Il fiume, la morte e la melma del compromesso

Oggi è la nostra Spoon River. Quel fiume sotto il ponte, che scorre lento e placido fra Casteldaccia e Altavilla Milicia, demistifica le illusioni di cittadini rispettosi delle regole e di istituzioni vigili sulla loro osservanza.

Con la violenza di un missile e la ferocia di una bestia, quel corso d’acqua si è abbattuto su una casa, distruggendo nove vite e travolgendone altre, immerse nel più profondo dei dolori che l’animo umano possa immaginare.
Non avrebbe dovuto esserci quella casa lì, aveva ben poco di romantico la sua estrema vicinanza al fiume che anzi la rendeva una bomba pronta a esplodere. Guardandolo oggi è difficile immaginare la furia distruttrice del Milicia, che incede piano fra i canneti, per un’ampiezza di neanche due metri. La stessa illusoria sicurezza l’avranno forse nutrita le tre famiglie che per anni hanno affittato quest’immobile maledetto.
Erano invece consapevoli del rischio potenzialmente certo, per loro stessa ammissione, i proprietari, le istituzioni, gli abitanti di Casteldaccia, quelli di Altavilla Milicia. Una consapevolezza collettiva che oggi fa venire il ribrezzo perché rende ancora più assurda questa tragedia. Con il disincantato realismo che ci viene instillato sin da bambini come arma di difesa, sappiamo che le altre case lungo il fiume, la casa di riposo, l’associazione culturale che diventa una mega discoteca la sera, quell’edificio rosa costruito sulla foce, resteranno lì, in equilibrio precario fra leggi e cavilli, minacce di demolizione e rassicurazioni di soluzioni alternative, ricorsi e controricorsi. Perché se il Milicia oggi è la Spoon river di un intero popolo, è tutta colpa nostra che abbiamo accettato di farci seppellire sotto decenni di illegalità, abusi e soprusi. Pascendo e ingrassando come porci, in una melma chiamata compromesso.