Miccichè come Celentano: chi non lavora non fa l’amore. Sfiduciato Caruso in diretta tv

Gianfranco Miccichè conferma di essere unico nel suo genere.

Si può condividerne o meno le idee, ma non si può che apprezzarne la chiarezza e il coraggio di dire sempre e a microfoni accesi ciò che pensa. Ieri sono stato testimone diretto di un’esternazione che credo non abbia precedenti nella storia della politica siciliana.
La sfiducia in diretta tv di un uomo indicato dal suo partito ai vertici della Sas, una pedina strategica per risolvere definitivamente la vicenda di un bacino di 134 lavoratori. Quell’uomo si chiama Marcello Caruso, ex assessore provinciale con Francesco Musotto e per pochi mesi anche presidente dell’Amia, la fallita azienda municipalizzata che si occupava a Palermo della raccolta dei rifiuti. Sfiducia che è equivalsa a licenziamento. In tronco e secondo Miccichè anche per giusta causa semmai ci fosse consentito utilizzare il linguaggio giuslavoristico per una nomina politica.

Lo scenario era lo studio televisivo di Casa Minutella, il format quotidiano in onda su Trm che ormai è diventato, per meriti del conduttore e con le dovute proporzioni, l’equivalente palermitano del Porta a Porta di Bruno Vespa. Miccichè è arrivato in studio con un evidente giramento di testicoli per nulla mascherato: “Se fate i bravi vi faccio fare una puntata storica”. E quell’annuncio diretto agli autori è servito a scaldare il motore. Vi risparmiamo i dettagli della vicenda, gli improperi e i giudizi di incapacità indirizzati a Caruso, chi volesse può recuperare la versione integrale della trasmissione.
Ciò che ci preme sottolineare è come l’aspetto formale della questione si è trasformato in sostanza. Quello di Miccichè è stato un inusuale atto d’accusa non solo verso Caruso ma anche al sistema attraverso il quale vengono effettuate le nomine di un certo tipo di sottogoverno. “Ci è piaciuto abdicare alla demagogia imperante di questa stagione politica? Impossibile fare una selezione di qualità”. Questa la sintesi estrema di un ragionamento il cui effetto finale sarebbe: a 1.300 euro al mese chi si assume responsabilità civili e penali che sono incluse in ogni genere di governance? Quale manager o professionista rinuncia al proprio tempo e al proprio lavoro per un cifra così irrisoria?
Resta sullo sfondo la vicenda dei 134 lavoratori (ma con questa premessa, una soluzione si troverà), l’eterna incomprensione tra il presidente dell’Ars e Renato Schifani (a cui Marcello Caruso ha sempre fatto riferimento), la capacità che avrà il governo Musumeci di affrontare la delicata questione delle nomine adesso che è stato staccato il tagliando del primo anno.
Ieri la parola d’ordine era chiara: chi non lavora non fa l’amore, almeno con questo governo. Il flirt non è più ammesso, o si lavora e ci si sporca la maglietta oppure si va a casa. Isole isolate non ne esisteranno più, così come saranno aboliti i luoghi del distinguo. E Caruso, che fesso non è, ha capito al volo e ligio alla legge di Adriano Celentano ha lasciato la poltrona e anche il partito.
Resta, invece, ben visibile in primo piano il profilo di Miccichè, tra i pochi veri professionisti siciliani della politica. In una stagione che predilige il grigiore, chi ha passione e appassiona è animale raro e da preservare. Al di là di ogni colore e ogni bandiera.

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