Orlando sventola vessillo antirazzista e con altri sindaci sfida Salvini, nell’Italia senza leader di opposizione

Piaccia o non piaccia, Leoluca Orlando si conferma un genio della comunicazione politica e si accinge, o prova, a colmare un vuoto: quello della opposizione al governo, alla maggioranza giallo verde, grillo leghista.

In questa epoca dominata dai social, la polemica politica, istituzionale e culturale con il ministro degli interni Salvini sulla applicazione nei comuni di una parte del decreto sicurezza, diventato legge promulgata dal presidente della Repubblica Mattarella, si consuma anche a colpi di post su twitter e facebook.
E si mischiano ruoli e argomenti come carte in un mazzo per un gioco la cui posta, forse, va oltre i cumuli di munnizza che coprono Palermo e la stessa politica sui migranti.
Non vogliamo, qui, entrare nel merito della questione del decreto e della “disobbedienza” di Orlando, ma provare a offrire una chiave di lettura diversa di quel che sta accadendo.
Orlando divide, da sempre, più per quello che fa o non fa, per ciò che dice, per le sue prese di posizione. Prima, la mafia, oggi, i migranti.
Mentre Palermo è sommersa dai rifiuti e lui dalle accuse dei sempre più numerosi palermitani ormai convinti che, il sindaco, non lo sa fare, Orlando varca i confini della città e usa un tema, quello dei migranti, che gli dà risalto, visibilità e, al momento, una certa leadership a livello nazionale, dove il problema dei rifiuti di Palermo ha un risalto pressoché nullo.
E chi fa opposizione al sindaco, in città, dovrebbe rendersene conto. Palermo non è più un tema dell’agenda politica di Orlando. Inutile rinfacciargli questo o quello. Lui ha individuato un varco, un vuoto di leadership nella opposizione a Salvini, il vero capo della maggioranza, la vera guida del governo, e prova a ottenere quello che non gli riuscì ai tempi della Primavera e della Rete: guidare la sinistra, oggi all’opposizione.
Ecco perché non ha senso la replica di Salvini e di chi va appresso al “Capitano” postando foto di montagne di spazzatura. Stupidaggini pari a quelle di chi accusa Di Maio e Di Battista, per una vacanza sulla neve, di essere i nuovi privilegiati. È la cifra dello scontro politico nell’era dei social.
Ma anche della dissoluzione del ruolo dei partiti e di affermazione della figura dei leader.
Orlando è già oltre. Sventola il vessillo della accoglienza, dei diritti umani degli immigrati con toni da resistenza a un presunto fascismo di ritorno e coagula ambienti di sinistra, cattolici bergogliani. Già un gruppo di sindaci, da De Magistris a Nardella gli si sono accodati. Magari, l’opposizione vera al governo verrà proprio dai primi cittadini, un film già visto in passato. La sinistra è senza figure di rilievo, senza personaggi di spessore, senza capi che possano guidare la riscossa unendo le mille anime di quell’universo sempre più raggrinzito e senza alimentare ulteriori divisioni.
Uno sarebbe proprio Mattarella, che ha già sfidato e battuto la maggioranza sul nome del ministro dell’economia, ma il presidente della Repubblica è un simbolo, una guida morale che dovrebbe essere di tutti, non di una parte politica.
E Orlando ha puntato su un tema, quello dei migranti che unisce tutte le fazioni, che polarizza e divide gli italiani, compattando le diverse squadre in campo. Ci riuscirà? Chissà, lui magari ci crede.
Avere una opposizione forte, seria e credibile è un bene per il paese, per la democrazia. Il problema è capire che tipo di opposizione

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