Quando la politica è come il surf

La politica non è – non è più, forse non lo è mai stata – l’arte di governare, la scienza del confronto per individuare le soluzioni migliori per il benessere di una comunità. No. La politica è come il surf: la capacità di cavalcare l’onda, di prendere il vento come la vela.

Soltanto così si può spiegare la crescita di salviniani e grillini, di fronte al nulla e peggio mostrati fino a ora. Successe lo stesso negli anni ’90 dello scorso secolo con Berlusconi, poi col rottamatore Renzi e, adesso col Salvini delle ruspe e i grillini dei vaffa. Tutto in nome dell’anti politica, della lotta alla casta. Da parte di chi poi diventa casta a sua volta. È inevitabile, non c’è bisogno di scomodare Orwell. Tutto per mandare all’aria ogni cosa, tanto per risistemare c’è tempo.
A cosa si deve questo successo? I due partiti di governo hanno intercettato l’onda dell’oggettivo malessere degli italiani e qualche volta lo hanno anche costruito a arte o lo hanno ingigantito, come nel caso della “invasione” di immigrati. Un’invasione che non c’è, lo dicono i numeri, ma se ripeti il mantra a ogni delitto compiuto da un immigrato, da una “risorsa boldriniana”, il collegamento è pronto, immediato e automatico. E se Berlusconi usò le TV per il suo exploit, Salvini e Grillo adoperano da maestri la rete e i social, autentici canali di informazione “fast food”, dove le bufale, le fake news diventano funzionali al progetto, dove si fanno i processi e si condannano senza appello gli “imputati” i nemici degli italiani. Immigrazione, euro, legge Fornero, sfondamento del deficit per dare ai bisognosi il reddito di dignità. È il testo che potrebbe accompagnare la melodia del pifferaio che incanta la massa, felice di ascoltare quello che vuole sentirsi dire.