livello successivo che sfiora la retroattività, in quanto mira a distruggere i processi di integrazione che vanno avanti da anni e che rischiano di essere buttati giù con un colpo solo.
Senza integrazione, non può esserci sicurezza.
Solo attraverso la regolarizzazione un immigrato ha la possibilità di diventare, nelle parole di Salvini, “immigrazione positiva, pulita, che porta idee, energie e rispetto”. Ma interrompere il processo di integrazione sta ottenendo l’effetto contrario.
Sono persone il cui destino de iure è il rimpatrio, de facto la clandestinità.


Widget not in any sidebars