Zamparini forse ce l’ha fatta, vende il Palermo. La nuova proprietà lo vuole come consulente tecnico

Oggi, o quando ci saranno le firme sul contratto di vendita del Palermo (se ci saranno), quasi tutti i tifosi rosanero esulteranno come per una promozione e tantissimi torneranno allo stadio dopo mesi, anni in realtà, di “Aventino” calcistico. Il friulano se ne va. Finalmente. Ed è giusto così. Forse.

Cioè, è giusto che vada, ma esultare per l’addio, magari è troppo. Ci sta il sospiro di sollievo, quello sì. Tanti amori infuocati diventano odio inestinguibile, sembra una regola alla quale non si è sfuggiti nemmeno questa volta. E, come nei rapporti amorosi finiti male, la colpa non è mai tutta da una parte. Quindici anni è durato il matrimonio. Zamparini ha salvato il Palermo, prelevandolo dalle mani di un Sensi a cui del rosanero non importava nulla, e lo ha fatto volare in Serie A, dove mancava da oltre 30 anni. Anzi, lo “scalo” del Barbera diventò “internazionale”, addirittura. Un paio di generazioni di tifosi del Palermo non avevano mai fatto confidenza con la Serie A. Sembra strano anche ora, ripetere questa denominazione. E invece il sogno diventò realtà. Stadio esaurito in abbonamento, giocatori (e che giocatori) regalati alla Nazionale campione del mondo, e “grandi” costrette a inchinarsi, quasi con regolarità, ai colori rosanero e a chi li indossava, fino alla qualificazione alIa Coppa Uefa. Incredibile: l’Europa a Palermo. Dalla Battipagliese al West Ham e all’Eintracht Francoforte battuti a casa loro. Il rosanero comanda, in Europa, e in Italia espugna il castello della Juventus per tre anni di fila, lotta per lo scudetto per mezzo campionato con l’Inter del triplete a cui contesta anche la Coppa Italia. Ma, per quella non c’è niente da fare. È la maledizione del Palermo. E di Zamparini, la cui parabola palermitana comincia a scendere verso il basso. Finiscono i soldi o si vogliono fare i soldi comprando brocchi fraintesi per guadagnare con le plusvalenze? Zampa si affida ai venti dell’est che portano da sempre nuvole di burrasca. Gli allenatori cambiano vorticosamente, otto in un anno; Palermo diventa la barzelletta del calcio mondiale, Zamparini parodia di sé stesso. E i tifosi si disamorano. Prima pochi, poi sempre di più.

Ed arriva di nuovo la Serie B. Patron e tifosi non si capiscono più. È separazione e divorzio. I tifosi se ne vanno da casa. Lui scade sempre più nel ridicolo, annunciando compratori del club pure da Marte, che si rivelano per quello che sono: ufo, fuffa, bluff, iene, baccaglini. Adesso, dopo aver esonerato allenatori, fa e disfa presidenti, direttori sportivi… Arrivano spericolate operazioni finanziarie che attirano l’attenzione dei magistrati e il rischio di un fallimento, poi scongiurato.

E si arriva a oggi, quando sembra giungere il definitivo addio. Certamente, oggi le passioni bruciano ancora, tutte e due le parti si sentono tradite. Ma verrà il momento di un giudizio sereno, obiettivo e giusto di questi tre lustri zampariniani. Forse, qualcuno dovrà pentirsi di tante parole. “Ah, quando c’era lui…”. E quel lui sarà Zamparini. Al quale, magari, non sarà mai dedicato lo stadio, a Palermo. Ma, magari, il futuro centro sportivo sì, che dite?


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