La santa guerra delle arancine

Qui si parla di guerra di bandiere, di quelle che le parti in campo appartengono ai condomini e alle piccole comunità, agli uomini ancora prima che agli eserciti. Di quelle guerre di cui è difficile risalire alle origini e che forse è meglio dimenticarle, anche quando.

Tutto questo nel giorno consacrato a Santa Lucia e all’arancina, sì, proprio in questo giorno benedetto da bar e similari come San Valentino dai fiorai perché in fondo il 13 dicembre è la data simbolo delle contese di provincia.
Abburro o accarne? E le fazioni che si dividono forti di un’ideologia che più liquida non si può, che non si regge neanche su sesso, censo e religione che già sarebbe più comprensibile se uno solo di questi fattori entrasse in campo. No, la cosa è assai più banale, si tratta di consuetudine e nostalgia perché ciascuno ha una mamma o una nonna, divinità assoluta, che ha indirizzato quella tradizione familiare che poi diventa vangelo.
E si onora la madre accettando con riserve e cautele le eventuali contaminazioni della moglie o del marito che provengono da un altro ceppo. Perché tra carne e burro la scelta è netta, diffidate chi ne mangia una e una, è un senza dio, quasi un catanese. Ops, mi è scappata. Ma il signor Freud non si distrae mai, figurarsi in una circostanza del genere.

Se tra carne e burro si parla di derby cittadino, la guerra tra Palermo e Catania fondata sul genere è la madre di tutte le contese, quella in cui il provincialismo sale al massimo livello. Sono il solo a cui non gliene frega niente se a Catania l’arancina diventa arancino e che la dotta spiegazione dell’Accademia della Crusca che santificò il primato palermitano l’ho dimenticata il giorno dopo? Se non sono il solo, evidentemente farò parte di una sparuta schiera, visto che all’aeroporto di Catania, la settimana scorsa, si era scatenata la bufera nel punto vendita dell’Antica Focacceria San Francesco, di origine palermitana ma adesso in mano alla Feltrinelli. L’arancina femmina avrebbe offeso la sensibilità dei catanesi, al maschile sarebbe stato un affronto per il gene palermitano dell’azienda. Tra il mettere al bando il prodotto (come inizialmente imposto) e allargare la vendita ad entrambe le tipologie ha prevalso la mediazione. Arancina e arancino uno accanto all’altro. È questa la strada giusta. Crescete e moltiplicatevi. Santissima arancina e consorte, aiutateci voi a guardare più al contenuto che alla forma. E a essere un po’ meno integralisti che questa è un’epoca che conta già troppi ayatollah.
Ps- Personalmente e per quel poco che conta: al burro tutta la vita.

Muos Niscemi

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