Guerra d’amore, il romanzo di Maria Teresa Ciprì

Guerra d’amore è il romanzo dal richiamo biografico di Maria Teresa Cipri. Il romanzo è ambientato nel periodo più buio della nostra storia, la guerra degli anni ‘40. In questo fotogramma si svolgono le vicende di una famiglia in un parallelismo che vede la vita precedente del padre e il suo successivo combattere e battersi per il valore dell’arte e della cultura. Ma spiegaci tu nel dettaglio.

Guerra d’amore nasce da un groviglio di passioni che da tempo giaceva dentro la mia anima, un ossimoro costantemente alla ricerca di un suo equilibrio visto che nasce come una contraddizione. Lo definisco, a volte, un trattato di arte familiare, ma non solo. Riduttivo sostenere che sia solo un’opera dal tratto autobiografico; diciamo che gli spunti autobiografici sono stati presi a pretesto per discorrere di arte e storia – materie a me particolarmente care -, dagli accadimenti dalla seconda guerra mondiale ai giorni nostri. Un periodo che sembra lontano, ma che è ancora vivo e presente nel DNA di tutti quelli della mia generazione. La molla è scattata quando ho percepito che ciò che avevo vissuto, l’adolescenza in bianco e nero senza social e internet, l’arte e la cultura respirate fin dalla più tenera età in compagnia di Michelangelo Buonarroti e Dante Alighieri appollaiati sulle familiari cataste di parole, stava diventando storia. Inoltre, non volevo che il percorso di Salvatore, uomo dell’altro secolo che ad un’arma preferiva una matita, andasse disperso nella polvere dei giorni. In fondo, è questo il compito dello scrittore, raccontare storie e affidarle all’eternità.

Ecco, il valore che sembra emergere non è solo che l’arte e la cultura aiutino la vita ma che siano proprio nutrimento della stessa. Non solo la pancia ma anche le idee piene.

Sì, assolutamente. Ho sempre creduto che lo studio e la presenza di un discreto bagaglio culturale costituito da libri letti, nozioni acquisite, mostre visitate, monumenti ammirati, artisti conosciuti, ore strappate all’ozio trascorse alla Leopardi sulle “sudate carte”, siano di enorme utilità all’essere umano, un potente strumento per migliorare le nostre vite. Ce lo conferma il filosofo Alain de Botton in un testo che amo molto e che consiglio: “L’arte come terapia” – Guanda. Edizioni.

La conoscenza vista come pane dell’anima, oltre ad aprire la nostra mente e a renderci migliori, non dovremmo dimenticarlo mai, ci rende liberi.

Peppina e Salvatore che amore hanno?

Peppina e Salvatore, è presto detto, hanno una guerra d’amore che durerà cinquant’anni senza vincitori né vinti e come unici prigionieri i propri figli. Lei, donna pratica, poco acculturata e solo apparentemente semplice, si ritrova sposata ad un uomo più grande e di natura molto diversa, gonfio di rimpianti e malumori, filologo a sua insaputa, in preda a quel fato avverso che non gli ha dato e mai gli darà tregua. Non ha occhi che per le sue amate carte che accumula a dismisura in un appartamento museo, foderando persino le pareti di libri e giornali. Imperdibili siparietti, aneddoti, l’avvento della televisione, litigi, musi lunghi, l’attentato alla Pietà di Michelangelo, visite quotidiane alla statua di Paolina Borghese del Canova, l’avvento di papi e politici, interminabili pomeriggi trascorsi sempre vicini, ma irrimediabilmente lontani, vedranno scorrere ciò che poteva essere la vita di una qualsiasi famiglia italiana di quei tempi.

Diverse città d’arte aiutano il protagonista a superare l’orrore della guerra, ci parli di Roma e Venezia come lenitive ad un dolore per la violenza del conflitto.

Salvatore, ragazzino nato nei primi del Novecento in una Calabria povera e desolata, vede la sua vita e i suoi sogni infrangersi all’arrivo della famosa “cartolina”. Giovane professore di disegno, è costretto ad abbandonare l’insegnamento per indossare una divisa che non sente sua. Ma, proprio attraverso questo incidente di percorso, si ritrova a scoprire città d’arte come Firenze, Venezia e Roma che, attraverso i capolavori in esse contenuti e le orme degli artisti che li hanno edificati, sapranno dargli consolazione e conforto. Saranno giorni duri e indimenticabili, magici e solenni vissuti in compagnia di Dante e della sua Commedia, che segneranno per sempre il suo carattere.

In particolare Roma sembra essere sospesa tra complicità e omertà e difesa della propria dignità.

Si, proprio Roma che gli entrerà nell’anima senza andarsene più, diventerà alla fine della guerra il luogo di residenza suo e della sua famiglia. La Città Eterna, scoperta anch’essa proprio a causa del conflitto mondiale, con le sue chiese, la sua storia, il suo fascino antico, i suoi musei , sarà per lui patria, rifugio, appartenenza. Città del Vaticano suo luogo del cuore, l’Osservatore Romano il suo quotidiano preferito.

Di Roma studierà la toponomastica, la storia dei papi, ogni particolare della Cappella Sistina, la Pietà di Michelangelo, il Museo Borghese, le opere di Caravaggio. Templi di bellezze universali che per lui non saranno solo opere d’arte da visitare e ammirare, diverranno proprio pelle, cuore, anima.

Quanto ha contato la clandestinità del sapere in quel periodo descritto nel libro?

La clandestinità del sapere e il bisogno ossessivo di conoscenza traghetteranno Salvatore verso la salvezza e la redenzione dalle brutture e la violenza di quel periodo così oscuro per il nostro Paese. Come il lettore avrà modo di scoprire, il protagonista di Guerra d’amore non partirà per il fronte grazie alla sua abilità di disegnatore e si salverà dall’eccidio di Via Rasella grazie all’acquisto di un libro che, proprio in quell’ora fatidica, gli farà deviare di poco un percorso giornaliero che era già segnato. Il desiderio di possedere tutti i libri del mondo si impossesserà di Salvatore proprio a Roma e in quei giorni fatali; la paga da soldato servirà a salvare più creature cartacee possibili dalla furia dei bombardamenti e dall’onda distruttrice della guerra. Le cataste di parole inizieranno ad edificarsi proprio nella clandestinità di quei momenti e non ci sarà, in futuro, piacere più grande che quello di trafugare i suoi acquisti cartacei al riparo dagli occhi perplessi della moglie.

Il messaggio che sembra passare è che ci sia una eredità morale e culturale destinata a proporsi in futuro.

Sì, è proprio così. Il messaggio di Guerra d’amore è proprio questo: non sarà la bellezza a salvare il mondo, se non saremo noi, archeologi del nostro tempo, in ogni epoca anche la più buia e difficile, a salvare la bellezza.

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