Comuni al dissesto. Cappadona, Agci: “1,4 mln di siciliani rischiano il blocco di servizi per asili, minori, disabili e anziani, tuttora garantiti da coop sociali non pagate da anni”

Focus della Cisl sui Comuni in pre-dissesto, il commento di Michele Cappadona, presidente Agci Sicilia.

La Cisl: serve una cabina interassessoriale di regìa per l’analisi preventiva in sede tecnica dei bilanci degli enti locali. L’Agci: bene, ma occorre anche che il credito regionale intervenga a tutela delle cooperative che i Comuni non pagano da anni. Il sistema dell’assistenza sociosanitaria ai cittadini, finora garantito dagli operatori delle cooperative, è oggi sull’orlo del fallimento.

“Di estremo interesse e gravità il tema del dissesto delle amministrazioni comunali, affrontato due giorni fa della Cisl durante i lavori di un meeting a Palermo sui bilanci in crisi degli enti locali, che offre lo spunto per riflessioni più generali e di stretta attualità”, sostiene Michele Cappadona, presidente regionale dell’Associazione generale delle cooperative italiane. “Bene la proposta di un intervento di Governo e Parlamento regionali su organismo interassessoriale per l’esame tecnico preventivo dei bilanci degli enti pubblici. Ma occorrono anche misure urgenti che tutelino la sopravvivenza delle cooperative sociali i cui operatori mantengono attivi i servizi ai cittadini, pur con i gravissimi ritardi da parte delle pubbliche amministrazioni. In un momento in cui si sta provvedendo a definire l’ordinamento del nuovo Istituto regionale di credito agevolato (Irca) è opportuno porre in essere strumenti di credito a tutela dei diritti incomprimibili”.

In Sicilia sono in sofferenza finanziaria il 20% dei 390 municipi. I trasferimenti ordinari in conto capitale ai Comuni, negli ultimi decenni sono calati quasi dell’80%. E il nodo del fondo regionale per gli enti locali passato, nel giro di poche Finanziarie, da 900 a 240 mln.

“La Cisl denuncia che un milione e quattrocentomila persone in Sicilia vive con lo spettro di una mannaia: il blocco di una serie di servizi tipicamente erogati dai Comuni, dagli asili nido all’assistenza a disabili e anziani”, prosegue Cappadona. “Una situazione esplosiva sia per i dipendenti degli enti che per gli operatori delle cooperative che prestano i servizi assistenza ai cittadini”.

Oltre un quarto della popolazione della Sicilia risiede nel territorio di enti locali in dissesto o predissesto. Tra i primi, cittadine come Monreale (39.187 abitanti) o Milazzo (31.882) o la piccola Cassaro, 821 abitanti nel Siracusano. Ma anche grandi città come Catania. In predissesto Messina. E persino Ustica in provincia di Palermo e Motta Camastra, nel comprensorio di Messina. In totale, sono 28 i Comuni in dissesto finanziario e 35 quelli in predissesto. Ma ben il 20% dei 390 municipi dell’Isola vive in condizioni di grave sofferenza finanziaria.

La proposta di una cabina interassessoriale di regia “per l’analisi preventiva, in sede tecnica, dei bilanci degli enti locali” mira a costituire “una sede di diagnosi e terapia degli assetti finanziari”, spiega Mimmo Milazzo, segretario generale regionale Cisl, “da istituire con legge della Regione e che, senza entrare nella valutazione delle priorità di bilancio, che spetta alla politica, consenta di liberare il campo, prima del varo dei documenti preventivi, da tutto ciò che rischi di degenerare in stallo e in strozzature”.

L’incontro, aperto da Milazzo e concluso dal segretario confederale nazionale Cisl Ignazio Ganga, è iniziato con la presentazione del volume edito dal Centro studi enti locali di San Miniato (Pisa), Le fasi della crisi dell’ente locale. A parlarne, gli autori: Riccardo Compagnino, esperto di contabilità pubblica e consulente della Cisl Sicilia per le politiche finanziarie e di bilancio; Andrea Mazzillo, commercialista, docente ed ex assessore al Bilancio della giunta Raggi, a Roma. E Nicola Tonveronachi, ceo del Centro studi toscano.

Ignazio Ganga ha ricordato che sono 400 in Italia gli enti locali in dissesto o predissesto. Per il Sud c’è una precisa responsabilità dello Stato, che “negli anni della crisi ha ridotto la spesa pubblica per il Mezzogiorno, del 7% e ha aumentato quella indirizzata al centro-nord dello 0,5%”. Ma c’è anche una responsabilità della Regione Sicilia. Il fondo unico regionale per gli enti locali è passato, nel giro di poche Finanziarie, da 900 a 240 milioni. Così però “i Comuni, al di là delle responsabilità amministrative locali, sono stati abbandonati al loro destino”.

“La Regione Siciliana non può non farsi carico dello stretto raccordo esistente fra la solidità dei bilanci comunali e le imprese private loro fornitrici di beni e servizi”, conclude Michele Cappadona. “È opportuno che la politica di governo tenga conto e intervenga con urgenza sulle conseguenze degli squilibri che rischiano di dare un colpo di mannaia sia ai servizi ai cittadini che a tante imprese e al tessuto occupazionale dell’Isola, già in enorme difficoltà.
Crisi di risorse, enti locali ed imprese: il mondo della cooperazione conferma la disponibilità a dare il suo supporto per gestire e contenere anche le gravi emergenze di questa particolare criticità”.

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