Welfare 2008-2018. Cappadona, Agci Sicilia: “Le imprese continuano a morire di crediti”

“Le imprese che più soffrono, nell’Isola, per il ritardo dei pagamenti della pubblica amministrazione”, dice Michele Cappadona, presidente Agci Sicilia, “sono le Cooperative Sociali, in particolare quelle che svolgono servizi di assistenza sociale residenziale, per le quali l’attesa continua a superare anche i 24 mesi”.

Le cronache riportano che mentre il Titanic affondava, l’orchestra suonava eroicamente per tranquillizzare i passeggeri.
“Allo stesso modo”, afferma Michele Cappadona, presidente regionale dell’Associazione Generale delle Cooperative Italiane, commentando il focus del Ministero dell’Economia e delle Finanze sulla situazione dei pagamenti delle pubbliche amministrazioni, “i dati sui pagamenti relativi al primo semestre 2018, diffusi attraverso il sito del MEF appaiono tranquillizzanti, ma sono del tutto irrealistici”.

“Si leggono dati ottimistici”, continua Michele Cappadona, “sulle percentuali di copertura dei debiti maturati dalle P.A. verso i propri fornitori. Se la media nazionale appare tutto sommato in linea con quanto disposto dal D.Lgs 192/12, con circa 35 giorni di ritardo successivi all’emissione della fattura, la Sicilia risulta comunque tra le peggiori regioni, con una media di 69 giorni, ben lontana dal dato nazionale”.

Secondo l’AGCI Sicilia, le imprese che più soffrono questa situazione sono le Cooperative Sociali, in particolare quelle che svolgono servizi di assistenza sociale residenziale, che lamentano infatti ritardi che arrivano a superare anche i 24 mesi.

Un utente disabile ospitato all’interno di una comunità alloggio costa alla collettività circa 2.300,00 euro al mese, dei quali il 95% dei costi, oltre il vitto, riguarda il personale, le locazioni e le utenze delle unità abitative. La Regione Siciliana quest’anno ha stanziato però poco meno di 9,8 milioni di euro a fronte di un fabbisogno, secondo le stime dell’AGCI Sicilia, di oltre 60 milioni di euro per i 2.168 utenti disabili psichici censiti dalla Regione, ospitati ed assistiti all’interno delle circa 220 comunità alloggio presenti sul territorio regionale, per i quali i rispettivi comuni di residenza hanno richiesto un contributo all’Assessorato regionale della Famiglia, delle Politiche Sociali e del Lavoro.

“Dopo le aspre critiche del regista Pif al governo Crocetta riguardo alla questione dei disabili gravi, alle quali il governo Musumeci, va riconosciuto, ha saputo dare immediate risposte”, continua Cappadona, “stiamo pensando a quale personaggio dello spettacolo affidare il nostro messaggio affinché qualcosa si muova. A chi dobbiamo rivolgerci? A Beppe Fiorello, che pure ha mostrato grande sensibilità verso il sociale? Negli ultimi dieci anni, sia io in prima persona che l’AGCI Sicilia, non abbiamo fatto altro che rappresentare questa situazione di emergenza sociale ed occupazionale e spiace constatare che ancora oggi i problemi siano gli stessi di allora. Sono dieci anni che i nostri appelli sembrano cadere nel vuoto, nel silenzio e nell’indifferenza delle forze politiche che si sono avvicendate negli ultimi anni nelle stanze dei bottoni, che pure hanno espresso, fin’ora soltanto con le parole, solidarietà, sensibilità e volontà di trovare delle soluzioni”.

Eppure, già nel lontano 2008 l’allora assessore alla Famiglia, Scoma, stigmatizzando i gravi ritardi nel pagamento della retta di ricovero da parte dei comuni, emanò una circolare: “Le politiche sociali non possono essere considerate semplici ‘voci di bilancio’ da impegnare in elargizioni e sussidi, ma ‘investimenti’ che devono risultare produttivi ai fini della tutela e del rispetto dei diritti della persona, che le condizioni di disagio, di povertà, di menomazione fisica o di emarginazione non possono violare”.

“Immaginate cosa significhi per gli enti gestori delle comunità alloggio svolgere questi delicati servizi, che non possono essere interrotti o sospesi”, spiega Michele Cappadona, ”dovendo anticipare tutte le spese spesso ricorrendo alle anticipazioni concesse dagli istituti bancari, ormai diffidenti nei confronti dei Comuni, con ulteriore aggravio delle proprie situazioni debitorie, alle quali si aggiungono gli interessi di queste anticipazioni. Immaginate cosa significhi per i lavoratori di queste imprese svolgere con diligenza e professionalità il proprio compito, tutti i giorni, e dover sopportare di non poter provvedere alle necessità propria e della propria famiglia. Immaginate cosa significhi per le famiglie di questi disabili dover convivere con la sensazione di essere abbandonati dalle Istituzioni e dover fare sacrifici ogni giorno con il sorriso tirato per garantire una vita dignitosa ai propri cari. Dieci anni pesano e se non si adotteranno interventi decisivi presto la cooperazione sociale sarà solo un ricordo, che rischia di registrare la perdita di oltre 1.800 posti di lavoro e di gettare altrettanti nuclei familiari in gravi difficoltà economiche, oltre che migliaia di disabili senza un posto in cui vivere, senza assistenza e pasti caldi, non avendo gran parte di essi famiglie in grado di gestirli e prendersene cura. Siamo al paradosso: si può morire di troppi crediti?

Conclude Cappadona “la circolare del 26 giugno scorso a firma del Dirigente Generale del Dipartimento Regionale della Famiglia delle Politiche Sociali e del Lavoro, nella quale le ASP vengono chiamate a compartecipare al pagamento delle rette di ricovero dei disabili nella misura del 40%, è un primo segnale importante che alleggerisce i costi in carico ai Comuni, che si trovano tutti in condizioni di bilancio disastrose. Del resto già dieci anni fa l’allora Assessore regionale della Famiglia delle Politiche Sociali e delle Autonomie Locali, nella sopra citata circolare n. 14 del 10 luglio 2008, esortava i Comuni ad onorare i propri debiti verso le imprese sociali rammentando che i ritardi nei pagamenti possono configurare responsabilità erariale a carico degli amministratori inadempienti.

Sollecitiamo pertanto gli assessori regionali della Famiglia e della Salute, Mariella Ippolito e Ruggero Razza, sui quali riponiamo grande fiducia, di fornire a tutti i Comuni dell’isola e a tutte le ASP i giusti chiarimenti procedurali per rendere da subito operativa tale intesa affinché le cooperative sociali e i lavoratori, gli utenti di questi servizi e le loro famiglie possano tirare un sospiro di sollievo in una situazione difficile che si tira avanti da troppo tempo. A distanza di quattro mesi c’è ancora oggi molta confusione su questa circolare, e alcuni Comuni hanno richiesto alle imprese sociali di sdoppiare la propria fatturazione in merito allo stesso servizio per la quota parte che va al Comune e per quella delle ASP. Ma è comunque necessario aumentare le somme stanziate nel capitolo di bilancio pertinente.

Il peso che opprime le imprese sociali non è più tollerabile, e se non arriveranno risposte concrete entro un ragionevole lasso di tempo, l’AGCI Sicilia, insieme ad altri organismi di settore, è pronta ad una grande mobilitazione che porterà la Cooperazione Sociale siciliana nelle piazze.


(Nella foto in alto, da sinistra: Michele Cappadona, presidente Agci Sicilia; Mariella Ippolito, assessore regionale alla Famiglia; Ruggero Razza, assessore regionale alla Salute)

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