Claudio Baglioni, oltre un Concerto

Si fa presto a dire “Claudio Baglioni”. Cos’è, un concerto? Ancora, uno ti può dire? Dopo 50 anni ancora fa concerti? Ancora con quella sua maglietta fina, Porta Portese e quello che vuole andare lontano lontano seduto sopra una panchina fredda del metrò?

Sì, ancora lui. Lui, il Claudio nazionale e transgenerazionale: più di un concerto. Più di un cantante. Più di uno show man. Più di un incredibile Artista, classico e straordinariamente innovatore al contempo, un raffinato intarsiatore di parole e suoni. 
Di più. Anzi, Oltre, come il titolo di un suo grande disco, forse il suo capolavoro assoluto. Perché, diciamolo chiaramente: se tu scrivi un verso che fa “…Ti presento un vecchio amico mio, il ricordo di me per sempre…”, allora è immediatamente chiaro che sei Oltre a prescindere.

Baglioni è tutto questo, ma poi, ormai, dopo cinquant’anni di carriera, è anche e forse soprattutto un compagno di vita per tanti di noi. Uno di famiglia, come dice la mia amica Lisa. O uno che ha in qualche modo influenzato e orientato il nostro mondo di esprimerci e di scrivere, come dice l’altra mia amica Adele.

Sono stato al suo concerto l’altra sera. Ho detto concerto? Pardon. È impossibile, improprio, macroscopicamente riduttivo limitarsi a definirlo concerto. È uno show. Un musical. Un film con diverse decine di straordinari artisti che si esibiscono sul palco, tra coreografie continuamente cangianti, danze moderne, musicisti, acrobati straordinari con performance mozzafiato di varia natura, dalla recitazione alla ginnastica artistica, centinaia di costumi e ambientazioni di scena diverse in base al tema di ogni canzone. E naturalmente con un protagonista Al Centro, che è appunto il titolo e il “concept” di questo spettacolo, insieme a quello del viaggio. Un viaggio di tre ore piene, intense, incalzanti, senza un attimo di pausa, tra cinquant’anni di carriera. Che diventano anche un racconto, emozionante, carico di energia, ricordi e inevitabile nostalgia, dentro le vite di tanti di noi, soprattutto quelli meno giovani.

Sì comincia con le inconfondibili note di Questo Piccolo Grande Amore. Entra Claudio, come sempre vestito di bianco e di nero e attacca con “quella sua maglietta fina”. E per un attimo mi guardo da fuori: quasi 50enne, capelli grigi, un palazzetto una sera di novembre. Mi chiedo: quanti ne avrò visti concerti di Claudio Baglioni, in ogni epoca ed età? Sì perde il conto. A fianco dell’immagine mia in presa diretta, mi compare uno stadio, me ragazzino, sarà stato il 1983 o 1984, 14 o 15 anni e io che cantavo a squarciagola quelle stesse note. Va da sé che a 15 anni, con la vita che inizia a schiudersi, quella canzone era più che altro una serie di prospettive aperte, tutte di là da venire, di fantasticherie su un mondo adulto di cui ancora sapevo poco, fatto di storie, di magliette fine, appunto, così stretta che mi immaginavo tutto”.

Oppure, sulle note soavi di Uomini Persi, accompagnate da un complesso scenografico semplicemente incantevole incentrato sul tema della canzone, mi appare l’istantanea di me 23enne, allo stadio di Caltanissetta, la sera del 26 luglio 1992. Era un concerto che avrebbe dovuto tenersi il 19 luglio. Ma in via d’Amelio quel pomeriggio succede l’inferno e in segno di lutto, in una terra sconvolta, si rinvia tutto. E una settimana dopo, quando Claudio attacca con Uomini Persi, in migliaia in quello stadio cantiamo e piangiamo, commossi ed emozionati, e poi tutti insieme a urlare e saltare “chi non salta è mafioso”. Credo fosse la prima volta in Sicilia che spontaneamente accadeva una cosa del genere durante un evento pubblico pieno di gente di ogni età ed estrazione sociale.

E ancora, ripenso agli amici di sempre, quelli persi per strada e quelli che ci sono ancora e ci saranno sempre, alcuni infatti sono anche qui, al palazzetto di Acireale. Penso a Roberto, che adesso è da qualche parte lassù e invece dovrebbe essere lì con noi e con sua moglie, e che sicuramente c’è, come c’era tante altre volte in tanti altri concerti in passato; c’è, mentre cantiamo Strada facendo o Mille giorni di te e di me con tutta la voce che possono questi attempati quasi 50enni. Sicuramente c’è, solo che non possiamo vederlo.

O ripenso alle fidanzatine, o fidanzate, o mogli, o compagne, con cui negli anni sono stato ai concerti di questo signore qui, questo Al Centro del palcoscenico. Ed essere ancora qui, mano nella mano con la tua lei di oggi, quando cantare “accoccolati ad ascoltare il mare” è a metà tra la realtà e una canzone da concerto con le immancabili migliaia di lucine, oggi degli smartphone, un tempo degli accendini. Penso alle lacrime quando finivano alcune storie e lui cantava Fammi Andar Via, col suo testo da strapparti il cuore a morsi, se ancora te ne fosse rimasto uno sano.

Vedi? È impossibile definirlo un concerto. È molto di più, oggettivamente, chi lo ha visto lo sa. E soggettivamente, invece, è il racconto di una vita che ti scorre sotto la pelle durante queste tre ore di spettacolo travolgente.

Sono emozioni. E per questo, forse, Baglioni è Baglioni: oltre un semplice cantante. Uno di famiglia con cui finisci sempre per sfogliare l’album della tua vita. Grazie Claudio, tra altri cinquant’anni saremo ancora qui con la tua maglietta fina o per quel tempo avremo finito di immaginare tutto??

Basilio Milatos al concerto di Claudio Baglioni

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