Zamparini e la vendita del Palermo calcio, l’ombra delle indagini. Giudici indagano un giudice

L’inchiesta della procura di Caltanissetta sulla sentenza che salvò il Palermo dal fallimento, chiesto dai giudici del capoluogo, è tragica. Non soltanto vista da sportivi, da tifosi, ma soprattutto da cittadini.

C’è un giudice accusato di essersi fatto corrompere per compiere atti contrari ai doveri di ufficio. Ancora una volta c’è il dubbio che sia stato profanato il tempio della Giustizia. Ombre e sospetti alle quali si risponde con altre ombre e sospetti.
Comincia il club rosanero, col suo proprietario, Maurizio Zamparini, uno degli indagati, e continuano i tifosi che, giustamente, chiedono chiarezza e rassicurazioni sul futuro della società. Siamo alle fasi delle indagini, che hanno già portato alla sospensione di uno dei giudici del collegio che sentenziò la “salvezza” del Palermo dal fallimento, Giuseppe Sidoti, e dell’avvocato Giammarva, ex presidente del club. Sentenza che risale allo scorso marzo e che la procura di Palermo non appellò.

Questa nuova inchiesta non riguarda il fallimento del club, ma a quel procedimento è collegata strettamente, riguardando una fuga di notizie da Sidoti a Zamparini, attraverso uno dei suoi avvocati, Francesco Paolo Di Trapani. Cioè, non riguarda i contenuti della sentenza, ma come si arrivò a quella decisione.
I magistrati nisseni imputano una serie di favori fatti al magistrato che avrebbe dovuto astenersi dal partecipare al collegio giudicante sulla richiesta di fallimento del Palermo per una serie di incompatibilità. Le accuse dovranno essere provate, gli accusati potranno rispondere, spiegare, difendersi, smontare tutto, ovviamente. La procura nissena si basa sul contenuto di intercettazioni; si dovrà approfondire, le difese lavoreranno per arrivare a una verità processuale favorevole ai loro assistiti e anche al Palermo. I giudici indagano su un giudice, e già questo è drammatico, tragico, non come tifosi, ma come cittadini “civilmente”, non sportivamente. Come tali dovremmo soltanto aspettare, in silenzio, sperando che i sospetti svaporino in un nulla. Non tanto per l’onorabilità degli accusati, ma per il prestigio e la credibilità dell’istituzione, una delle poche certezze in una costruzione sociale, l’Italia, che va a pezzi. Non siamo ingenui, non sarebbe la prima volta che il marcio si annida nei tribunali e che occorra fare pulizia. Ma anche questa volta si reagisce agitando spettri, sospetti di complotto. Ogni volta che si sta concretizzando la vendita del club… La giustizia a orologeria applicata al calcio. E siccome c’è di mezzo il tifo, la cosa più emotiva e irrazionale e irragionevole che ci sia, il sospetto attecchisce subito. I fan del Palermo già hanno il dente avvelenato contro la giustizia sportiva per le sentenze sui casi Parma e Frosinone, e adesso se la prendono pure con quella ordinaria. Fino a arditi e impossibili collegamenti, letti sui social, tra questo caso e quello della nave Diciotti. Sidoti, infatti, era uno dei giudici che si occupò dell’inchiesta a carico del ministro Salvini per sequestro di persona nei confronti dei migranti trattenuti a bordo della nave nel porto di Catania, decidendo l’incompetenza territoriale del tribunale di Palermo. Mah?
Resta la paura per le sorti della società rosanero, a prescindere dalla vendita. Perché il club è coinvolto nell’inchiesta nei suoi massimi vertici. Inoltre, i fantomatici acquirenti stranieri potrebbero decidere di tirarsi indietro, visto il caos giudiziario che rischia di trascinare il Palermo in un gorgo di incertezze. Ma, pur da tifoso, in questa vicenda, il futuro del club sembra il minimo.

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