Palermo annaspa, Orlando balla

Tanto fastidio, tanta ironia per un balletto non li ricordo dai tempi delle performance TV di Loredana Lecciso. Tutti contro Leoluca Orlando per la sua esibizione danzereccia in una festa allo Spasimo di una comunità di immigrati, che vive a Palermo e oltre Oreto. Orlando trova sempre modo per far parlare di sè e non per i suoi meriti di amministratore. Perché, a ben valutare, il primo cittadino palermitano andrebbe criticato più per quello che non fa che per ciò che fa. Perché il senso del ridicolo, del disgusto, alla fine è soggettivo. In più, si potrebbe sostenere che abbia ispirato addirittura la premier britannica Theresa May che alla convention dei Tories inglesi si è presentata ballando: malattia ca ‘ mmisca, esorcismo per politici in difficoltà…

Il web nostrano si è scatenato nei commenti negativi, irridenti, perfino oltraggiosi sul balletto di Leoluca Orlando, ma troveremo sempre chi ne prenderà le difese. Che male c’è – si potrebbe sostenere – nel partecipare alla festa di una delle etnie che ormai popolano la città e nel prendervi parte in modo totale, fino a danzare con loro o, in altri casi, a indossare la kefia araba? Certamente, un sindaco rappresenta una città e dovrebbe mantenere un certo decoro, ma sul punto Leoluca ‘u ballerino evidentemente la pensa in maniera diversa da molti altri. Lo conosciamo e non da ora. Magari, quegli immigrati si sentiranno un po’ più accettati dalla città, un po’ meno alieni. Chi lo sa? Il problema vero, piuttosto è quello che Leoluca non fa: mentre lui balla, la città annega, a giorni alterni, nella munnizza, o nell’acqua piovana; dipende dal meteo. E non soltanto. Inutile fare la lista dei mali di Palermo. Sui quali tanta gente ci mangia e Leoluca, invece, ci “abballa”


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