C’è una notizia: Cuffaro è tornato libero…

Il galà organizzato da Totò Cuffaro ha raccolto 100.000 euro per il Burundi. E questa è la cosa più significativa perché rappresenta il presente e un pizzico di futuro per molti di quei bambini che hanno avuto la sventura di nascere nella parte sbagliata del mondo.

Poi si scende al piano inferiore e troviamo un altro aspetto che invece riguarda i fatti di casa nostra. C’è una larga fetta di Palermo che ha perdonato il politico più influente della scena siciliana degli anni 2000 e non ha esitato a mostrarsi solidale con l’uomo e con la sua nuova dimensione.

L’affetto che ha circondato Cuffaro è stato roba di pochi nei primi tempi dopo il ritorno a casa, forse per pudore, più probabilmente perché per molti che hanno beneficiato dei suoi favori si trattava di prendere le misure con un estraneo, con uno che potente non lo sarebbe stato più. C’era poco da illudersi e Cuffaro per primo lo sapeva bene: godere della caduta di un personaggio influente è pratica comune, in ogni epoca, ad ogni latitudine. Se poi c’è anche il marchio dell’infamia, la coscienza è mille volte a posto.
A guardare la platea e i palchi del Teatro Massimo si direbbe che il peccato di Cuffaro oggi sia un po’ meno eterno di ieri. E questa mi sembra una cosa da non sottovalutare perché finalmente prevale un principio che per troppo tempo è stato ignorato. La sentenza di condanna e gli anni di reclusione hanno giustamente distrutto l’uomo politico, ma non avrebbero mai dovuto cancellare l’uomo, come molti invece continuano a pretendere. Cuffaro soltanto da poco sta ricominciando ad utilizzare la sua libertà, che è persino quella di chiedere il simbolo di Palermo per dare corpo alla sua missione. Ha fatto bene Leoluca Orlando a non mettersi di traverso e ha fatto benissimo a tenersi lontano dalla serata al Massimo perché, vuoi o non vuoi, questo evento era anche la prova generale del ritorno alla normalità dell’ex presidente e non sarebbe stato opportuno spostare l’occhio di bue verso altri protagonisti.
Alla chiamata è mancato qualche amico, ma ne sono mancati di più alle Comunali dell’anno scorso, segno che l’uomo Cuffaro ha definitivamente seppellito il politico. Poi, magari in privato, scambiare quattro chiacchiere con Totò su ciò che accade in Sicilia è ancora piacevole, spesso illuminante, ma resta e deve restare un esercizio di stile, anche se, per competenza amministrativa, stiamo parlando di un gigante rispetto a molti di quelli che sono venuti dopo.

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